LIBRI DI EMANUELA SAITA

La ricerca ha estratto dal catalogo 27 titoli

Marialuisa Gennari, Sara Molgora

La costruzione della domanda psicologica attraverso il colloquio clinico

I fondamenti, il metodo, i contesti

Il volume intende offrire una cornice di lettura e strumenti utili al professionista che, pur operando in vari contesti, deve “costruire” domande articolate, frutto di un processo dialogico e dinamico. Un testo per gli psicologi in formazione, ma anche per gli operatori dell’area psico-sociale che devono affrontare richieste di intervento psicologico spesso formulate in modo confuso.

cod. 1229.1

Martina Panzeri, Gaia Santarpia, Chiara Fusar Poli, Sara Molgora, Emanuela Saita, Federica Facchin

L’impatto psicologico a breve termine del Covid-19: una revisione sistematica della letteratura

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2021

Il Covid-19 è comparso a Wuhan, in Cina, nel dicembre del 2019. La malattia causa difficoltà respiratorie e numerose altre complicazioni quali stanchezza, febbre, dolori muscolari e, in alcuni casi, diarrea e vomito, e può essere fatale.La correlazione tra malattie infettive e disagio psicologico è già emersa durante altre epidemie, come quella di SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) e di Ebola. Questa revisione sistematica della letteratura è volta ad indagare le ripercussioni psicologiche a breve termine che il Covid-19 può avere sulla popolazione generale. Mediante una procedura di analisi tematica sono stati individuati dei temi ricorrenti negli articoli selezionati. I risultati più significativi riguardano l’impatto dei social media e le ripercussioni a livello di ansia e depressione.In particolare, le notizie false trasmesse dai media alimentano ulteriormente l’ansia provata dalla maggior parte della popolazione e fattori quali l’essere giovani o anziani, l’essere studenti, poco istruiti, divorziati o vedovi contribuiscono ulteriormente a peggiorare la sintomatologia. Seguire, invece, le linee-guida proposte dal Governo e avere informazioni chiare e comprensibili si sono rivelati due fattori di protezione contro l’insorgenza di sintomi ansiosi. Dalla ricerca è emerso un bisogno di monitoraggio per le popolazioni più a rischio e la necessità di studiare questi fenomeni sul lungo periodo, replicando gli studi in Paesi occidentali.

Emanuela Saita

L’eco dell’esperienza sul nostro sapere

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2021

In questo commento si sostiene l’idea che la conoscenza specifica di ciascuna disciplina che si occupa della cura della salute si debba collegare ad altre forme di conoscenza, affinché la scienza possa effettivamente essere di aiuto in sfide complesse come l’attuale pandemia e pos-sa rispondere a futuri incerti che caratterizzano il nostro tempo.

Chiara Maiorani, Sara Molgora, Emanuela Saita

Affrontare la tocofobia: presentazione del modello di intervento ARTEMIS ed evidenze preliminari di utilità

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2021

La tocofobia, ovvero una paura intensa del parto si configura come disturbo clinico che ri-guarda all’incirca il 14% delle gestanti. Diversi fattori, medici, psicologici individuali e relazionali-sociali sono stati messi in relazione con tale disturbo. Inoltre, numerosi studi si sono oc-cupati di indagare il legame tra tocofobia e disturbi di natura ansiosa e depressiva, senza giun-gere ad oggi a risultati univoci. La letteratura ha però sottolienato come la tocofobia possa ave-re un effetto negativo sul benessere della madre e sullo sviluppo del bambino anche nel post-partum. Tale dato suggerisce l’importanza di interventi per la tocofobia al fine di prevenire le conseguenze negative mediche e psicologiche durante la gravidanza e nel post-partum. Il presente contributo presenta uno specifico modello di intervento, chiamato ARTEMIS, che integra il modello psicosomatico e il modello di elaborazione adattiva dell’informazione attraverso l’utilizzo di alcune tecniche terapeutiche specificatamente sviluppate entro tali model-li (EMDR, mindfulness, ipnosi). Gli effetti dell’intervento sono stati valutati su 10 donne che hanno ricevuto il trattamento. Tale studio mette in luce come vi sia un decremento statisticamente significativo a seguito del trattamento sia della paura del parto, sia dell’ansia di stato e di tratto. I risultati, seppur prelimi-nari, suggeriscono la potenzialità del protocollo proposto e incoraggiano a proseguire nella sua validazione, sia mediante studi di esito su campioni più ampi, sia attraverso studi di processo volti a comprenderne i meccanismi di funzionamento.

