Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Mario Venturino
Title: Gli assetti partecipativi e patrimoniali nella Banca d'Italia. Evoluzione ed aspetti valutativi
Abstract: Gli assetti partecipativi e patrimoniali nella Banca d'Italia. Evoluzione ed aspetti valutativi (di Mario Venturino) - ABSTRACT: La Banca d?Italia ? stata costituita nel 1893 a completamento di un lungo e non sempre lineare processo, intensificatosi dopo la creazione dello Stato unitario, cui la crisi della Banca Romana (uno degli istituti di emissione allora esistenti) contribu? in modo significativo alla concentrazione del sistema degli istituti di emissione . Gli assetti di banca centrale, secondo la moderna configurazione del central banking, vennero definiti con una serie di provvedimenti legislativi e regolamentari nel corso del periodo 1926-1936. In particolare, la Legge bancaria del 1936 ne defin? assetti proprietari, funzioni, struttura organizzativa e raccordi con l?autorit? governativa. Tale impianto, salvo contenuti adeguamenti, ha retto governance e modello organizzativo-operativo sino alla recente riforma, di cui al d.lgs 262/2005 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, di seguito anche Legge sul Risparmio). Molteplici sono i profili che rilevano riguardo agli assetti della Banca d?Italia, anche alla luce dei riflessi derivanti dalla costituzione della Banca Centrale Europea. In questo studio ne viene affrontato uno specifico: quello degli assetti proprietari e della valutazione economica delle quote di partecipazione presenti nei portafogli dei soggetti abilitati a tale possesso. Ci?, sia in un?ottica puramente valutativa, anche connessa all?introduzione nell?ordinamento contabile e di bilancio delle societ? quotate (nel caso di specie, quelle bancarie) dei principi contabili internazionali Ias/Ifrs, sia nell?ottica del nuovo quadro di riferimento degli assetti proprietari previsto dal citato D.lgs 262/2005, che stabilisce il trasferimento delle quote di partecipazione a soggetti di natura pubblicistica con i connessi aspetti della determinazione degli indennizzi. L?obiettivo del presente studio ? quello di contribuire al dibattito in corso sul tema della valutazione delle quote, fornendo un contributo, assieme ad altri, per concorrere a far s? che, nel concreto delle previsioni normative sul riassetto della Banca d?Italia, di cui all?art. 19 del d.lgs. 262/2005, la soluzione dell?aspetto valutativo delle quote sia la pi? fair (equa) possibile nel rispetto dei diritti patrimoniali degli attuali partecipanti.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:7-27
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31502&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001001
Number: 1
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Gianpaolo Abatecola
Author-Name: Emiliano Di Carlo
Title: Criticit? nel rapporto tra sistema finanziario e imprese in Italia
Abstract: Criticit? nel rapporto tra sistema finanziario e imprese in Italia (by Gianpaolo Abatecola, Emiliano Di Carlo) - ABSTRACT: Il presente contributo indaga circa l?attuale rapporto tra sistema finanziario e imprese in Italia, avuto riguardo delle specifiche implicazioni del rapporto per la competitivit? del Sistema Paese. Nel contributo, in particolare, l?oggetto d?indagine viene affrontato traendo spunto dalle pi? rilevanti posizioni in argomento espresse durante la sessione plenaria del XXIX Convegno annuale dell?Accademia Italiana di Economia Aziendale. La trattazione si sviluppa come segue. Si contestualizza, inizialmente, l?oggetto d?indagine attraverso l?elaborazione di un quadro introduttivo teso ad evidenziare le peculiarit? e le criticit? pi? rilevanti del rapporto tra finanza e industria. Si approfondiscono, successivamente, talune problematiche specifiche, tra cui emerge quella del ruolo che in Italia assume la finanza nella copertura dei fabbisogni di crescita dimensionale delle imprese. L?analisi svolta mette in luce talune attuali criticit? che abbisognano di attenta considerazione per l?auspicato miglioramento della competitivit? dell?industria italiana. Si invocano, da un lato, azioni direzionate verso l?implementazione della normativa attinente alla corporate governance; si auspica, dall?altro, l?effettiva possibilit? per le imprese di ricorrere al capitale utile e necessario a porre in essere iniziative imprenditoriali destinate a durare nel tempo.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:29-48
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31503&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001002
Number: 2
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Enrico Zanelli
Title: Ancora su teoria e storia dei servizi pubblici
