Un’introduzione all’opera di Bollnow, autore della tradizione ermeneutica, ampiamente noto in ambito europeo e in Estremo Oriente. Bollnow ha sostenuto il progetto diltheyano di una filosofia del mondo storico, confrontandolo con le correnti filosofiche dominanti nel dibattito filosofico tedesco. Nella ricostruzione del suo pensiero si mostra come il progetto di un’antropologia filosofica, la riflessione pedagogica, e l’ultima fase del suo pensiero siano unitariamente comprensibili partendo dall’idea di un’ermeneutica della vita come forma aperta.
Interpretare vuol dire produrre un sistema relazionale dinamico, un modo d’essere attivo della cosa, una sua significanza che la cosa prima non aveva di per sé. In questo volume, alcuni studiosi di ermeneutica affrontano alcuni dei nodi chiave di quello che ormai è diventato un campo vastissimo d’indagine.
Il volume parte dalla convinzione che fra corpo e simbolo esista un rapporto decisamente singolare, fatto di rimandi reciproci e reciproche sovrapposizioni. I saggi che compongono il testo, di taglio multidisciplinare, presentano un discorso sulla natura simbolica del corpo, e sulla natura irrimediabilmente corporea del simbolo.
Una lettura del linguaggio poetico di Paul Celan. Per Celan la metafora è un mezzo per ripercorrere a rebours il cammino verso la realtà. In questi termini, il suo linguaggio poetico fa i conti con una frattura irreparabile rispetto alla realtà: l’esperienza dello sterminio degli ebrei, che viene qui affrontata come fatto linguistico da lui percorso per sconfiggere, col linguaggio e nel linguaggio, il meccanismo nichilistico innescato dalla storia.
Nel processo di acquisizione e di assimilazione della ‘meccanica’ greca, perseguito con tenacia e passione durante il periodo rinascimentale, il recupero, la comprensione e il commento delle Questioni meccaniche pseudoaristoteliche rappresentò senza dubbio un momento centrale. Le Exercitationes di Baldi, testo qui rivisto e corretto, mostrano una trasposizione sistematica dei principi archimedei nel testo delle Questioni meccaniche.
La traduzione italiana della VIª Meditazione, dedicata all’“Idea di una dottrina trascendentale del metodo”, aggiunta da Eugen Fink al progetto di riscrittura completa delle cinque Meditazioni Cartesiane, una delle grandi conferenze di Husserl tenuta alla Sorbona di Parigi (1929). Il testo, rimasto nel cassetto di Fink fino al 1988, presenta inoltre le note di Husserl, che per ampi tratti ne accompagnarono la stesura.
Nel 1862 Giuseppe Ferrari pubblicò il Corso sugli scrittori politici italiani, che ebbe un discreto successo in campo letterario, e nel 1874 la Teoria dei periodi politici, un chiaro ritorno ai suoi interessi filosofici. Nella lunga redazione di questi due scritti, Ferrari fece l’approfondita conoscenza di Tommaso Campanella, il cui interesse per la pedagogia suscitò un fascino profondo in una personalità di riformatore e “rivoluzionario” sociale come Ferrari.
Le forzature e i paradossi insiti in Essere e tempo, una rilettura dell’opera heideggeriana alla luce dei corsi precedenti il 1927 – data della sua pubblicazione nell’Annuario fenomenologico di Husserl. Il volume prova a dischiudere la possibilità di una interpretazione inedita del concetto di “essere” in analogia con quello di “volontà”, entrambi intesi, secondo una medesima struttura formale, come “azioni”.
Alcuni sondaggi critici che spaziano dalle figure di Francesco de Sarlo e Piero Martinetti alla riflessione di Antonio Banfi e Giulio Preti, dalla ricerca inquieta dell’ultimo Croce al significato civile della Resistenza italiana, documentato dalla testimonianza di Giovanni Pesce, fino alla figura singolare del medico, filantropo e pensatore Paul Rée. Chiude il volume una sezione sulla rivista di filosofia e cultura «Il Protagora», fondata nel 1959 dal pensatore – e partigiano – Bruno Widmar.
La filosofia leopardiana della natura fa germinare figure paesaggistiche e “idilliache” tra le più belle dei Canti e delle Operette. Il testo presenta nuove fonti per noti luoghi letterari dei Canti e delle Operette e per i pensieri dello Zibaldone, conduce dalla teologia naturale allo “spettacolo senza spettatore” del Folletto, sonda il rapporto di Leopardi con la chimica e i chimici del tempo e segue la riflessione leopardiana sul mondo animale.
Una rilettura dell’opera di Wilhelm Dilthey (1833-1911), che aprì la strada alla rinascita degli studi hegeliani, e che si pone come anello di congiunzione tra le grandi correnti teoriche del pensiero filosofico contemporaneo o tra i grossi settori scientifici, artistici e storico-culturali del ’900.
Per la prima volta in Italia, due testi di André-François Deslandes: il Pigmalion, ou la Statue animée, quasi subito condannato al rogo dal Parlamento di Digione, che sviluppa tematiche essenziali nella storia della filosofia e della cultura del Settecento, e L’Optique des moeurs, opposée à l’optique des couleurs, un racconto che attacca la cultura del tempo e i costumi della società parigina.
Sulla base di precise convinzioni epistemologiche essenzialmente “neokantiane” elaborate fra il 1893 e il 1895, Benedetto Croce afferma che il “Marx reale” non è tanto lontano da un “Marx possibile”. Quest’ultimo rappresenta, per il giovane Croce, ciò che si può scorgere indagando l’“intimo pensiero” del “Marx reale”. È muovendo da queste certezze che Benedetto Croce elabora le celebri tesi sul “canone” e sul “paragone ellittico”.
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aggiornamento: 14 Maggio 2013
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