Emanuela Saita, Giulia Ferraris, Sara Molgora, Valentina Fenaroli, Massimo Grassi

L’immagine corporea in donne con tumore al seno. Una ricerca entro una prospettiva relazionale

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2018

Lo scopo principale di questo contributo è esplorare come variabili individuali e relazionali incidono sulla percezione corporea di pazienti con tumore al seno, contraddistinguendo diversi pattern personali e tipologie di legame. A tal fine è stato condotto uno studio esplorativo per delineare quali aspetti intrapsichici (an-sia, depressione, caratteristiche di personalità, stili di coping e flessibilità nel co-ping) e relazionali (coping diadico e vicinanza con il partner) incidono sulla im-magine corporea di donne operate di un tumore al seno. La ricerca ha incluso 30 soggetti (15 pazienti e 15 partner). Le analisi hanno evidenziato l’esistenza di due differenti profili: la maggioranza delle donne presenta una immagine corporea non alterata dalla malattia, che è inclusa in un pattern caratterizzato da un be-nessere globale della donna e da un migliore funzionamento di coppia, un nume-ro inferiore di pazienti presenta un’immagine corporea compromessa oltre che preoccupazione ansiosa e sintomatologia depressiva, si tratta in questo caso di donne in coppie che utilizzano strategie di coping diadico negativo. In conclusio-ne, i risultati evidenziano l’importanza delle componenti relazionali sull’immagine corporea di donne operate di tumore al seno, suggerendo l’utilità di implementare l’assunzione di una prospettiva diadicamente orientata.

Sara Molgora, Arianna De Donno, Valentina Fenaroli, Maria Pia Baldini, Emanuela Saita, Edgardo Somigliana

Infertilità e procedure di procreazione medicalmente assistita: adattamento di coppia e stile di attaccamento romantico

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2018

L’infertilità costituisce un problema che oggigiorno affligge numerose coppie, configurandosi come un’esperienza stressante, dolorosa e potenzialmente trau-matica. In seguito alla diagnosi di infertilità molte coppie decidono di sottoporsi alle procedure di procreazione medicalmente assistita per avere un figlio. Sia la diagnosi di infertilità, sia il successivo ricorso a tali procedure rappresentano una fonte di stress non solo per ciascun partner, ma anche per la coppia in quanto ta-le. Diversi studi hanno indagato il ruolo di alcune variabili nel modulare tale im-patto stressante e i suoi effetti sul benessere individuale e relazionale. Il presente contributo intende esplorare in un campione di coppie che si sta sottoponendo a tecniche di procreazione medicalmente assistita la rappresentazione che i singoli partner hanno della qualità della relazione di coppia, alla luce di variabili: (1) so-cio-demografiche, ovvero l’età dei partner e la durata della relazione di coppia; (2) mediche, quali la causa dell’infertilità ed un’eventuale storia pregressa di ten-tativi di procreazione non andati a buon fine; (3) intrapsichiche, ovvero lo stile di "attaccamento romantico" di ciascun partner. A 167 coppie, all’inizio di un percorso di procreazione medicalmente assistita, sono stati somministrate i seguenti strumenti: Dyadic Adjustment Scale; Experience in Close Relationship Que-stionnaire; scheda per la raccolta di dati socio-anagrafici e informazioni medi-che. I risultati indicano che né le variabili socio-anagrafiche (età dei partner e du-rata della relazione), né le variabili mediche (diagnosi, numero dei tentativi e tipo-logia di trattamento) sembrano avere alcun effetto sull'adattamento di coppia, sia nel campione delle donne che in quello degli uomini. Di contro, emerge un ef-fetto significativo dell’ansia di abbandono e dell’evitamento sull’adattamento di coppia nelle donne, mentre solo dell’evitamento sull’adattamento di coppia negli uomini. Tali risultati mostrano la presenza di differenze di genere, connesse con le specifiche modalità di vivere ed affrontare l’esperienza dell’infertilità negli uomi-ni e nelle donne. Inoltre, mettono in luce come la coppia sembra in questa fase specifica configurarsi come un contenitore di alcune fatiche che risultano essere più di natura individuale, interrogando clinici ed operatori sociali sul tipo di inter-vento psicologico più adatto in questa delicata fase.

Emanuela Saita, Miriam Fanciullo, Federica Facchin

"Inside hell": una revisione sistematica narrativa della letteratura sul rischio suicidario tra gli agenti di polizia

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2018

Secondo i dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno commettono suicidio fino ad 800.000 persone, soprattutto di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Si tratta dunque di un problema complesso, che muove interrogativi di tipo clinico-sociale e filosofico. Tra le diverse categorie professionali, quella degli agenti di polizia sembra essere particolarmente a rischio per l’esposizione ad eventi potenzialmente traumatici, per i turni spesso massacranti e per la cultura organizzativa, che stigmatizza la sofferenza psichica impedendo ai soggetti più sofferenti di mettere in parola la propria vulnerabilità. In questa revisione sistematica della letteratura sono state analizzate le risultanze di 24 articoli sul tema del suicidio in polizia pubblicati tra il 2003 e il 2018. I temi cruciali affrontati dalle ricerche riguardano il tasso di suicidi in questa popolazione, i fattori di rischio (stressors e loro conseguenze a livello intrapsichico, comportamentale e relazionale) e i programmi di prevenzione/intervento. Dei 24 studi in esame, solo uno si è focalizzato sul fenomeno del suicidio tra gli agenti penitenziari. Si ritiene dunque che questa rappresenti un’importante pista d’indagine per ricerche future.

