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Il trattamento penitenziario dei tossicodipendenti
Titolo Rivista:  S & P SALUTE E PREVENZIONE
Autori/Curatori: Daniele Donati
Anno di pubblicazione: 2005 Fascicolo: 42 Lingua: IT
Numero pagine: 16 Dimensione file: 64 KB
  • Presentazione

Secondo dati aggiornati, nelle carceri italiane, i detenuti tossicodipendenti rappresentano circa il 30% dei ristretti (55.924 al 30/09/2003). La presenza di oltre 15.000 tossicodipendenti negli Istituti di pena dimostra che il carcere, è una sede centrale del percorso degli assuntori di droghe. Il tossicodipendente che entra in carcere si confronta con svariate figure professionali dai medici del Servizio Sanitario Penitenziario (SSP) agli psicologi del Presidio Tossicodipendenze (PT) agli operatori del Servizio Pubblico per le Tossicodipendenze (SerT.). A queste figure si aggiungono il personale della polizia penitenziaria, educatori della direzione carceraria e altri operatori del volontariato e delle Comunità Terapeutiche (CT). Il problema centrale che si pone in una istituzione come il carcere, che ha compiti preminenti di difesa sociale, è se sia possibile anche parlare di “istituzione terapeutica” tenendo presente che il detenuto si trova in un contesto dove non è libero di scegliere. L’idea di utilizzare “sezioni o istituti a Custodia Attenuata” (CA) sulla base del modello delle comunità terapeutiche all’interno del carcere proviene dalla conferma che i programmi terapeutico-riabilitativi per i tossicodipendenti attraversano di frequente tale percorso. In questa ottica sono state considerate le prime esperienze delle Custodie Attenuate di Firenze e di Rimini.



     
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