Prendendo spunto dall’“Archivio per lo studio delle tradizioni popolari” di Pitré e Salomone-Marino e dalla “Rivista delle tradizioni popolari italiane” di De Gubernatis, il testo documenta un periodo di estremo interesse per la ricerca sulle classi popolari di differenti territori d’Italia. Un libro utile per molti gruppi folklorici per l’elaborazione e il controllo documentati delle loro performance.
La città non è solo sfondo dell’agire sociale, quanto la forma più complessa dell’interdipendenza umana, ovvero un ambiente costituito da processi specifici e strutturanti. Il testo tenta di individuare, analizzare e comprendere qual è la specificità di questi processi e come determinati fenomeni di ri-territorializzazione enfatizzano il locale come spazio di costruzione identitaria e di democrazia.
Alcuni antropologi, un’economista, uno studioso di letteratura e uno scienziato politico offrono il proprio punto di vista sul tema dell’obbedienza e dell’assoggettamento. I loro contributi, tutti basati su ricerche di terreno e d’archivio di lungo periodo, mettono in luce i dispositivi economici, antropologici, culturali, linguistici e politici che determinano la costituzione del soggetto in diversi contesti storici e sociali.
Attraverso le fonti etnografiche e le ricerche empiriche condotte dal 2005 al 2011 dall’autrice nella Repubblica di Sacha (Jacuzia, Siberia orientale), il testo offre uno sguardo sull’evoluzione della pratica sciamanica e propone alcuni spunti di riflessione su tre tematiche a questa legate: il revival, l’autenticità culturale e la reinvenzione.
Riprendendo il dibattito sul concetto di economia-mondo, formulato da Braudel e Wallerstein negli anni Settanta, e soffermandosi sul rapporto tra spazi, economie e società, il volume offre una visione di insieme del rapporto tra gli spazi economici locali e la dimensione globale, in particolare per quanto riguarda la città e i luoghi del sapere, i distretti, le cosiddette produzioni “tipiche” e la produzione della località.
Il saggio intende problematizzare la figura del giocatore patologico, sottraendola sia alla sua naturalizzazione, sia agli approcci riduzionisti che tendono a considerarla una mera espressione delle contraddizioni della società dei consumi, per stimolarne una rappresentazione più complessa e articolata: basti pensare alla presenza di ludopatie in epoche preindustriali o in popolazioni indigene precoloniali e, nel contempo, alla loro assenza in diverse aree del pianeta.
Il volume offre una lettura del nazionalismo arabo o al-qawmiyyah al-’arabiyyah partendo dall’analisi degli elementi costitutivi della sua formazione, cercando di superare l’approccio tradizionale uni-lineare, che guarda al tema, poco studiato in Italia, quale sistema di idee laico permeato dall’influsso della cultura politica europea.
Il volume elabora un approccio interpretativo ai fatti culturali di un contesto determinato, proiettato verso un modello audiovisivo di livello etnologico. Una proposta di etnologia audiovisiva che si colloca tra l’etnografia visiva, con i suoi dati di “campo”, e l’antropologia visuale, con le sue riflessioni, le sue teorie e i suoi modelli di ampio respiro teorico.
Dagli anni ’80 il mondo non è più lo stesso. La società ha incontrato dei cambiamenti radicali e due generazioni almeno sono rimaste intrappolate nell’interregno tra due ere: la Modernità e ciò che viene dopo. Circondate da voci, echi e sussurri, la sensazione è di svanire nel caos. Questo testo parla del nostro mondo, come se fosse un figlio che non riconosciamo, un amante sbucato dal passato, un colpo di vento che ha condotto le nubi ed eclissato il futuro.
Lo Zen di Palermo, paradigma maledetto della periferia italiana e non solo. Le case popolari occupate abusivamente sono divenute oggi un’enclave sociale distinta dal resto della città da frontiere fisiche e simboliche. Il libro è il resoconto di una ricerca antropologica condotta per sette anni tra le maglie dell’esclusione.
Il volume sottolinea come le tradizioni contadine non solo hanno resistito ai processi di industrializzazione e di urbanizzazione, ma, pur se in alcuni casi abbandonate per anni, sono diventate protagoniste di una notevole ripresa. Esempio ne è la festa tradizionale, che si è reinventata, adattandosi al modificarsi del contesto in cui compare, riplasmando funzioni e simbologie alle nuove esigenze.
Il volume raccoglie le tracce delle vicende originarie dei popoli d’Europa, conservate e talvolta nascoste nelle fiabe, che mostrano tratti specifici delle società del passato, di grande interesse per l’analisi e l’interpretazione della storia. Nelle trame delle fiabe, lo storico può trovare tante indicazioni stimolanti: eventi, imprese di eroi popolari, luoghi lontani con cui il Vecchio Continente entra in contatto.
Otto scritti di difficile reperimento, già pubblicati dall’autrice a partire dal 1977, sono accompagnati nel volume da un lungo saggio che si interroga sul dispositivo ottico, inteso nella sua accezione concettuale di macrostruttura portante degli schemi percettivi e rappresentativi della fotografia, in grado di attribuire orizzonte teorico all’intera vicenda del medium a partire dalle sue origini, fino alla fotografia digitale.
La consapevolezza dell’esistenza di un complesso patrimonio locale, strettamente legato al territorio, è ciò che rende una persona felice o infelice di abitare in un certo luogo. Uno dei principali strumenti che avallano il processo di costruzione delle identità individuali e collettive è la memoria. Frutto dell’articolazione tra memoria, storia e luoghi sono i luoghi della memoria. A questi e al loro rapporto con il territorio sono dedicati i saggi contenuti nel volume.
Il testo, prendendo spunto dai numerosi casi di femminicidio verificatisi a Ciudad Juárez, fornisce un panorama sulla violenza in Messico e in altri paesi latinoamericani, intrecciando antropologia, sociologia, letteratura, testimonianza diretta, medicina legale, diritti umani. Chiudono il testo la voce delle vittime e quella delle Madri (di Plaza de Mayo e dell’organizzazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa) che continuano a combattere la violenza, affermando la verità dei fatti e proponendo un nuovo modo di agire e pensare.
Una riflessione sulle molteplici interpretazioni del dono, sul collegamento tra dono e capitale sociale e tra dono ed economia. Il volume raccoglie gli atti di un convegno sullo “Spirito del dono”, e contiene le risultanze di una ricerca sulla concezione del dono prevalente in un gruppo di giovani studenti e neolaureati in discipline economiche. Illustra infine le politiche sociali che sono state implementate dalle Istituzioni pubbliche, rifacendosi al paradigma del dono, con riferimenti concreti al caso umbro.
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aggiornamento: 14 Maggio 2013
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