Un corpo a corpo con i Dialoghi, un libro singolare che non è solo su Platone, ma anche con Platone. A seguito di un lungo tragitto attraverso i concetti della scienza politica moderna, il testo pone, attraverso Platone, il problema di un sapere politico che non sia incentrato sul potere, ma coincida con il prendersi cura di sé.
Una nozione di “natura umana” capace di integrare tutti gli elementi della nostra esperienza, scientifica e non, permettendo così di affermare che la politicità riveste un’importanza imprescindibile per la nostra azione, e che la libertà, la normatività, e, quindi, la responsabilità individuale sono ineliminabili e irriducibili.
L’esplorazione conoscitiva e materiale della Terra sarebbe stata impensabile senza le molteplici connessioni tra geografia e filosofia. Le tappe più significative di un percorso comune così poco conosciuto e di cui si è minimizzata l’importanza: da Kant a Foucault, da Hegel a Marx e Heidegger.
Il libro indaga l’eredità di Erasmo da Rotterdam ponendo al centro della ricerca la figura di Jean Le Clerc, curatore della grande edizione della “République des Lettres”. L’appropriazione di Erasmo da parte di Le Clerc e della cultura arminiana e antitrinitaria viene qui ricostruita e inserita tra i dibattiti filosofici, filologici e religiosi propri della “crisi della coscienza europea”.
L’incipit dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio è il simbolo perfetto della cultura machiavelliana. Da lì inizia il viaggio nel suo cosmo, in cui astrologia e religione, storia e filosofia, fortuna e libero arbitrio, personaggi mitici e governanti attuali si intrecciano alla ricerca di modi e ordini nuovi per governare le sfide della propria epoca e le perenni questioni della politica.
La poliedrica personalità di Federico di Svevia incise profondamente sulla sua epoca, e la sua opera ben si presta a essere inquadrata negli ambiti propri della ricerca simbolico-politica. Il testo vuole trasmettere l’idea della singolarità di un percorso filosofico-politico che attraversa, insieme, territori contigui (filosofia e storia del diritto e delle istituzioni) e, anche, – apparentemente – lontani (arte figurativa, poesia, numismatica).
La Collana sui classici della filosofia politica si arricchisce di questo testo sul pensiero di Jean-Jacques Rousseau, la cui influenza è così estesa e profonda da renderlo ancora una presenza vitale. Il nesso tra antropologia e politica emerge qui in modo accentuato, sia esso filtrato attraverso il romanzo pedagogico o il romanzo che ci narra di Julie e Saint-Preux o la singolare “storia dell’anima” iniziata con le Confessions.
Sulla base dei Corsi al Collège de France, dei Detti e scritti e di altri materiali, inediti, il volume ricostruisce la pratica di pensiero di Michel Foucault. Cercando un nuovo modo di rapportare pensiero, discorso e prassi, Foucalt si rivolge ora alla pratica della critica, ora a quella del dir vero dicendolo tutto o, ancora, alla filosofia antica. La posta in gioco è pensare «una politica intesa come un’etica»…
Il volume ripercorre alcuni dei paradigmi che puntellano la teoria politica di Hannah Arendt, muovendo dall’analisi totalitaria – fondo critico di ogni futuro esercizio politico – al fine di giungere a un’elaborazione di concetti centrali per un orizzonte politico relazionale: il mondo comune, la responsabilità, il giudizio e la partecipazione.
Il volume nasce dall’iniziativa di un gruppo di studiosi che ha avuto l’occasione di lavorare, di confrontare le proprie idee, di condividere momenti di riflessione e di studio con Luigi Gambino, uno studioso che aveva fatto del rispetto dell’autonomia individuale un principio incrollabile della propria azione di vita.
Il volume è opera del CRS, luogo di ricerca ed elaborazione intellettuale sui partiti e le istituzioni, che ha avuto come presidenti personalità come Umberto Terracini, Pietro Ingrao, Pietro Barcellona, Antonio Cantaro, Ersilia Salvato, Mario Tronti. Tra i diversi ambiti di ricerca, il Centro ha sviluppato un interesse specifico per la teologia politica. In questo ambito nasce una giornata di studio sulla figura di Paolo di Tarso, di cui il volume dà testimonianza.
