Il valore dell'imperfezione. L'approccio wabi sabi al design
Livello
Saggi, scenari, interventi
Dati
pp. 136,   4a ristampa 2019,    1a edizione  2011   (Codice editore 84.20)

Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 23,00
Disponibilità: Discreta


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Codice ISBN: 9788856838862

In breve
Il libro indaga il valore attribuibile alle imperfezioni degli oggetti, proponendole come sintomi di un’inequivocabile unicità del prodotto. Ridare valore all’imperfezione significa progettare prodotti capaci di invecchiare, di modificarsi, di essere riparati; significa stimolare il legame emotivo tra utente e prodotto.
Presentazione del volume


Gli artefatti sono intrinsecamente destinati ad accompagnare la vita degli individui, contribuendo a palesarne l'identità. Sono entità vive e mutevoli, che possono cambiare dinamicamente il loro aspetto o perfino la loro funzione. Così come rughe, cicatrici o nèi costituiscono una testimonianza del passaggio del tempo e delle esperienze per l'uomo, analogamente usura, ingiallimento e difetti sono sintomatici dell'evoluzione e dell'unicità dell'artefatto.
Le imperfezioni divengono elementi narrativi, che raccontano il vissuto specifico dell'artefatto, le sue peculiarità e l'uso che ne è stato fatto. Così l'imperfezione diviene un valore da ricercare, come era avvenuto in Oriente con l'influsso del wabi sabi, la "bellezza delle cose mutevoli, imperfette e temporanee". "Imperfetto" è assunto come sinonimo di reale, naturale, inevitabile, umano.
Attribuire valore all'imperfezione significa progettare prodotti capaci di invecchiare, di modificarsi, di essere riparati; significa stimolare il legame emotivo tra utente e prodotto, allungarne il ciclo di vita e, soprattutto, accettare la presenza di una variabile non controllabile che spesso "cambia il finale del racconto".
Il libro indaga il valore attribuibile alle imperfezioni degli oggetti, proponendole come sintomi di un'inequivocabile unicità, fautrici del rafforzamento del legame emotivo, nel tempo e nello spazio, in una dialettica fra passato e contemporaneità, fra cultura orientale e fermento occidentale.

Francesca Ostuzzi svolge attività di ricerca presso il Politecnico di Milano sulla sostenibilità ambientale, per l'allungamento del ciclo di vita dei prodotti industriali.
Giuseppe Salvia svolge attività di ricerca sul rapporto tra design, artefatti e consumo sostenibile, soprattutto tramite il coinvolgimento degli utenti.
Valentina Rognoli è ricercatrice presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, sui temi dei materiali, la loro dimensione espressivo-sensoriale e il rapporto con neuroscienze ed emozioni.
Marinella Levi è professore ordinario presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, promuovendo la cultura dei materiali per il design, e il loro rapporto con tecnologie, sensorialità e sviluppo sostenibile.

Indice


Introduzione
Wabi sabi, una lunga tradizione di perfette imperfezioni
(Introduzione al wabi sabi; Wabi sabi in Oriente; Progettare wabi sabi; Wabi sabi in Occidente)
Un prodotto eternamente tuo
(Soddisfazione e allungamento della vita del prodotto; Il caso "Eternally yours")
Valorizzare l'errore
(L'unico/industriale, ovvero l'errore in ambito industriale; Unico/industriale: il materiale; Unico/industriale: il processo produttivo; Unico/industriale: l'assemblaggio)
Menorie del tempo e dell'uso
(Visualizzare il tempo; Gli oggetti obsoleti; Il tempo e la materia; Visualizzare l'uso; Gli oggetti incompleti e le tracce come appropriazione; Riprogettare tramite l'uso quotidiano)
La rottura come nuovo inizio
(Restaurare, riparare, rianimare: l'intervento curativo ovvero il design dopo il progetto; La rottura e la riparazione; La rottura che apre nuovi scenari)
Bibliografia
Gli autori.