Storia di un manicomio italiano. Dallo "spedale de' pazzerelli" alla chiusura dell'ospedale psichiatrico di Torino
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Studi, ricerche
Dati
pp. 144,      1a edizione  2019   (Codice editore 1531.12)
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In breve
Nel quadro della tormentata storia della psichiatria, il volume racconta alcune delle vicissitudini del trattamento delle persone residenti in provincia di Torino affette da disturbi mentali, durante il regno sabaudo e nei primi venticinque anni della Repubblica, fino a giungere alla travagliata liberazione di tanti cittadini italiani sottoposti a un regime di segregazione ingiusto e degradante e, in particolare, alla chiusura dell’istituto nato come regio manicomio di Torino, cinque anni prima della legge 13.05.78, che ha decretato l’abrogazione della normativa sui manicomi e gli alienati.
Presentazione del volume

Il libro racconta, nel quadro della tormentata storia della psichiatria, alcune vicissitudini del trattamento delle persone residenti in provincia di Torino affette da disturbi mentali, durante il regno sabaudo e nei primi venticinque anni della repubblica italiana.
Nel 1968 il movimento di contestazione giovanile aveva messo in discussione le istituzioni autoritarie e repressive della società, ospedali psichiatrici compresi, identificati tra le roccaforti erette a difesa degli interessi della classe dominante. Nel dicembre dello stesso anno gli studenti della facoltà di Architettura di Torino contestavano fortemente l'iniziativa della Provincia di costruire un nuovo ospedale psichiatrico. Chiedevano e ottenevano di prendere contatto con i reparti della succursale di Collegno del manicomio di Torino e dare così testimonianza delle condizioni disumane in cui vivevano le persone che vi erano internate.
La ricerca esposta nel volume documenta come alcuni mesi dopo, nel fabbricato progettato da Talucchi come regio manicomio di Torino, sia stata attivata la prima comunità terapeutica. Un'iniziativa originale, soprattutto perché realizzata non già come operazione di vertice, ma grazie al sostegno dato dalla popolazione della città a due giovani psichiatri e a un gruppo di infermiere orientate a migliorare le condizioni di vita delle ricoverate, nonostante l'avversione dei sindacati aziendali. In questo contesto "diecine e diecine di malate, inaridite e incupite dalla lunga reclusione manicomiale, tornarono a sentire interesse per il mondo, a sorridere e a credere nel futuro. Nella quotidiana assemblea poterono liberamente esercitare il diritto di delirare e di esprimere la rabbia accumulata in tanti anni di ingiusta ospedalizzazione psichiatrica". Quell'iniziativa ha dato l'avvio, con l'"organizzazione psichiatrica di settore", alla travagliata liberazione di tanti cittadini italiani sottoposti a un regime di segregazione ingiusto e degradante e, in particolare, alla chiusura dell'istituto nato come regio manicomio di Torino, cinque anni prima della legge 13.05.78, che ha decretato l'abrogazione della normativa sui manicomi e gli alienati.

Giuseppe Luciano
, medico specialista in Neuropatologia e psichiatria e in Neuropsichiatria infantile, ha lavorato negli ospedali psichiatrici di Torino e nei servizi di salute mentale a essi alternativi dal 1965 al 1986, negli ultimi dieci anni in qualità di Primario. Ha ricoperto l'incarico di responsabile dell'Ufficio riforma psichiatrica della Regione Piemonte nel periodo 1979-1980.

