Due generazioni di architetti e di storici si confrontano con la figura, il pensiero e l’opera di Ernesto Nathan Rogers. I ricordi e le riflessioni degli allievi di Rogers si intrecciano con le ricerche inedite di giovani studiosi che guardano con rinnovato interesse alla sua esperienza e alla sua lezione.
Il percorso di alleggerimento, di asportazione, di continua riduzione della fisicità, che oggi marginalizza ciò che in passato era considerato essenziale, preferendo concentrarsi sulle superfici comunicative degli edifici, sembra essere uno dei passaggi obbligati dell’architettura contemporanea. Il libro individua alcune chiavi di lettura che hanno motivato questo processo di riduzione, con lo scopo di meglio comprendere quale edificio lasciamo alle spalle e quale ci attende nel prossimo futuro.
Luigi Snozzi nei suoi “aforismi” traccia il manifesto dell’inevitabile e necessaria autoreferenzialità dell’architettura nella contemporaneità. Se la “mitologia privata” di Aldo Rossi informava la sua architettura, gli “aforismi” di Snozzi sembrano delineare all’inverso – a partire dall’esperienza architettonica – una teoria dell’architettura apodittica quanto una rivelazione, “un messaggio”, un dettato.
Esiste un’architettura olivettiana? Il volume ricostruisce la vicenda di Adriano Olivetti, delinea ritratti di validi professionisti che collaborarono con questo moderno principe-committente, ripercorre genesi e iter progettuale e costruttivo di opere di grande interesse, entrate di diritto nei manuali di storia dell’architettura contemporanea.
Il libro descrive il territorio, la sua logica compositiva, i modelli del mondo, alla ricerca degli elementi logici sui quali si fonda la contemporanea concezione di spazio territoriale, quello spazio che ha cessato di contrapporsi alla città, che ha annullato l’opposizione tra natura e cultura e nel quale agisce oggi ogni progetto di architettura.
Esito di un convegno nazionale promosso dall’Università del Molise (Termoli,
5-6 dicembre 2008), questo libro propone una pausa di riflessione critica sullo
specifico ambito di studi, a circa trent’anni dalla sua piena affermazione in Italia.
Una presentazione delle opere di cinque tra i maggiori studi italiani di architettura, in un dialogo intenso con autorevoli storici e critici dell’architettura.
Un importante punto di partenza per ragionare sulla formazione della cultura danese in età moderna: oltre 130 disegni inediti, alcuni dei quali ascrivibili a rinomati architetti del tardo Seicento, in una raccolta attribuita a Christof Marselis, architetto polacco che lavorò dieci anni in Danimarca e poi in Russia alla costruzione della città di San Pietroburgo.
Il volume analizza il rapporto che intercorre tra il progetto e la memoria, ragionando sul problema scientifico della ripetizione, della sopravvivenza delle immagini e delle tecniche compositive in gioco nel progetto di architettura. Il problema della trasmissione delle immagini e dei percorsi della memoria nel progetto di architettura è affrontato avvalendosi del metodo introdotto da Aby Warburg, e in particolare basandosi sulla metodologia definita in Mnemosyne.
Partendo dalla tradizione progettuale anonima della casa rurale, il volume utilizza l’architettura domestica del XX secolo per comporre un affresco sul progetto nell’Italia moderna, ritrovando nella dimensione collettiva del costruire, nell’adesione a principi culturali condivisi della tradizione minore, nel rapporto tra materiale, struttura e progetto delle idee, altrettanti valori riconoscibili nell’Italia tra gli anni trenta e ottanta.
Il volume indaga l’amicizia personale e intellettuale tra Le Corbusier e Costantino Nivola, rimasta finora in ombra come l’intera dimensione più propriamente architettonica dell’opera di Nivola. Un incontro che, con le sue implicazioni architettoniche, appare cruciale nell’evoluzione delle rispettive avventure intellettuali.
Un autentico e autorevole vademecum per la professione di architetto. Conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, Pietro Derossi ha attraversato numerose stagioni della cultura, della politica e della società italiana e internazionale. In questo volume affronta i temi più concreti della professione dell’architetto e si rivolge a chiunque ami l’architettura.
Il volume studia – nella loro dimensione culturale, editoriale e grafica – i progetti delle collane di architettura che hanno caratterizzato il periodo dal dopoguerra agli anni Ottanta. Collane del Balcone, di Marsilio, di Dedalo, del Saggiatore, della FrancoAngeli, che hanno avuto alla loro direzione protagonisti dell’architettura come i BPR e Zevi, Aldo Rossi, Guido Canella, Giancarlo De Carlo e Massimo Scolari.
I restauri di numerosi edifici medievali hanno messo in luce cospicui resti di edifici carolingi. I dati emersi da queste scoperte e gli studi sulle singole fabbriche consentono di operare la ricostruzione icnografica di numerosi organismi architettonici, di evidenziare il valore comunicativo che le architetture carolinge manifestano per esaltare la carica ideologica della concezione politico-religiosa della corte, di delineare un profilo del processo di formazione e di sviluppo dell’architettura carolingia...
Il volume è il frutto di una paziente indagine tra boscaglia, radure, terreni privati, raccogliendo i racconti di vecchi, sulle tracce di quella filigrana di condotti, cunicoli, tonfani, chiuse, che per chilometri attraversa le verdi giogaie di Montesenario, Bivigliano, Acquirico, Lupaia, rappresentando forse il progetto idraulico più geniale del Buontalenti.
Il volume tenta di vedere l’architettura attraverso altri saperi, ovvero di individuare ciò che in altri saperi è o appartiene a una sorta di ragione architettonica, caratteristica costante del pensiero, ma che necessita di essere messa in evidenza affinché l’architettura stessa ne risulti meglio illuminata e definita.
Un omaggio alla carriera di Giorgio Grassi da parte di allievi, colleghi e critici di architettura, ma soprattutto un primo necessario momento di riflessione critica allargata sul pensiero e sull’opera di un architetto che ha portato avanti con perseveranza e ostinazione, a costo di scelte impopolari, un’idea “civile” di architettura.
Il volume analizza il passaggio dell’architettura dall’universale unità teleologica ottocentesca a una nuova “universalità” legata al fare, che coinvolge non soltanto gli elementi materiali della costruzione ma le stesse categorie estetico-simboliche della sua origine. La costruzione appare così come la ricerca di un Assoluto a partire dall’oscurità più vischiosa della materia.
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aggiornamento: 14 Maggio 2013
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