L'Italia e il Patto balcanico, 1951-1955. Una sfida diplomatica tra Nato e Mediterraneo
Autori e curatori
Contributi
Gianluigi Rossi
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 288,      1a edizione  2011   (Codice editore 303.44)

Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 29,00
Disponibilità: Buona


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Codice ISBN: 9788856825787

In breve
Grazie a un ampio esame della documentazione italiana, il volume approfondisce i motivi dell’atteggiamento ostile del nostro Paese nei confronti del Patto balcanico, ampliando la consueta visione storiografica che ne fa solo una variabile dipendente dalla vicenda triestina. Interessanti sono in quest’ottica i tentativi italiani di influire su Atene e Ankara e le analisi politiche e strategiche sull’effettiva capacità difensiva del Patto, dalla frontiera orientale italiana alla Tracia e agli Stretti.
Presentazione del volume

La complessa vicenda che portò alla firma ad Ankara il 28 febbraio 1953 del Patto balcanico da parte di Grecia, Turchia e Jugoslavia, seguita il 9 agosto 1954, a Bled, dalla firma della più impegnativa alleanza militare fra i tre Stati, segnò un momento particolare per la politica estera dell'Italia repubblicana, impegnata in quegli anni a consolidare il proprio ruolo nella Nato, nella costruzione europea e nel Mediterraneo orientale.
Il senso della "strana" alleanza nei Balcani tra due Paesi da poco entrati nella Nato e la Jugoslavia di Tito riposava soprattutto sul ruolo di punta di quest'ultima nell'ambito della strategia anti-sovietica degli Stati Uniti. In Italia i vari governi guidati da De Gasperi, Pella e Scelba, e il mondo diplomatico rivelarono incertezze e atteggiamenti contrastanti nei confronti di questo ruolo e in occasione dei due trattati balcanici, in un momento di acuta tensione tra Roma e Belgrado a causa della questione di Trieste.
Il volume, grazie ad un ampio esame della documentazione italiana, approfondisce i motivi dell'atteggiamento del nostro Paese nei confronti del Patto balcanico, ampliando la consueta visione che ne fa solo una variabile dipendente dalla vicenda triestina. Interessanti sono in quest'ottica i tentativi italiani di influire su Atene e Ankara e le analisi politiche e strategiche sull'effettiva capacità difensiva del Patto, dalla frontiera orientale italiana alla Tracia e agli Stretti. Il Patto balcanico costituì un interessante quanto imprevisto "test case" della capacità della politica estera italiana di gestire sviluppi internazionali imprevisti.

Giuliano Caroli è professore associato di Storia delle Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche, dell'Università delle scienze umane "Niccolò Cusano" di Roma, e cultore della materia presso la cattedra di Storia dei trattati e politica internazionale della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università "Sapienza" di Roma. Fra i volumi pubblicati, I rapporti militari tra Italia e Romania. Le carte dell'Ufficio Storico, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, 2000, e La Romania nella politica estera italiana, 1919-1965. Luci e ombre di un'amicizia storica, Milano, Edizioni Nagard, 2009.

Indice
Gianluigi Rossi, Prefazione
Introduzione
Il prologo del Patto balcanico: Grecia e Turchia nella Nato
(Il ruolo di Atene e Ankara nell'area mediterranea; Gli interessi vitali dell'Italia nel Mediterraneo orientale; L'Italia incerta: estensione del Patto atlantico o patto mediterraneo?; Dibattito senza fine sull'adesione di Grecia e Turchia alla Nato; L'Alleanza atlantica apre le porte a Grecia e Turchia)
Grecia, Turchia e Jugoslavia verso l'intesa
(Sviluppi dell'interesse italiano per il ruolo di Grecia e Turchia; La Jugoslavia di Tito, nuovo protagonista; Il negoziato balcanico prende quota; Cooperare con Tito?; Dove concentrare le forze? Alla ricerca di una strategia di difesa; L'Italia prende le distanze e rilancia su Trieste)
Il confronto sull'intesa balcanica dopo l'elezione di Eisenhower
(L'Italia si inserisce nel triangolo greco-turco-jugoslavo; Tentativi di Ankara di superare la diffidenza italiana; La stretta finale del negoziato a tre e l'Italia; Immutata diversità di vedute tra Roma, Atene e Ankara sul ruolo di Tito)
Firma del trattato greco-turco-jugoslavo e prime reazioni italiane
(Ultime trattative e conclusione dell'intesa a tre; Italia e Patto balcanico alla Nato; Nuove incertezze da parte italiana; Altri dubbi italiani sulla vitalità del nuovo accordo; I primi contrasti all'interno del Patto balcanico e le "acrobazie balcaniche" di Belgrado per "agganciarsi" alla Nato)
Contrasti tra Italia e alleati sulla cooperazione militare jugoslava
(L'intesa a tre si inserisce nel confronto Est-Ovest; Le reazioni negli altri Paesi dell'Europa balcanica; Aiuti militari occidentali a Belgrado e nuove polemiche italo-jugoslave; Si accentua il contrasto italo-americano sui colloqui Usa con Belgrado)
Un'alleanza difficile e le incertezze italiane
(L'Italia torna a guardare ad Ankara; La diplomazia italiana fa il punto sull'Alleanza balcanica; Tito ancora sotto esame; La riunione degli Stati Maggiori del Patto balcanico e le reazioni italiane; Jugoslavia, partner affidabile? Tito allontana il Patto balcanico dalla Nato)
Serrato confronto nella diplomazia italiana sul Patto balcanico
(Ultimi passi verso l'alleanza militare e difficoltà italiane; Ancora pareri discordi nella diplomazia italiana; Si amplia il consenso per l'adesione dell'Italia all'Alleanza balcanica; Ritardi e polemiche per l'alleanza militare. La frma del Trattato di Bled)
Sviluppo e prime crisi dell'Alleanza balcanica?
(Schermaglie diplomatiche dopo la conclusione dell'alleanza militare; L'Italia nell'alleanza militare balcanica?; L'Alleanza balcanica tra Ced e Ueo; Si profila una nuova politica dell'Italia)
Crisi dell'Alleanza balcanica tra contrasti etnici e disinteresse generale
(1955: l'Alleanza balcanica dalla routine all'indifferenza; L'Assemblea consultiva balcanica: nascita e morte di un'utopia; Ripresa occasionale del progetto per un'intesa balcanica negli anni successivi)
Conclusioni
Bibliografia essenziale di riferimento
Indice dei nomi.




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