Abstract: Ancora su teoria e storia dei servizi pubblici (di Enrico Zanelli) - ABSTRACT: Si parla da un secolo e mezzo, sia nel linguaggio comune che nelle sedi scientifiche, di servizi pubblici senza che nessuno possa dire di conoscere esattamente il significato dell?espressione e quindi l?estensione della sua applicazione. Anzitutto si potrebbe, per la verit?, rilevare che, forse, proprio nel linguaggio comune esiste un significato abbastanza ricevuto di ci? che si intende (la gente intende) per servizi pubblici: nel senso che a ciascuno verrebbe fatto di snocciolare un elenco comprendente, naturalmente, acqua, gas, elettricit? (le cosiddette public utilities) e ancora la telefonia, la raccolta dei rifiuti, il trasporto urbano e per ferrovia, e ancora il trasporto aereo o i traghetti o magari la televisione (di Stato). Ma un elenco, per di pi? opinabile (incompleto o sovrabbondante), non equivale comunque a una definizione e d?altronde se riferito ad una qualsiasi possibile definizione pu? variare nel tempo e con le circostanze. Vi ? infine una comprensibile tendenza a considerare pressoch? equivalenti le espressioni servizi pubblici e servizi pubblici essenziali. Sembra corretto muovere da una tripartizione che ormai ?, o dovrebbe essere, di tutta evidenza empirica. Si tratterebbe, nell?ottica originaria, di tre articolazioni riscontrabili solo nel sistema economico liberale, corrispondenti: a) alle attivit? sociali prive di rilevanza commerciale, b) alle attivit? economiche in situazione di fallimento del mercato, c) alle attivit? economiche in regime di concorrenza. Fissiamo come pi? accurata la seguente tripartizione: a) servizi sociali; b) servizi di inclusione sociale; c) servizi in regime di mercato. Questo punto di partenza pu? apparire poco dissimile dall?altro almeno sostanzialmente, ma ? pi? solido anche come strumento su cui verificare l?evoluzione della realt? economica passata e futura.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:49-65
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31504&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001003
Number: 3
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Giuseppe Clerico
Title: Il valore economico dell'innovazione tecnologica in sanit?
Abstract: Il valore economico dell'innovazione tecnologica in sanit? (di Giuseppe Clerico) - ABSTRACT: In tutti i Paesi, in particolare in quelli dell?area OCSE, nel corso del ventesimo secolo si ? avuto un forte incremento dell?aspettativa di vita. A questo risultato ha fornito un contributo determinante l?innovazione tecnologica, in particolare quella farmaceutica. Questo risultato ha favorito un incremento nel benessere sociale in virt? del miglioramento del livello di salute della popolazione con particolare riguardo alla riduzione del tasso di mortalit?. L?innovazione tecnologica (I.T.) favorisce a livello individuale la massimizzazione dell?utilit? attesa del ciclo vitale. In particolare, l?I.T. favorisce una riduzione del tasso di mortalit? e un miglioramento della qualit? della vita. In sostanza, l?I.T. genera un aumento dei QALYs (anni di vita ponderati con la qualit? della vita). Il miglioramento dello stato di salute favorito dalla I.T. ? tanto pi? grande: quanto pi? ? grande la popolazione interessata; quanto pi? ? grande il reddito medio individuale del ciclo vitale; quanto pi? ? grande il livello di salute esistente; quanto pi? una parte crescente della popolazione si avvicina all?et? in cui cresce la probabilit? di dover fronteggiare una malattia (fase dell?invecchiamento). Il miglioramento del livello di salute, in particolare favorito dalla I.T., presenta le caratteristiche della complementariet?. L?aumento dell?aspettativa di vita, indipendentemente dalla fonte, rende la persona pi? propensa a pagare per un ulteriore incremento del livello di salute. Infatti, il miglioramento del livello di salute stimola la persona a valutare maggiormente la vita residua attesa. I principali risultati del lavoro sono i seguenti. a) La disponibilit? individuale a pagare per l?I.T. ? positivamente correlata alla ricchezza. b) La maggiore propensione individuale a pagare per la salute non dipende solo dal fatto che la I.T. accresce l?utilit? del reddito e del consumo, ma anche dal fatto che la I.T. aumenta l?utilit? derivante dal tempo libero (ci? vale in generale per tutti, ma in particolare per le persone anziane ormai fuori dal circuito produttivo). c) I miglioramenti nella aspettativa di vita e nella qualit? della vita sono tanto pi? apprezzati dalle persone quanto pi? una vita pi? lunga e di migliore qualit? consente il godimento di un maggior consumo (ivi incluso il tempo libero). d) I rendimenti relativi ai miglioramenti nel livello di salute (indipendentemente dalla fonte) sono crescenti. In particolare, una I.T. che