Indice
Introduzione
Trattamento dei malati di mente nel Regno sabaudo, nel periodo dello "spedale de' pazzerelli" (1729-1834) e nei primi settanta anni del Regio manicomio di Torino (1834-1904)
(La condizione dei "pazzerelli" a Torino all'epoca in cui Vittorio Amedeo II diventa il primo sovrano del Regno sabaudo; Finalità, caratteristiche e percorso dello "spedale de' pazzerelli" di Torino; Lo stato della psichiatria dell'Ottocento nella ricerca e nell'organizzazione assistenziale; Quadro storico della nascita e del percorso del regio manicomio di Torino nei suoi primi settanta anni di attività (1834-1904); Criteri di riferimento di Giuseppe Maria Talucchi nell'impostazione architettonica data al Regio manicomio di Torino e la consulenza fornitagli da Giovanni Stefano Bonacossa; Nascita del manicomio di Collegno, istituto di ricovero per "maniaci" maschi; I più autorevoli successori di Bonacossa nella direzione del regio manicomio, nell'insegnamento della psichiatria presso l'Università di Torino e nella ricerca condotta con il laboratorio neuropatologico; Analisi dei fattori delle caratteristiche repressive del Regio manicomio di Torino; Sintesi del capitolo)
Legge n. 36 del 1904 su "disposizioni sui manicomi e gli alienati" e regolamento di esecuzione del 1909; Avvio delle riforme dello Stato sabaudo, della sanità e dell'assistenza, nel quadro storico del Regno d'Italia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento; Contributo dell'opera di Camillo Golgi e di Santiago Ramon Y Cajal, di Jean-Martin Charcot, della scuola di Nancy, delle ricerche del giovane Sigmund Freud e degli studi di Durkheim allo sviluppo della neuropatologia e della psichiatria; Avvento della legge n. 36 del 1904, sui manicomi e gli alienati, emanata dal secondo governo Giolitti (1903-1905) e relativo regolamento di esecuzione del 1909 con R.D. n. 615; Valore e limiti della legge sui manicomi e gli alienati e quelli del regolamento di esecuzione; Ricaduta della legge sui manicomi e gli alienati sul manicomio di Torino e delle sue succursali; Sintesi del capitolo)
Il Manicomio di Torino nella prima metà del Novecento
(Introduzione al quadro storico e alla normativa sanitaria della prima metà del Novecento: dal periodo giolittiano alla caduta della monarchia sabauda e al secondo dopoguerra; Incontro della psichiatria della prima metà del Novecento con la psicoanalisi e le altre psicologie, con l'etologia e la fenomenologia tedesca; Tecniche terapeutiche innovative introdotte nella pratica clinica psichiatrica nella prima metà del Novecento: dall'insulinocomaterapia alla elettroshockterapia; Differenti modalità di interpretazione e applicazioni della legge sui manicomi e gli alienati e relativo regolamento di esecuzione nelle diverse Province italiane; Due esempi di differente interpretazione e applicazione della legge n. 36 e relativo regolamento di esecuzione: l'assistenza psichiatrica praticata dalla Provincia di Padova e quella praticata dalla Provincia di Torino; Sintesi del capitolo)
Stato della psichiatria nel quadro degli sviluppi legislativi e organizzativi della sanità italiana, dal secondo dopoguerra agli anni Cinquanta e Sessanta
(Introduzione storica al secondo dopoguerra e agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: le riforme della sanità e la normativa per l'elezione dei consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario; Il dibattito internazionale sulla natura della psichiatria: dalla contestazione dei suoi orientamenti nosografici e psicodinamici al movimento dell'antipsichiatria; Lo stato della psichiatria nel campo della ricerca: la prospettiva del passaggio dalla neurobiologia cellulare alla neurobiologia molecolare della mente e le proposte innovative in ambito tecnico-organizzativo; Evoluzione del pensiero dominante sulla natura dei disturbi mentali e sulla funzione degli ospedali psichiatrici negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: la posizione prevalente nelle associazioni degli psichiatri e delle forze politiche e sociali; Lo sviluppo della consapevolezza dell'opinione pubblica sulle condizioni di vita delle persone ricoverate nei manicomi: il ruolo degli organi di informazione; Valore e limiti della prima riforma della legge sui manicomi e gli alienati, approvata durante il terzo governo Moro: la legge Mariotti 18.03.1968 n. 431; Sintesi del capitolo)
Le strutture ospedaliere e ambulatoriali per i malati di mente in Provincia di Torino e lo stato dell'Ospedale psichiatrico nella seconda metà degli anni Sessanta
(Introduzione storica alla seconda metà degli anni Sessanta: l'avvento della contestazione giovanile; Attività ambulatoriali e ospedaliere svolte per l'assistenza delle persone affette da disturbi mentali, in aggiunta agli ospedali psichiatrici; L'Ospedale psichiatrico di Torino e le sue succursali nella seconda metà degli anni Sessanta; Caratteristiche specifiche dei singoli Reparti dell'Ospedale psichiatrico di Torino; Presentazione di alcune delle ricoverate del Reparto 5; Staff medico, suore caporeparto, personale di assistenza e dei servizi generali, impiegati e sindacati aziendali rispetto alle condizioni di vita delle persone internate; Sintesi del capitolo)
Vicende che portarono alla chiusura dell'Ospedale psichiatrico di Torino, nel 1973, cinque anni prima della legge abrogativa; Convegno del 13 dicembre 1968, promosso dagli studenti di medicina e architettura dell'Università di Torino sul tema: "È un crimine costruire un nuovo ospedale psichiatrico?"; Una lettera aperta di un gruppo di infermiere psichiatriche ai Quotidiani di Torino testimonia, all'inizio del 1969, che il fronte del personale innovatore si sta allargando con consapevolezza e determinazione; Nella primavera del 1969, il movimento studentesco, l'associazione per la lotta contro le malattie mentali e un variegato gruppo di cittadini ritornano in Ospedale psichiatrico; L'avvio della psichiatria di settore; L'organizzazione ospedaliera ed extraospedaliera del settore psichiatrico Torino Centro e degli altri settori; La figura e l'opera dei Presidenti degli OO.PP. che si sono succeduti dal 1968 al 1971; Il cammino della psichiatria di settore fino alla chiusura dell'Ospedale psichiatrico di Torino; Un'iniziativa e un impegno nel cinquantesimo anniversario della fondazione della prima comunità terapeutica, che ha dato l'avvio alla chiusura del Manicomio di Torino; Sintesi del capitolo)
Allegato
Bibliografia di riferimento.