Le pietre liguri nell'architettura di Genova durante il regime fascista
Contributi
Leda Capponi, Eugenio Poggi
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 172,   figg. 30,     1a edizione  2016   (Codice editore 1579.2.22)

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In breve
Le architetture genovesi del periodo fascista offrono una chiave per comprendere la media della produzione edilizia nazionale cui il regime progressivamente tendeva, rivelando l’obiettivo centrale delle proposte di Marcello Piacentini riguardo a un’architettura italiana destinata alle masse e bilanciata tra tradizione e innovazione, tra utilitarismo e qualità. Le pietre liguri ne costituirono una componente espressiva fondamentale nei valori tettonici, materici e cromatici, come questo volume ci mostra.
Presentazione del volume

L'impiego dei materiali lapidei nell'industria italiana delle costruzioni, durante il regime fascista, rispose a pluralità di obiettivi produttivi, occupazionali, scientifici, tecnici e culturali; tuttavia parte della storiografia ha preferito soffermarsi soprattutto sulle motivazioni ideologiche e sui riferimenti alla romanità antica, sottovalutando gli aspetti
complessi e contraddittori.
L'architettura genovese degli anni Trenta ne costituisce una testimonianza pregnante grazie all'ampiezza degli investimenti pubblici in infrastrutture e servizi, alle relazioni con le esperienze milanesi e romane, nonché a un vivace sviluppo dell'edilizia residenziale da reddito. La promozione e l'uso dei litotipi liguri seguì le stesse coordinate economiche e tecniche sperimentate nelle altre città italiane, condotte entro una ricerca di attento equilibrio tra i due distinti piani delle esigenze locali e nazionali.
Il Portoro e il Rosso Levanto furono destinate all'esportazione o agli impieghi più esclusivi in virtù del loro alto valore; la Pietra di Finale e il Verde Polcevera conobbero un'ampia diffusione anche al di fuori dei confini regionali.
Le sistemazioni dei comparti urbani di piazza Dante e dell'area dell'alveo della foce del Bisagno definiscono - nel loro insieme - due rassegne tra le più complete e convincenti, strutturate e organiche della cultura progettuale del tempo, che sono pari, per qualità, alle molte "città di fondazione", al ricco patrimonio dell'edilizia privata milanese e agli interventi realizzati a Roma. Esse offrono una chiave per comprendere il percorso di ricerca di una produzione edilizia nazionale media: obiettivo centrale delle proposte elaborate da Marcello Piacentini tra il 1932 e il 1941.

Marco Spesso, architetto, docente presso l'Ateneo di Genova, si occupa dei caratteri e dei temi propri della cultura architettonica italiana, anche nelle sue diramazioni in contesti internazionali, dall'età rinascimentale al XX secolo.

Gerardo Brancucci, geologo, docente presso l'Ateneo di Genova, si occupa di territorio con particolare attenzione alle relazioni tra processi naturali e antropizzazione non trascurando i molteplici punti di contatto tra geologia e architettura per quanto attiene, in particolare, l'utilizzo dei materiali lapidei nel loro percorso dalla cava alla messa in opera.

Indice
Introduzione
Marco Spesso, Appunti sull'impiego dei materiali lapidei nell'industria italiana delle costruzioni durante il regime fascista
(Appendice. Testi da "Marmi pietre graniti")
Leda Capponi, Pietre liguri e nazionali per la costruzione della City della Grande Genova
(Schede documentarie (Archivio Storico del Comune di Genova))
Gerardo Brancucci, Il "mondo" del marmo al tempo del fascismo
Gerardo Brancucci, Eugenio Poggi, La Liguria e le sue rocce.