accresce il livello di salute contribuisce anche ad accrescere il valore che le persone assegnano ad ulteriori miglioramenti nella salute. e) Una I.T. ? tanto pi? apprezzata dalle persone quanto pi? ? implementata in prossimit? dell?et? in cui ? pi? verosimile la manifestazione della malattia che la I.T. ? in grado di risolvere o attenuare. f) Sussiste una relazione di complementariet? tra i possibili miglioramenti nel livello di salute. g) Parimenti, una I.T. che favorisce la riduzione del tasso di mortalit? accresce anche il valore della I.T. che migliora la qualit? della vita. h) I miglioramenti nella qualit? della vita sono fra loro complementari. i) Il valore sociale corrente di una I.T. dipende dalla quota della popolazione presente e futura cui tale I.T. pu? essere applicata. La relazione ? direttamente proporzionale. l) La propensione individuale a pagare per una data I.T. ? tanto pi? elevata quanto pi? alta ? la concentrazione della popolazione in quella fascia di et? prossima al periodo di vita in cui ? pi? verosimile il manifestarsi di una data malattia. A livello sociale l?obiettivo ? quello di creare le condizioni che incentivano una crescente I.T. avendo presente che la I.T. non genera solo benefici privati ai diretti fruitori, ma pu? generare un cospicuo flusso di esternalit? positive. L?attribuzione all?innovatore di un brevetto (una sorta di monopolio legale di durata predefinita) o l?assegnazione di un premio pubblico al produttore di I.T. sono due fra i modi principali con cui incentivare l?I.T. e, quindi, risolvere il problema dell?efficienza dinamica. Gli strumenti che incentivano la ricerca influenzano in modo sensibile la distribuzione del surplus sociale (surplus del consumatore + surplus del produttore). In generale, si sostiene che una data I.T. ? economicamente vantaggiosa ed efficiente se tale I.T. massimizza il benessere (surplus) del consumatore. Un simile approccio, per?, se da un lato garantisce l?efficienza statica, non necessariamente garantisce anche quella dinamica. In assenza di esternalit?, quindi, l?efficienza dinamica comporta una maggiore redistribuzione del surplus sociale a favore del produttore. Il problema si complica ulteriormente in presenza di esternalit?. In tal caso, infatti, l?incentivo alla ricerca e la remunerazione dell?I.T. non pu? fare riferimento solamente al surplus del consumatore e del produttore, ma deve tenere conto anche del flusso delle esternalit?.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:67-92
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31505&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001004
Number: 4
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Marcella De Martino
Author-Name: Alfonso Morvillo
Title: Supply Chain Management e competitivit? portuale: nuove prospettive di analisi
Abstract: Supply Chain Management e competitivit? portuale: nuove prospettive di analisi (di Marcella De Martino, Alfonso Morvillo) - ABSTRACT: Nel dibattito recente sulla competitivit? portuale, grande rilevanza ? stata data in letteratura all?approccio del Supply Chain Management quale nuovo paradigma per inquadrare strategie e posizionamento strategico dei porti. Il SCM sostiene lo sviluppo delle partnership tra gli attori della supply chain e considera l?integrazione delle attivit? e delle risorse tra i vari attori lungo i processi di business la fonte del vantaggio competitivo. Applicare le categorie concettuali del SCM alla realt? portuale risulta per? particolarmente complessa per la tradizionale conflittualit? esistente tra gli attori della port community nella produzione del servizio. Alcuni autori, nel tentativo di superare tale complessit?, hanno interpretato il ruolo del porto nelle supply chain attraverso le pratiche integrative realizzate dai Global player (principalmente compagnie di navigazione e terminal operator) nella gestione dei terminal, per la fornitura di servizi logistici oltre il trasporto. Tali attori, sebbene hanno un ruolo chiave per la competitivit? del porto, non possono rappresentare l?unico soggetto d?analisi delle varie opzioni di sviluppo in quanto il porto deve fondare il proprio successo sullo sviluppo di attivit? e risorse legate alle esigenze di altri utenti portuali, comprese le imprese manifatturiere del proprio hinterland. La definizione di un ruolo potenziale e pro-attivo del porto - inteso nella sua complessit? - nell?ambito delle supply chain dei clienti del contesto competitivo, rappresenta l?obiettivo del presente lavoro che attraverso una review della letteratura in tema di SCM e di competitivit? portuale, propone un nuovo framework teorico per inquadrare lo sviluppo portuale. Una prima considerazione che emerge dalla disamina della letteratura ? che esiste un sostanziale gap