Il tempo di Achille e Odisseo è finito. Ma l'eterna giovinezza dell'anima greca non cessa di indagare il principio della poesia e l'essenza della verità. Per primo Esiodo dice il nome del poeta, nell'incontro con le Muse che decide il doppio destino della poesia: perché ormai tra alethèa e pseùdea volerà la parola alata, perché la vita e il destino siano cantati secondo le forme della lirica e della rappresentazione. Nell'isola del cuore, allora, a Lesbo, quando la musica si fa compagna di amore e di morte, e la fragilità del tempo conosce la malinconia delle cose che non durano e i poeti si dicono aquila e ape, si manifesta la grande rivoluzione che informerà di sé la poesia occidentale: l'invenzione dell'eterno feminino, la scoperta dell'anima femminile e del suo potere sul tempo e sulla vita. Donna è la verità, donna è Amore, donna è sapienza, donna è libertà, donna è Thymòs, donna è un vasto mistero, più difficile da intendere del destino.
L'altra faccia del Logos, la mente complessa del feminino. Più ancora di Odisseo, il viaggio che lo spirito greco percorre all'interno dell'anima femminile, dove le eroine stanno immobili nei loro luoghi e attendono il ritorno degli impossibili eroi, è un viaggio alla scoperta della Libertà e delle parole nuove della vita. La regione vasta in cui accade la nuova odissea è la tragedia. Antigone e Medea, Ifigenia e Alcesti, Fedra e Deianira, Agave e Clitemestra, Elettra e Andromaca, Ecuba e Elena, muovendosi eterne sulla scena tragica, dominatrici assolute dell'anima, danno contenuto e forma all'altra faccia del logos, a quell'emisfero della conoscenza nascosto alla luce della pura ragione e visibile e conoscibile soltanto attraverso la luce riflessa del sentimento.
L'altro cielo, il volto nascosto della verità, che si compie nella intuizione dell'eterno feminino, di quel misterioso mondo nel quale sapienza della mente e sapienza del cuore sono legate da un nodo che non si scioglie, ma lega e ancora alla verità difficile.La tragedia greca è esperienza assoluta proprio perché pone sulla scena della poesia l'invisibile cielo del Thymòs, l'anima stessa del mondo: la vittoria delle donne è libertà dagli dei, libertà dal destino, rivelazione di una conoscenza altra, differente, che è la superficie non visibile, l'altra faccia di quell'universo che chiamiamo Logos e che è il nome dato da Eraclito al fuoco dell'anima.
Salvatore Lo Bue insegna Poetica e Retorica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo. Ha pubblicato: Origine orfica della poesia (Mursia, Milano 1983); L'arpa eolia (Marietti, Genova 1991); Mozart e Leopardi (Neopoiesis, Palermo 1995), vincitore del premio "Diego Fabbri" 1996, sezione Musica; La musa drogata (Angeli, Milano 1999); La storia della poesia, I, I fiumi delle origini (Angeli, Milano 2000); Il fiore azzurro (Angeli, Milano 2000). La storia della poesia, II, Achille e Odisseo (Angeli, Milano 2001).