Un confronto con la realtà sarda che si caratterizza attraverso una “lacerazione”: la necessità e la volontà di conservare i valori del passato e l’ansia di innovare, di rinnovarsi. Ma se il passato sembra compromesso proprio per quanto è stato fatto per innovare, l’innovazione realizzata ha prodotto disastri…
Esaminando i rapporti che legano tra loro identità, paesaggio e agriturismo in un territorio particolarmente emblematico quale l’Alto Adige-Südtirol, il testo si rivolge a tutti coloro che hanno interesse a capire come la scelta di difendere la propria identità e proteggere il proprio paesaggio possa diventare anche una risorsa per il turismo.
L’interesse degli studiosi per l'architettura contemporanea e per l’edilizia di espansione in relazione al tessuto abitativo storico, richiede un aggiornato bilancio critico che metta a confronto teorie sulla pianificazione, progetti proposti e prassi operativa.
Ripensando al contributo offerto da alcuni testimoni italiani degli anni Cinquanta e riflettendo su molti anni di esperienze fatte a Napoli, l’autore, rivolgendosi a coloro che si occupano di democrazia, politiche urbane e partecipazione, propone un modello di intervento – la missione locale – con cui associare empowerment e protagonismo delle persone, assumendo alcuni principi progettuali innovativi entro un approccio pragmatico e contingente.
Attraverso il confronto di approcci e scuole tra la geografia italiana e quella brasiliana, e il dialogo con le riflessioni di geografi di punta nel dibattito internazionale, il volume riflette sui legami tra territorio e paesaggio e sul ruolo delle identità territoriali nei processi di sviluppo territoriale auto-centrato e sostenibile.
Dopo una riflessione su alcuni degli aspetti emergenti della disciplina urbanistica insegnata, a partire dalla Liberazione, in quelle giovani facoltà di Architettura dove la lezione della Città è letta ancora unitariamente con quella del singolo gesto creativo, il testo affronta molte di quelle parole-chiave legate alla città: dal territorio allo spazio, dalla centralità antica alle periferie, dalla qualità all’identità...
Traendo spunto dalle vicende postunitarie di alcuni centri italiani, il volume mostra come il concetto di identità nazionale sia fortemente legato al numero infinito di monumenti commemorativi del Risorgimento. Tale rappresentazione fu il cardine e il volto di un più articolato e ampio progetto di formazione dell’identità italiana che passò attraverso il ridisegno, talora radicale, di un gran numero di centri storici.
La città non è solo sfondo dell’agire sociale, quanto la forma più complessa dell’interdipendenza umana, ovvero un ambiente costituito da processi specifici e strutturanti. Il testo tenta di individuare, analizzare e comprendere qual è la specificità di questi processi e come determinati fenomeni di ri-territorializzazione enfatizzano il locale come spazio di costruzione identitaria e di democrazia.
Le tappe che hanno segnato la trasformazione dell’identità di Testaccio, da ghetto popolare, luogo degradato e ai margini del centro storico, a Village della capitale, rione attrattivo e pieno di risorse artistiche, luoghi di divertimento, teatri, ristoranti di nicchia.
A partire dal caso studio del processo di smilitarizzazione di Pola e dalle pratiche d’uso della popolazione e delle associazioni locali, il volume tenta di esplorare la possibilità che le forme di pianificazione effimera, la complessità, l’improvvisazione e la sperimentazione entrino a far parte del contesto di piano.
Il volume tenta di ricostruire come un settimanale d’ispirazione liberaldemocratica, svincolato dalle opposte ideologie dominanti – «Il Mondo» diretto da Mario Pannunzio – abbia prospettato una narrazione dell’urbanistica per le élite. Lo fa perlustrando a fondo gli 890 numeri del settimanale, che esce dal 1949 al 1966, cercando di decifrare l’iniziale contesa tra diverse “urbanistiche” e l’affermarsi dell’egemonia di Antonio Cederna.
Il volume si concentra sulla stabile presenza di colonie commerciali nelle città portuali, da sempre di grande attrazione per le comunità straniere per i loro continui scambi di merci e di attività mercantili, e indaga sulla storia urbana delle città costiere del Mediterraneo, della Francia e dell’Italia meridionale.
Attraverso 10 sguardi d’autore il volume illustra alcuni fra i principali temi della rappresentazione del paesaggio italiano mediterraneo: luoghi senza tempo, della nostra storia antica e del presente, spazi da attraversare (il mare nostrum, i suoi approdi, le sue rive), luoghi immaginifici, luoghi progettati, luoghi assenti, paesaggi ideali e post-paesaggi.
Il volume è il frutto di una paziente indagine tra boscaglia, radure, terreni privati, raccogliendo i racconti di vecchi, sulle tracce di quella filigrana di condotti, cunicoli, tonfani, chiuse, che per chilometri attraversa le verdi giogaie di Montesenario, Bivigliano, Acquirico, Lupaia, rappresentando forse il progetto idraulico più geniale del Buontalenti.
Da componenti preziose della città e del territorio, le case si sono trasformate nel fattore forse più rilevante di alterazione del paesaggio urbano e dell’ambiente. Il testo percorre alcuni itinerari alla riconquista di quei temi – quali il luogo, lo spazio, la qualità e l’Architettura – sui quali si gioca una possibile rinascita culturale della casa e dei suoi territori.
Questa selezione di scritti di Giampiero Vigliano (1922-2001), che si pone come viva testimonianza di quel grande periodo formativo dell’urbanistica italiana costituito dai due decenni post-bellici degli anni ’60 e ’70, intende inquadrare nella sua giusta dimensione culturale una figura di pioniere dell’urbanistica italiana che per varie ragioni non fu giustamente apprezzata.
Attraverso lo studio di casi italiani e stranieri il libro osserva forme diverse dell’abitare collettivo. Ipotesi di fondo è che l’abitare collettivo trovi le sue ragioni non unicamente nel fatto di costituire un’apprezzabile soluzione tecnica, di mercato o di progetto, ma entro un orizzonte più ampio di valori, pratiche, atteggiamenti, che sembra attraversare la società contemporanea.
A 150 anni dall’Unità d’Italia, gli Autori propongono quattro esiti possibili della crisi economica, sociale, ambientale e anche politica e istituzionale del nostro Paese. Sullo sfondo opera il tentativo di rileggere la storia d’Italia nella seconda metà del XX secolo, ponendo al centro le relazioni complesse tra economie e paesaggi, tra processi sociali e variabili territoriali.
Creation of a World Centre of Communication (1913) illustra il progetto di un modello urbano, la cui precipua vocazione è di diventare la sede della centralizzazione della Comunicazione del sapere mondiale, nella quale le migliori risorse ed energie di intellettuali, scienziati, artisti e atleti possano confluire ed essere altamente sviluppate per favorire il progresso e il bene dell’umanità.
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aggiornamento: 14 Maggio 2013
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