tra i framework teorici e la possibilit? di implementarli, almeno nel breve periodo, nella realt? portuale. Difatti i modelli finora presenti in letteratura sono ancora nella fase dell?elaborazione teorica e la fase di implementazione empirica richiede un salto culturale soprattutto da parte dell?Autorit? Portuale. Un ulteriore considerazione ? che l?approccio del SCM determina quelle competenze differenziali e quelle caratteristiche dell?offerta di servizi che il porto pu? e deve sviluppare al fine di promuovere lo sviluppo economico del proprio hinterland. Questa considerazione porta a ritenere che l?adozione dell?approccio SCM risulta particolarmente efficace per la definizione delle strategie portuali dei porti che svolgono una forte funzione di centralit? rispetto al mercato locale. Partendo da tali considerazioni, al fine di inquadrare il framework proposto, il lavoro ? strutturato in due parti principali. Nella prima parte di carattere teorico, vengono posti in rassegna le categorie concettuali del SCM, l?estensione del SCM ai network ed i relativi modelli per la definizione del posizionamento strategico. La seconda parte, incentrata sulla competitivit? portuale, cerca di mutuare le categorie concettuali analizzate nella prima parte alla realt? portuale. Questa sezione del lavoro ? particolarmente delicata in quanto ciascun concetto non ? considerato in modo univoco nella letteratura e la sua applicazione al porto risulta essere strettamente legata alle peculiarit? degli stessi. Tenuto conto pertanto dello stato dell?arte della letteratura in tema di SCM e competitivit? portuale e che il porto ? una realt? complessa, coinvolto in una pluralit? di supply chain, ognuna delle quali rappresenta una specificit? entit? con specifiche esigenze da soddisfare, il framework proposto si basa sul concetto di value chain constellation, ispirandosi ad un modello di SCM con un approccio network per la definizione delle determinanti delle competitivit? portuale. Secondo tale modello, il valore viene generato dallo sforzo congiunto degli attori portuali nel soddisfare specifiche esigenze di clienti ? target, attraverso lo sfruttamento di differenti interdipendenze (sequenziali, pooled e reciproche) tra le supply chain. In tale contesto, ruolo determinante ricopre l?Autorit? Portuale che ? chiamata ad individuare quelle risorse, i cosiddetti critical assets, che a differenti livelli possono favorire lo sviluppo di relazioni inter-organizzative tra i vari attori portuali nel processo di creazione del valore per il cliente finale.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:93-118
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31506&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001005
Number: 5
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Enrico Massaroni
Author-Name: Silvia Rossi
Title: Utilizzo e distribuzione delle risorse naturali: verso l'impresa eco-efficiente
Abstract: Utilizzo e distribuzione delle risorse naturali: verso l'impresa eco-efficiente (di Enrico Massaroni, Silvia Rossi) - ABSTRACT: La sostenibilit? ambientale ai giorni nostri ? oggetto di riflessione sia tra gli studiosi di discipline aziendali, sia nel mondo degli affari, sia a livello politico-istituzionale nazionale ed internazionale. Questo lavoro ha come primo obiettivo quello di fornire alcuni spunti di riflessione su tale problematica, dal punto di vista dell?impresa, focalizzando l?attenzione sulla necessit? che esse internalizzino le esternalit? negative che producono verso l?ambiente e, pi? in generale, verso la societ? in cui operano. L?esigenza di adeguarsi alle normative europee ed italiane al riguardo, pu? rappresentare un?opportunit? e trasformare l?attenzione all?ambiente in un vantaggio competitivo, in un?ottica di perseguimento dell?eccellenza, in cui l?obiettivo ? quello di soddisfare le attese di tutti gli stakeholder, oltre che garantire un adeguato servizio al cliente. Il secondo obiettivo ? di definire un framework teorico di riferimento per il concetto di eco-efficienza, una grandezza che la letteratura ha descritto, ancora, in termini per lo pi? qualitativi, e la cui quantificazione potrebbe dimostrare quanto il radicamento della sostenibilit? ambientale nella mission delle imprese produttrici di beni o fornitrici di servizi, sia foriero di vantaggi competitivi sostenibili.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:119-150
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31507&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001006
Number: 6
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Alessandro Carretta
Author-Name: Vincenzo Farina
Author-Name: Paola Schwizer
Title: Banche, cultura dei fidi e capitale sociale: si pu? finanziare la fiducia nel territorio?
