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Con l'emanazione dei più recenti decreti ministeriali in materia di previdenza complementare che hanno segnato l'avvio delle richieste di autorizzazione all'esercizio dell'attività dei Fondi Pensione da parte degli operatori, si è probabilmente inaugurata una nuova stagione nei rapporti di lavoro.Al di là delle considerazioni in merito al contributo che i Fondi Pensione possono dare allo sviluppo dell'economia finanziaria e reale del Paese, occorre osservare come dalle disposizioni sinora emanate sia attribuito un nuovo e più importante ruolo ai destinatari della previdenza complementare, e cioè i lavoratori, siano essi autonomi o dipendenti, pubblici o privati.
Dal punto di vista dell'innovazione i Fondi Pensione costituiscono uno strumento finanziario e previdenziale che potrà trovare terreno fertile di crescita se si verificheranno due condizioni preliminari: lo sviluppo rapido di una nuova cultura previdenziale e un approccio alla naturale complessità tecnica della materia da parte degli interessati scevro da timori reverenziali.
L'assunzione, o meno, di questa nuova veste sembra coinvolgere soprattutto i lavoratori dipendenti.La parte più importante delle prescrizioni legislative riguarda infatti l'istituzione dei Fondi Pensione a favore dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati.
Gli approfondimenti sinora effettuati hanno messo in evidenza il contributo che la previdenza complementare può fornire al sistema pensionistico obbligatorio in corso di ridimensionamento mentre non hanno focalizzato a sufficienza altre questioni importanti quali i rapporti tra i Fondi Pensione ed i mercati finanziari e quello tra i Fondi Pensione e le relazioni industriali.
In merito al rapporto tra Fondi Pensione e mercati finanziari il contributo dei fondi al loro sviluppo ed alla loro stabilità sarà valutato alla luce della domanda di attività e di servizi di intermediazione finanziaria che essi sapranno esprimere in relazione alla gestione finanziaria.
L'altro aspetto, ossia la scelta del legislatore italiano di valorizzare la natura contrattuale dei Fondi Pensione collima con i principi del trattato di Maastricht ed in particolare con il dettato dell'articolo 118B teso a «sviluppare ... un dialogo tra le parti sociali, il quale possa sfociare, se esse lo ritengono opportuno, in relazioni convenzionali».
Giovanni Gaboardi da tempo si occupa di Fondi Pensione. È revisore presso il Fondo di Previdenza per il personale della Banca Popolare di Novara. Ha pubblicato (1987) "La pensione integrativa" in collaborazione con G. Geroldi e P. Settimi, e numerosi articoli su riviste tra i quali (1996) "Fondi Pensione: è la volta buona" in collaborazione con P. Settimi.
Pino Settimi consulente dell'lstituto Bancario San Paolo di Torino e dell'Ernst & Young si occupa di Fondi Pensione da oltre un decennio. Ha svolto importanti ricerche e relazioni sui temi dei fondi pensione, partecipazione dei lavoratori al capitale, azionariato dei lavoratori, sviluppo economico, autogestione e cooperazione sui quali ha promosso la formazione e la ricerca con iniziative anche a livello europeo. Ha pubblicato (1987) "La pensione integrativa" in collaborazione con G. Gaboardi e G. Geroldi, (1994) "Democrazia Economica" in collaborazione con G. Arrigo e S. Scaiola e numerosi articoli su riviste tra i quali (1996) "Fondi Pensione: è la volta buona" in collaborazione con G. Gaboardi.
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