Presentazione
del volume:
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Il 1° maggio 1947 alcuni banditi, appostatisi sui roccioni del Pelavet (Portella della Ginestra), aprirono il fuoco su un'immensa folla di contadini, donne e bambini che si apprestavano a celebrare la festa dei lavoratori.11 furono i morti e 27 i feriti.
L'opinione pubblica nazionale e internazionale rimase sgomenta e perplessa. Com'era stato possibile che un gruppo di pastori analfabeti avesse potuto concepire una strage senza precedenti? Il processo di Viterbo prima e quello svoltosi presso la seconda Corte di Appello di Roma dopo, confermarono le posizioni assunte subito da Mario Scelba, allora ministro degli Interni: operarono un ritaglio che inchiodava soltanto il "re di Montelepre" e la sua banda, ma non poterono fare a meno di rilevare la funzione assolta dalla mafia in tutta quella vicenda che si dimostrava, per Cosa Nostra e per certi personaggi politici, un vero e proprio affare.
L'autore, in questo libro, ci offre un'analisi scientifica e penetrante della perversa dialettica che venne a stabilirsi tra potere politico-mafioso e banditismo, apparati dello Stato e criminali incalliti, tutti interessati, in vario modo e con vari scopi, a bloccare l'avanzata delle forze progressiste in Italia, e quel processo di riforme che puntava alla rottura del sistema feudale e del blocco agrario che lo sorreggeva. Emergono dati inediti e di estrema gravità che potrebbero consentire la celebrazione di un processo contro i mandanti di quella strage, mai celebratosi.
Giuseppe Casarrubea (Partinico, 1946) storico ricercatore, vive e opera come preside della Scuola Media Statale "G.B. Grassi Privitera" a Partinico (Palermo). A parte i suoi studi di sociologia dell'educazione (tra di essi L'Educazione mafiosa, Palermo, Sellerio, 1991; Nella testa del serpente, Molfetta, La Meridiana, 1993), ha pubblicato: I fasci contadini e le origini delle sezioni socialiste della provincia di Palermo, Palermo, Flaccovio, 1978, 2 voll.; Società e follia in Sicilia, Udine, Casamassima, 1988; Intellettuali e potere in Sicilia, Palermo, Sellerio, 1983 e, con la stessa Casa Editrice, Gabbie strette. L'educazione in terre di mafia (1996).Collabora con la rivista "Segno".
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