Abstract: Banche, cultura dei fidi e capitale sociale: si pu? finanziare la fiducia nel territorio? (di Alessandro Carretta, Vincenzo Farina, Paola Schwizer) - ABSTRACT: La fiducia rappresenta una sorta di infrastruttura invisibile nell?ambito del capitale sociale, che identifica l?insieme delle norme comportamentali che incrementano la cooperazione ed ? riferito al complesso delle istituzioni, delle strutture legali e delle regole di governo di un certo contesto. L?applicazione del concetto di capitale sociale all?ambito delle relazioni fra banche ed imprese porta a definire un particolare approccio di concessione del credito che si fonda principalmente su garanzie di tipo sociale e che si costruisce, nel corso del tempo, sia sulla base della fiducia e della reputazione del debitore, sia sulla base delle relazioni che quest?ultimo intrattiene all?interno del contesto di appartenenza e che in qualche modo possono fungere da meccanismo di tipo sanzionatorio in caso di inadempienza. Il lavoro si propone di indagare le relazioni esistenti fra il capitale sociale e l?orientamento culturale sotteso alle politiche di affidamento degli intermediari finanziari attraverso un?analisi cross-country condotta su un campione di 16 paesi OCSE. In termini generali, ? possibile distinguere due orientamenti di fondo sottesi alle politiche dei fidi: un orientamento alla relazione (relationship lending) e un orientamento alla transazione (transaction lending). I risultati sembrano confermare l?ipotesi di fondo della verifica, relativa al fatto che maggiori livelli di capitale sociale possano spiegare i differenti orientamenti culturali degli intermediari finanziari per quanto riguarda le politiche dei prestiti. In particolare, a livelli pi? elevati di capitale sociale corrisponde una tendenza, da parte delle banche, ad instaurare relazioni esclusive con un minor numero di imprese nell?ambito di un orientamento prevalentemente di tipo relazionale. L?effetto positivo associato al capitale sociale in chiave di sviluppo di un certo territorio induce a riflettere circa l?opportunit? di investire maggiori risorse nella fiducia e nel capitale sociale, che possono costituire importanti elementi di miglioramento del rapporto banca-impresa a livello locale.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:153-161
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31508&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001007
Number: 7
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Valerio Lemma
Title: Il valore delle riserve tecniche delle compagnie di assicurazioni secondo le indicazioni del codice delle assicurazioni private (d.lgs. N. 209/2005)
Abstract: Il valore delle riserve tecniche delle compagnie di assicurazioni secondo le indicazioni del codice delle assicurazioni private (d.lgs. N. 209/2005) (di Valerio Lemma) - ABSTRACT: L?emanazione del Codice delle assicurazioni private ha rinnovato l?interesse sul comparto assicurativo, ponendo le necessarie premesse per indagini volte ad un approfondimento sistematico delle disposizioni che al presente regolano la materia in parola, notoriamente caratterizzata da un elevato livello di complessit? tecnica. Tra le molteplici e variegate questioni che la lettura del nuovo codice pone agli studiosi di law and economics meritevole di attenzione appare quella relativa alla determinazione del valore delle ?riserve tecniche? delle compagnie di assicurazione, venendo al riguardo in considerazione uno degli argomenti di primario rilievo ai fini della valutazione delle modalit? di funzionamento delle compagnie suddette. L?importanza ascrivibile alla tematica di cui trattasi diviene, pertanto, ragione fondante della verifica volta all?accertamento della coerenza dei criteri ordinatori ora adottati dal legislatore con gli obiettivi di stabilit? e solvibilit? che, com?? noto, sono alla base della disciplina speciale che presidia il settore. Se ne deduce che l?impianto normativo dettato per la corretta determinazione del valore di dette riserve, dovr? necessariamente fondarsi sull?assunto che tali compagnie siano dotate di un idoneo assetto organizzativo (sia operativo che finanziario), avendo predisposto adeguate procedure di verifica della compliance e di mero controllo interno. Tale ultimo aspetto rileva in modo particolare nel settore che ci occupa, che com?? noto - si contraddistingue per l?inversione del ciclo produttivo. Da un analisi complessiva della legislazione di riferimento emerge, quindi, la preoccupazione di garantire che le imprese di assicurazione si presentino sul mercato come operatori finanziariamente affidabili. Il Codice delle assicurazioni, pertanto, rappresenta un intervento di riordino della normativa previgente finalizzato alla composizione di uno schema operativo che si ? ritenuto necessario per la corretta gestione dell?organizzazione aziendale. ? in tale prospettiva che si coglie il collegamento tra la normativa in tema di valutazione delle riserve tecniche delle compagnie di assicurazione (di cui