La pubblicità è orami diventata un genere mediatico e come tale viene giudicata dal suo pubblico. Come cioè un libro o un film. C'è una pubblicità - la maggioranza forse - irritante, sciocca, banale, maniacalmente euforizzante. Ma c'è anche quella che coniuga l'efficacia con l'intelligenza, una pubblicità coerente con l'emergere di un nuovo consumatore più maturo, esigente, selettivo. Di questa l'ironia rappresenta certamente una dimensione significativa.
L'autrice conduce una approfondita disamina dell'ironia nei suoi aspetti teorici ed epistemologici e, soprattutto, della sua presenza in pubblicità. Muovendosi su di un terreno - nonostante il gran parlare che si fa di comicità e ironia in pubblicità - quasi del tutto inesplorato. Vengono passate in rassegna alcune delle più fortunate campagne pubblicitarie - quasi un decennio degli spot al Festival di Cannes -, marche di culto che hanno costruito sull'ironia durevoli successi. Ironia come presenza obbligata nel cassetto degli attrezzi del pubblicitario che voglia dialogare con il consumatore postmoderno.
Maria Angela Polesana ha insegnato al Laboratorio di Scrittura - con particolare riferimento alla comunciazione d'impresa - presso le sedi di Milano e di Feltre dell'Università IULM. In quest'ultima è stata titolare dell'insegnamento di Teorie e tecniche della promozione d'immagine. Ha tenuto corsi monografici sui linguaggi della pubblicità presso la cattedra di Sociologia dei consumi alla IULM di Milano e al Master UPA Ca' Foscari a Venezia. Attualmente insegna Generi e linguaggi della Pubblicità al Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione all'Università Vita-Salute San Raffaele a Milano.