L'impronta del trauma. Sui limiti della simbolizzazione
Contributi
Tiziana Bastianini, Stefano Bolognini, Paolo Cruciani, Patrizia Cupelloni, Pia De Silvestris, Maria Grazia Fusacchia, Eugenio Gaburri, Celestino Genovese, Andreas Giannakoulas, Alberto Luchetti, Giuseppe Maffei, Antonio Pascale, Lucio Russo, Carole Beebe Tarantelli, Sarantis Thanopulos
Collana
Livello
Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti
Dati
pp. 224,   2a ristampa 2018,    1a edizione  2009   (Codice editore 1422.13)

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Codice ISBN: 9788856810134
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In breve
Un confronto scientifico tra analisti di impostazione diversa per mettere al lavoro la teoria e i diversi modelli psicoanalitici sul trauma rispetto alle nuove forme di patologia e di sofferenza psichica.
Presentazione del volume

Questo Quaderno del Centro Psicoanalitico di Roma, sezione locale della Società Psicoanalitica Italiana, propone a più voci una riflessione ed un confronto su una specifica questione: la simbolizzazione del trauma nell'epoca del traumatismo diffuso.
Oggi un clima culturale violento e condiviso permea di traumatismo ogni forma di relazione. Tragicamente la realtà del trauma si impone violenta e orrorifica, incide sulle funzioni rappresentazionali individuali e collettive e informa in modo nuovo la relazione tra reale e psichico.
L'evento traumatico non è solo un evento isolato, che può capitare, ma si presenta come un clima diffuso, a stento arginabile, un sistema comunicazionale, un modello culturale. La brutalità del trauma lascia un'impronta nella vita psichica di ogni soggetto, a volte prima ancora che questi abbia la possibilità di simbolizzare, a volte costringendolo a ripristinare un ordine simbolico nuovo perché quello costituito viene attaccato e perso.
Nelle situazioni gravi il trauma rimane fuori dalla capacità di rappresentazione e di pensabilità, fuori dalla sfera dell'Io, e lascia un'impronta, un "oggetto psichico residuale", connotato di morte, che distrugge l'organizzazione psichica acquisita. Produce una destrutturazione interna e ridetermina l'assetto identitario. Si costituisce allora nella vita psichica del soggetto traumatizzato un'area chiusa che potrebbe far pensare alla condizione del "musulmano" di cui parla Primo Levi, una figura viva-morta che include un grumo psichico asimbolico in cerca di nuova espressività.
Se lo spartiacque traumatico, il dopo di un evento che tutto cambia e che tutto risignifica, consente di sopravvivere alla vita precedente, esperienza oggi sempre più frequente, è necessario che gli psicoanalisti ripensino la morte e la vita con funzioni psichiche diverse da quelle del lutto. I testi qui raccolti costituiscono un'occasione di confronto scientifico tra analisti di impostazione diversa per mettere al lavoro la teoria e i diversi modelli psicoanalitici sul trauma rispetto alle nuove forme di patologia e di sofferenza psichica.

Indice


Nota introduttiva
Parte I. Un alfabeto per rappresentare il dolore
Patrizia Cupelloni, Con la testa in mano
Antonio Pascale, Scrivere il trauma
Sarantis Thanopulos, Fra trauma e desiderio
Parte II. Psicoanalisi del trauma
Tiziana Bastianini, Al di qua della simbolizzazione. Come "quei frutti che la beccata di un uccello ha fatto maturare troppo in fretta"
Paolo Cruciani, Il trauma fra realtà esterna e mondo interno
Andreas Giannakoulas, Il trauma e le sue vicissitudini
Giuseppe Maffei, Il trauma della bruttezza
Lucio Russo, Evento e Psiche
Parte III. Clinica del trauma
Stefano Bolognini, Coscienza, consapevolezza, integrazione. L'analisi come esperienza post-traumatica
Pia De Silvestris, Il trauma come superamento dell'istinto di morte
Maria Grazia Fusacchia, La bambina e la medusa. Trauma sessuale infantile
Eugenio Gaburri, La vergogna, l'indifferenziato e il trauma
Carole Beebe Tarantelli, La paura di diventare polvere: appunti su un gruppo per donne vittime di incesto
Conclusioni
Alberto Luchetti, Il trauma e la sua impronta. Per una interpunzione
Nota storico-critica
Celestino Genovese, Il trauma psichico: il percorso freudiano, la sua eredità e altre vicissitudini
Gli autori.


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