all?art. 39 C.d.A.) e la logica prudenziale che ispira la legislazione in materia; ci? in quanto la prima rappresenta il momento di specificazione analitica che d? contenuto alla seconda. ? un dato di generale e comune acquisizione che le problematiche connesse all?analisi della solidit? patrimoniale e finanziaria di una compagnia assicurativa ? caratterizzata da problematiche complesse. Nell?esercizio dell?attivit? assicurativa, il quadro di tale tipicit? si incentra, ovviamente, su aspetti pi? propriamente tecnici e finanziari collegati alla gestione; emerge cos? la specifica connotazione del settore assicurativo nel quale, come detto, il ciclo economico dei costi e dei ricavi si contraddistingue sia in termini di modalit? di realizzazione, sia sotto il profilo temporale. Nel settore in esame, la disciplina del bilancio supera la mera funzione di informazione patrimoniale, economica e finanziaria che la dottrina le ha da sempre riconosciuto, assurgendo a strumento di equilibrio delle compagnie e, quindi, dello stesso mercato assicurativo. ? in tale prospettiva che si giustifica una normativa secondaria dettagliata contenente quelle regole che, da un lato, si propongono di ridurre le asimmetrie informative e, dall?altro, di indirizzare l?operativit? verso una gestione che sia sana e prudente. Risulta, quindi, opportuna la scelta di affrontare con apposita norma la questione della solvibilit?, intesa come capacit? di assolvere ai propri impegni. Ed ? in tale ordine logico che il legislatore del codice delle assicurazioni ha deciso di assegnare all?ISVAP il potere di adottare un regolamento di carattere attuativo anche in tema di valutazione delle attivit? patrimoniali: la fonte amministrativa assolve, dunque, un ruolo decisivo nella definizione dell?assetto delle coperture delle riserve tecniche. Da qui l?auspicio di un intervento dell?autorit? di settore che risponda alla specifica esigenza di rivedere il sistema disciplinare oltre il mero aggiornamento delle disposizioni previgenti (che si caratterizzavano per una rigidit? d?impianto che imponeva alti costi di natura transattiva), tale sembra la via migliore per ottenere un incremento complessivo della qualit? della regolazione idoneo a determinare un incremento dell?efficienza del comparto assicurativo e, pi? in generale, la massimizzazione del benessere sociale nel pieno rispetto dei principi dell?ordinamento finanziario italiano.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:163-179
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31509&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001008
Number: 8
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Giuseppe Carriero
Title: Il decreto legislativo di coordinamento con la legge per la tutela del risparmio
Abstract: Il decreto legislativo di coordinamento con la legge per la tutela del risparmio (di Giuseppe Carriero) - ABSTRACT: Emanato a norma dell?art. 43 della legge n. 262/2005 sulla tutela del risparmio, il d. lgs. 29 dicembre 2006, n. 303 (pubblicato in G.U. n. 7 del 10 gennaio 2007, suppl. ord.) appare sostanzialmente scindibile in tre grandi insiemi normativi, corrispondenti agli interventi correttivi apportati ai due testi unici e alla stessa legge sul risparmio (le modifiche alla l. n. 287/1990 per la tutela della concorrenza e del mercato sono invero il frutto delle rinnovate scelte regolamentari), alle quali si aggiungono minimali aggiustamenti a talune leggi speciali. A dispetto delle apparenze, il decreto delegato certo non rappresenta la puntata conclusiva del lungo, controverso e ondivago processo di riforma generato dai noti gravi episodi che, muovendo dal dissesto di societ? con titoli quotati, hanno interessato il mercato finanziario legandosi cronologicamente ad altri eventi di grande rilievo presso la pubblica opinione (dal collocamento di sofisticati prodotti finanziari all?insolvenza di Stati sovrani; da conflitti di interesse epidemici a veri e propri scandali finanziari). Sono infatti nel breve periodo attesi ulteriori significativi interventi disciplinari (basti, senza pretesa di completezza, qui solo rammentare il recepimento della direttiva 2004/25/Ce sulle offerte pubbliche di acquisto; quello della direttiva c.d. Trasparency 2004/109/Ce relativa alle informazioni sugli emittenti strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentari; quello della direttiva c.d. Mifid 2004/39/Ce relativa ai mercati degli strumenti finanziari; quello della direttiva 2006/43/Ce sui conti annuali e consolidati; quello della direttiva 2006/46/Ce sulla correttezza dell?informazione societaria e altro ancora sotto il versante del diritto europeo dei mercati mobiliari; la prossima riforma delle c.d. Auhtorities e la redazione dello statuto dei risparmiatori e degli investitori sotto quello del diritto interno). Ci? non potr? non determinare ulteriori significative modifiche dei testi unici di banca e finanza e, in taluni casi, la rivisitazione di scelte recentemente compiute. L?esponenziale accelerazione del processo legislativo, accompagnata dalla scadente tecnica legislativa (che ne costituisce il suo principale effetto), induce alla sovrapposizione e alla confusione di due realt? (quelle della legge e del diritto) ontologicamente e concettualmente distinte, alla precariet? del lavoro dell?interprete, all?incertezza dell?operatore economico e del cittadino. Ne deriva la primazia del momento descrittivo a scapito dell?assetto sistematico e critico. In tale consapevolezza proveremo, nelle pagine che seguono e con i limiti sottesi a questo aggiornamento, a dare sinteticamente conto dei pi? significativi contenuti del decreto, suddivisi per ordine di argomenti.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:181-191
