Comunità terapeutica e comunità locale. Dalla vulnerabilità alla condivisione
Contributi
Maurizio Mirandola, Roberto Maroni
Argomenti
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 128,      1a edizione  2016   (Codice editore 1563.57)
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In breve
Riportare la società a misura d’uomo, uscire dalla logica incrementale del successo e del consumo e ridare vita alla dimensione collettiva sono tra le cose migliori che le comunità terapeutiche tendono a fare, valendosi in realtà di quel millenario patrimonio di cultura contadina di cui il nostro paese è dotato. Le radici delle comunità terapeutiche poggiano sulle radici più profonde della cultura rurale italiana. Prima che sia del tutto tardi, è ora di ritrovarle.
Presentazione del volume

Abbiamo bussato e ci hanno aperto. Ci hanno cercato e abbiamo risposto. Abbiamo incontrato gente di sport. Ci siamo parlati, ci siamo capiti. Nel dire che lo sport è strada educativa. Abbiamo incontrato gente d’azienda. Si è convenuto che si scrive lavoro e si legge uomo. Che l’uomo che lavora e che si presenta ai cancelli non mette la tuta e diventa robot. Sotto la tuta c’è l’uomo di prima. Con pensieri leggeri o pensieri dolenti, con sorriso di volto o volto sperduto. Abbiamo incontrato genitori e insegnanti, su invito di scuole e comuni. Per dire che il figlio è un ragazzo con pensieri nascenti che vanno ascoltati. Per dire che lo studente è un ragazzo e che vale lo sguardo a ciascuno rivolto. E capire la classe segreta. Abbiamo incontrato ragazzi per dire che la vita è bella. Li abbiamo portati a pensare al tanto che abbiamo. La bellezza di un pianeta che sembra fatto apposta per noi, gli esseri umani. La generosità della Terra con il suo eterno ritorno di doni in ogni stagione dell’anno. E la nostra capacità di amare. Tutto il resto è superfluo o conta di meno.
Il volume esprime la specificità delle comunità terapeutiche italiane e cioè la gestione collettiva della crisi della presenza. Invece che essere confinati nelle riserve indiane della terapia uno a uno (anche laddove necessaria, mai da sola sufficiente) la vita di gruppo, lo specchiarsi negli altri ogni giorno consente alle soggettività, normalmente imprigionate da modelli esterni standard, di “fare il loro gioco”, di venire in luce e di permettere alle persone, anche alle più ferite e lacerate, di ritrovare se stesse e l’attaccamento alla vita necessario a chiunque per andare avanti.
Riportare la società a misura d’uomo, uscire dalla logica incrementale del successo e del consumo e ridare vita alla dimensione collettiva sono tra le cose migliori che le comunità tendono a fare, valendosi in realtà, cosa che non molti hanno compreso, di quel millenario patrimonio di cultura contadina di cui il nostro paese è dotato. Le radici delle comunità terapeutiche poggiano sulle radici più profonde della cultura rurale italiana. Prima che sia del tutto tardi, è ora di ritrovarle.

Natale Bottura, vita professionale nella scuola come docente e dirigente, collabora con istituzioni pubbliche e del privato sociale su temi di natura educativa.
Sergio Bovi, direttore di Arca Formazione, esperto in dipendenze e disagio sociale, lavora da diversi anni in Comunità terapeutica.
Giovanni Pieretti insegna Sociologia dell’ambiente all’Università di Bologna. Si occupa di dipendenze patologiche da oltre trent’anni.

Indice
Maurizio Mirandola, Presentazione
Roberto Maroni, Introduzione
Una nota degli autori
Sergio Bovi, La Comunità terapeutica non è un recinto
(Kayrós, ovvero un tempo favorevole; Le opportunità disuguali; Santiago di Compostela, o di un viaggio emblematico; La Comunità non è un recinto; La direzione dei passi; Il tempo delle alleanze educative; I passi percorsi)
Giovanni Pieretti, Dalla vulnerabilità alla condivisione comunitaria
(Per un modello italiano delle Comunità terapeutiche; Di quale trama è il tessuto comunitario; Comunità e coscienza collettiva; Uno sguardo ampio; Le radici della Comunità)
Natale Bottura, La direzione dei nostri passi
(Chiavi per uscire; Si scrive lavoro… e si legge uomo; Le tre esperienze; Felici di giocare; Domenica 11; Una lettera sul sito; E per meta una scuola; Sere di incontri; Strade chiuse; Le ragioni e i torti; A scuola si può; La tavola del Priore di Bose; Alma Mater; Una Messa inusuale; Stefano; Riferimenti bibliografici).