Il volume indaga la concezione politica di Hobbes, frutto di una serrata riflessione sulla natura umana, unita a un’analisi raffinata dell’uomo moderno. Hobbes si interroga sulla possibilità di una conoscenza esatta dei meccanismi della macchina statale, e sul rapporto tra esperienza religiosa e convivenza civile, offrendo elementi di riflessione ancora attuali nel dibattito contemporaneo sulla secolarizzazione e sul suo superamento.
Una nuova introduzione alla filosofia politica, che supera la dicotomia tra discipline storiche e discipline teoriche, e mostra come in una storia dei concetti non possano che andare insieme riflessione filosofica, quadro di orientamento storico e alcuni strumenti indispensabili per una proficua lettura dei classici. Il testo presenta quindi alcune delle più importanti riflessioni “metodologiche” nel campo della storia del pensiero e della filosofia politica.
Perché si agisce? Quanto contano la razionalità e la volontà nella nostra esistenza? Qual è il ruolo delle passioni? Che cosa chiediamo agli altri, entrando in relazione con loro? Chi sono io? Nella cultura occidentale, è alla filosofia che si chiede ancora di dare risposte a questo genere di domande. Quello che viene presentato in questo libro è dunque una riflessione filosofica sull’essere umano, offerta in particolare a chi non si occupa professionalmente di filosofia, ma che cerca una bussola per orientare la propria vita e profili dell’umano, in forza dei quali rispondere alle numerose sfide culturali e professionali di oggi. Antonio Petagine svolge la sua attività di ricerca presso l’Università Cattolica di Milano e collabora con diverse riviste e centri di studi.
Quando, a fronte dei complessi eventi globali, la polis deve fare i conti con il disordine, il riso, e in particolare il riso ebraico, può prestarsi a insolita occasione di riflessione politica. Oggetto del volume è la pensabilità dell’incongruo che non si può “dire” ma solo “ridere”. Se Platone aveva escluso il riso dalla città, preoccupato che cagionasse rischiosi mutamenti, riappropriarsene apre la via per una ricreazione dello spazio politico.
Una riflessione sui due fenomeni che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato il contesto all’interno del quale si attivano e si concludono le dinamiche politiche e i processi di legittimazione dei sistemi democratici: la rivendicazione di un ruolo pubblico da parte delle religioni organizzate e il populismo.
Se è vero che l’Illuminismo ha determinato profondamente “ciò che oggi noi siamo, pensiamo e facciamo”, per molti suoi critici conservatori questa genealogia costituisce un peso. Il testo presenta alcune posizioni critiche al pensiero illuminista, in particolar modo quelle teocratiche o etnocentriche. Come si sono sviluppate queste critiche? E come risponde e ha risposto l’Illuminismo?
Caduto il fascismo e finita la guerra, «La Nuova Europa», diretta da Luigi Salvatorelli con il contributo non marginale di Guido De Ruggiero, fu testimone dei momenti più delicati della storia del nostro Paese. In particolare, De Ruggiero fu autore di articoli e corsivi da rileggere nel contesto della dualità “politica e cultura”, situata nel vasto panorama dell’idealismo e dello storicismo.
Il libro fornisce una ricostruzione organica della teoria del governo misto, dagli antichi greci fino a oggi, mostrando come vi sia una certa continuità e vitalità di questa formula che costituisce la base teorica della moderna ingegneria istituzionale.
Il volume rivisita l’opera di Voegelin, rivedendo la posizione della maggior parte dei suoi critici, che lo hanno, di volta in volta, bollato come pensatore conservatore, rivoluzionario, integralista, protestante, tradizionalista, progressista… Per Voegelin filosofia e scienza devono trovare il modo di convivere, senza preclusioni.
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aggiornamento: 14 Maggio 2013
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