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31510&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001009
Number: 9
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Salvatore Angione
Author-Name: Antonio Botti
Title: Riorganizzazioni d'impresa tra benefici immediati e differiti: il caso della Banca di Credito Cooperativo dei Comuni Cilentani
Abstract: Riorganizzazioni d?impresa tra benefici immediati e differiti: il caso della Banca di Credito Cooperativo dei Comuni Cilentani (by Antonio Botti, Salvatore Angione) - ABSTRACT: Un processo di riorganizzazione sovente nasconde una serie di criticit? derivanti dal verificarsi di situazioni difformi da quelle ipotizzate. Nella valutazione ex-ante del progetto spesso ci si sofferma pi? sui vantaggi dell?operazione, che sui rischi derivanti dalla medesima. ? questo il punto di partenza del presente lavoro, che studia un caso di fusione tra quattro Casse Rurali per riflettere sulle problematiche derivanti da un processo di riorganizzazione aziendale e verificare se i vantaggi prefigurati dal piano industriale si sono realizzati ed in che lasso di tempo ci? ? accaduto. Il contributo parte dall?individuazione delle motivazioni che hanno spinto i partecipanti alla fusione, analizzando le condizioni competitive ed enucleando gli obiettivi dell?operazione. Tali obiettivi sono confrontati con le finalit? che la dottrina associa a questa operazione per inquadrare la stessa da un punto di vista teorico. Il caso analizzato pu? essere inquadrato in un processo di turnaround, inteso in senso ampio, infatti i partecipanti cercano di fronteggiare il declino delle performance intervenendo sulle strategie, sull?organizzazione, sui processi e sulla cultura. Nel lavoro sono, quindi, discussi i vantaggi collegati alla generazione di sinergie ed alla disponibilit? di specifiche risorse e si evidenzia come tali vantaggi possono realizzarsi solo al raggiungimento di una certa dimensione minima di massa critica, la quale assume per? una duplice dimensione. Infatti, la massa critica presenta una dimensione quantitativa, rappresentata dalla sem?plice sommatoria di fattori patrimoniali, ed una qualitativa, che si manifesta nelle problematiche derivanti dall?integrazione di risorse diverse. Nel caso analizzato il diverso estrinsecarsi della massa critica ? chiaramente testimoniato dal tempo entro il quale i benefici attesi si sono realizzati e dalla loro dimensione. Infatti, i benefici connessi a dimensioni strutturali della massa critica si sono realizzati in un tempo relativamente breve, come evidenziano alcuni indicatori gestionali. I benefici non correlati alla dimensione strutturale si sono concretizzati in un tempo pi? lungo, in quanto hanno richiesto ulteriori azioni funzionali all?integrazione delle diverse ri?sorse. L?analisi evidenzia come in un processo di integrazione non ci si pu? soffermare solamente alla valutazione dell?aspetto dimensionale, ma altre variabili, come l?organizzazione, la cultura, la comunicazione, assumono un?elevata criticit? nel determinare le probabilit? di successo dell?operazione.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:193
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31511&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001010
Number: 10
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Nicoletta Buratti
Author-Name: Sara Cepolina
Title: La gestione dei rapporti Universit?-Impresa in un'ottica di valorizzazione della ricerca pubblica
Abstract: La gestione dei rapporti Universit?-Impresa in un?ottica di valorizzazione della ricerca pubblica (di Nicoletta Buratti, Sara Cepolina) - ABSTRACT: Questo lavoro affronta il tema delle relazioni universit?-impresa come modalit? di trasferimento tecnologico e di valorizzazione delle capacit? di ricerca delle strutture di ricerca accademica. L?obiettivo ? di individuare le condizioni che consentono di instaurare una collaborazione di successo tra universit? e impresa, approfondendo in particolare il ruolo delle capacit? di marketing nella gestione di progetti di sviluppo congiunto. La rilevanza del tema si riconnette alla crescente centralit? attribuita allo sviluppo di relazioni universit? impresa come fattore di innovazione e volano per lo sviluppo delle economie dei paesi industrializzati, esposti a pressioni competitive crescenti, ed alla contestuale necessit? per le Universit? e, pi? in generale, per gli Enti Pubblici di Ricerca, di acquisire nuove capacit?, coerenti con l?adozione di un ruolo maggiormente attivo nella valorizzazione delle proprie capacit? di ricerca. Il lavoro affronta tali problematiche attraverso l?analisi di un progetto di sviluppo congiunto Universit?