Elogio della buona educazione. Riscoprire le belle maniere per riportare l'armonia nella nostra vita
Autori e curatori
Collana
Livello
Guide di autoformazione e autoaiuto
Dati
pp. 96,      1a edizione  2016   (Codice editore 239.299)

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In breve
Da tempo la buona educazione non è più considerata un valore, né un modo di essere per migliorare la nostra esistenza e la convivenza civile. Il rischio è però quello di una società imbarbarita, in cui è sempre più difficile vivere. Forse è arrivato il momento di rispolverare le regole della buona educazione e, magari, di stabilirne di nuove, più adatte ai cambiamenti della nostra società. A queste, con garbo e un po’ di ironia, l’Autrice ci fa da guida.
Presentazione del volume

Perché non ci interessa più essere beneducati?
In passato, le buone norme di comportamento sociale erano considerate indispensabili per il vivere civile.
La buona educazione e la bella conversazione erano i tratti distintivi delle classi privilegiate, ed erano le belle maniere a fare la differenza tra il vero signore e il cafone arricchito.
Con l'era dell'abbondanza e dell'ostentazione, invece, ha prevalso l'idea che i doveri dell'educazione siano solo imposizioni ipocrite, che soffocano la libera espressione
dell'individuo.
Il risultato è una società imbarbarita, dove gli atteggiamenti più frequenti sono l'ostilità e l'arroganza.
Piuttosto che il sentirsi bene con se stessi e in armonia con gli altri, la condizione prevalente è quella dell'essere maldisposti, verso tutti e verso tutto.
Partendo dall'analisi dei vari ambiti della vita sociale, dal lavoro alla coppia, alla famiglia, ai social network, l'autrice evidenzia come comportamenti maleducati portino a inasprire i rapporti personali e a peggiorare la nostra vita.
D'altro canto, la conoscenza delle regole della buona educazione aiuta ad acquisire competenza sociale. E la capacità di mettere a proprio agio gli interlocutori e il saper mantenere buone relazioni con tutti migliorano il nostro ambiente sociale e rendono più facile e soddisfacente vivere con gli altri.
Su queste considerazioni si basano le regole di comportamento proposte nel volume, ricco di suggerimenti e consigli utili nelle più diverse occasioni, dal colloquio di lavoro alle cerimonie, dalle feste dei bambini a internet.
Una buona occasione per scoprire quanto nel nostro mondo frettoloso e digitale ci sia ancora bisogno della buona educazione e del fascino delle belle maniere.

Maria Pedone è psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e giornalista. Dal 1988 lavora per la RAI. Autrice di diversi programmi televisivi e radiofonici, attualmente conduce un programma per RADIORAI FVG.
maria.pedone@rai.it

Indice
Presentazione
La buona educazione nelle relazioni
(Una bella coppia educata; La buona educazione in famiglia; Una convivenza educata è una convivenza serena)
La buona educazione dei bambini
(I bambini li vogliamo bene educati!; I bambini a tavola; Suggerimenti per mamme ansiose e bambini schizzinosi; Ospiti fuori casa; Le feste di compleanno; Elogio dell'ordine; La disciplina: che parola sconosciuta!)
La buona educazione a scuola
(L'ABC a scuola; I rapporti con gli insegnanti)
La buona educazione al lavoro
(L'abbigliamento: prima di tutto, decoro, please!; Il luogo di lavoro; I rapporti personali; Le riunioni: che ottima occasione per comportarsi male!; I colloqui di lavoro: che ottima occasione per esser beneducati!; E per finire, qualche piccola regola di buona creanza...)
Le buone care vecchie maniere
(Le presentazioni; Come rivolgersi alle persone; Conversare e discutere; Feste e cene; Al ristorante; Ai ricevimenti; I mezzi di trasporto; E per finire: elogio della gentilezza)
La buona educazione in rete
(Finché morte non ci separi...; Consigli di svezzamento per smartphonedipendenti; Ma tu non sei su WhatsApp?!; Ti ho mandato una email; La buona educazione e i social network; Educare i ragazzi al buon uso del web; Ragazzi sicuri e corretti in rete)
Buona educazione ed ecologia
(Rifiuti o materiali di seconda vita?; L'obsolescenza programmata; Lo spreco del cibo; L'importanza dei nostri comportamenti)
Conclusione.




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