-Impresa basato sulla collaborazione pluriennale fra una struttura di ricerca della Facolt? di Ingegneria dell?Universit? di Genova ed una piccola impresa del Nord Est. La collaborazione, inizialmente finalizzata al miglioramento incrementale di un prodotto pre-esistente, attraverso la soluzione di alcuni problemi tecnici di funzionamento, si ? successivamente orientata verso un progressivo e radicale ampliamento del progetto originario, giungendo alla concezione di un prodotto radicalmente nuovo, sia sotto il profilo tecnologico che di mercato. Il caso dimostra che nella collaborazione universit?-impresa, specie nei confronti della Pmi, a causa di evidenti e significative differenze di tipo organizzativo e culturale, la fiducia fra i partner e la propensione alla collaborazione da parte dei singoli ricercatori assumono un ruolo determinante ai fini del successo della collaborazione. Si rende quindi necessaria, da parte degli enti pubblici di ricerca che intendano perseguire una strategia attiva di valorizzazione delle proprie capacit? scientifico-tecnologiche, l?attuazione di politiche rivolte ad accrescere le proprie capacit? relazionali, agendo su tre fronti: a livello centrale, con l?obiettivo di creare e sostenere una immagine unitaria; a livello di singole strutture di ricerca, con l?obiettivo di censire, razionalizzare e capitalizzare il valore di iniziative di successo condotte in autonomia, in assenza di un preciso disegno strategico; a livello di singoli ricercatori, con l?obiettivo di diffondere la cultura dell?orientamento alla valorizzazione delle proprie capacit? di ricerca.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:207-235
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31512&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001011
Number: 11
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: Gian Luca Gregori
Author-Name: Valerio Temperini
Title: Problematiche di sviluppo dell'e-learning in Italia: i risultati di un'indagine empirica
Abstract: Problematiche di sviluppo dell?e-learning in Italia: i risultati di un?indagine empirica (di Gian Luca Gregori, Valerio Temperini) - ABSTRACT: Nell?era della societ? e dell?economia della conoscenza, si osserva una particolare attenzione per le soluzioni offerte dalla nuove tecnologie soprattutto in tema della formazione continua. E? in tale contesto che l?e-learning sta suscitando un crescente interesse, grazie ai diversi vantaggi e alle potenzialit? che tale modalit? formativa pu? consentire di sfruttare. Tali tendenze sembrano essere confermate dai dati di mercato, i quali evidenziano un?espansione della domanda. Esistono, tuttavia, degli aspetti problematici circa la diffusione di tale strumento. A tal proposito, si evidenzia, ad esempio, lo scarso ricorso da parte delle piccole e medie imprese, per le quali l?e-learning rappresenta una opportunit? di accesso alla formazione, ma che per motivi soprattutto di natura culturale e tecnologica, non viene utilizzato da parte di queste ultime. Uno dei principali aspetti problematici che vengono riscontrati in relazione allo sviluppo dell?e-learning, ? costituito dalla necessit? di dimostrazione della sua efficacia. Quest?ultima, pu? essere considerata come componente determinante della qualit?, e ci? soprattutto se ci si pone nell?ottica dell?utente. Ed ? proprio la qualit? ad essere sempre pi? considerata il fattore competitivo rilevante nel settore dell?e-learning, e quindi ad essere posta al centro delle strategie delle imprese offerenti.
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:237-256
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31513&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001012
Number: 12
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: n.d.
Title: Recensioni
Abstract:
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:259-266
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31514&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001013
Number: 13
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: n.d.
Title: IRAT, Schede bibliografiche
Abstract:
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:267-273
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=31515&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001014
Number: 14
Template-type: ReDIF-Article 1.0
Author-Name: n.d.
Title: Gli Autori di questo numero
Abstract:
Classification-JEL:
Keywords:
Note:
Pages:274-275
Volume: 2007/1
Year: 2007
Issue:1
File-URL:http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=38682&Tipo=Articolo PDF
File-Format: text/HTML
Handle: RePEc:fan:ededed:v:html10.3280/Ed2007-001015
Number: 15