Emanuela Saita, Miriam Fanciullo

La genitorialità al di là delle sbarre. Una disamina della recente letteratura

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2018

Riassunto L’esperienza di detenzione ha una valenza traumatica per il detenuto, ma anche per i suoi familiari che subiscono la lacerazione dei rapporti affettivo-sentimentali. Ancor più compromesso è il rapporto genitore-figli, per l’impatto sia sui vissuti connessi al ruolo genitoriale sia sul benessere fisico, psichico e sociale dei figli. Si tratta dunque di un problema complesso, che muove interrogativi di tipo clinico-sociale ed etico, in assenza di chiare e condivise indicazioni trattamentali. Sono stati consultati database elettronici alla ricerca di studi pubblicati negli ultimi 20 anni. Nella revisione sistematica della letteratura qui presentata sono state analizzate le risultanze di 27 articoli sul tema della genitorialità in esperienze di detenzione pubblicati tra il 1998 e il 2018. Le questioni trattate dagli articoli possono essere sintetizzate in tre nuclei tematici: (i) i figli e le tipologie di rischio in seguito alla carcerazione di uno o entrambi i genitori; (ii) i soggetti reclusi, la percezione ed i vissuti circa il proprio ruolo genitoriale; (iii) il legame e le variabili relative all’esperienza detentiva che minacciano la qualità del rapporto genitorefigli. Data l’esiguità della letteratura scientifica su questo argomento, si ritiene il lavoro un punto di partenza per riflessioni e ricerche future.

Emanuela Saita, Francesca Anselmi, Serena Ajuti, Roberto Quadraro

The Framed Portrait Experience: parole e immagini entro i contesti di esecuzione della pena

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2018

Lo scopo del presente contributo è quello di descrivere un intervento di Framed Portrait Experience (FPE) che ha coinvolto soggetti detenuti presso una Casa Circondariale. Questa esperienza coniuga la tecnica del ritratto fotografico e della narrazione autobiografica. I due strumenti sono stati utilizzati per facilitare il processo di integrazione dei vissuti anche traumatici e accrescere sia la consapevolezza relativa al proprio presente sia la possibilità di progettare il futuro. L’intervento si è articolato in incontri narrativi e sessioni fotografiche. Si riporta un caso, arricchito dalle fotografie ad esso relative, che valorizzerà la descrizione dell’intervento condotto.

L’arresto costituisce una frattura della continuità esistenziale. Negli stranieri la carcerazione rappresenta un potenziale evento traumatico spesso caratterizzato da difficoltà linguistiche che rendono la diagnosi complessa ed imprecisa. Tuttavia, la precocità e l’accuratezza del processo diagnostico costituiscono un importante focus nella prevenzione del suicidio e degli agiti autolesivi. L’intervista clinica e le specifiche scale di valutazione risultano inefficaci nella realizzazione della diagnosi con i soggetti stranieri, a causa della scarsa scolarità, della barriera linguistica e delle differenze culturali. La ricerca qui presentata mira a dimostrare l’efficacia del Test dei Colori di Lüscher nella valutazione dei fattori di rischio suicidario. L’analisi, supportata dal software SPSS, ha rivelato il valore predittivo del Test dei Colori per il rischio suicidario e autolesivo dei detenuti.

Emanuela Saita, Luigi Pagano

Introduzione

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2018

Sara Molgora, Valentina Fenaroli, Emanuela Saita

La paura del parto: quali profili psicologici?

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2018

La paura del parto rappresenta un sentimento sperimentato da circa il 20-25% delle future madri. Essa può essere distinta in base al suo grado di intensità: se una paura lieve o moderata esprime una preoccupazione adattiva, una paura intensa si configura come un disturbo vero e proprio, che interferisce con la vita quotidiana della donna e che può ostacolare la sua capacità di affrontare il travaglio ed il parto. Numerosi studi hanno indagato il costrutto di paura del parto, non raggiungendo, tuttavia, un consenso unanime sulla sua definizione, in particolare circa il legame con ansia e depressione. Il presente contributo intende esplorare l’esistenza di differenti "profili di donne", sulla base dell’intensità di paura del parto e della presenza di sintomi ansiosi e/o depressivi durante la gravidanza. 198 nullipare tra il 7° e l’8° mese di gravidanza hanno compilato i seguenti questionari: Wijma Delivery Expectancy Questionnaire, Edinburgh Postnatal Depression Scale e State-Trait Anxiety Inventory. I risultati indicano la presenza di tre differenti cluster: il primo (benessere) è composto da donne con punteggi medi inferiori ai valori soglia in tutte e tre le scale; il secondo (ansia gestazionale) raggruppa le gestanti con ansia di stato superiore al cut-off; al terzo cluster (sintomatologia ansioso-depressiva), infine, appartengono le future madri che presentano punteggi medi elevati in tutte le scale (valori clinici o sub-clinici). L’esistenza di distinti profili di gestanti porta ad ipotizzare che la paura del parto possa assumere significati specifici all’interno di ciascun pattern e che sia possibile individuare "paure" del parto.

Emanuele Zacchetti, Gianluca Castelnuovo

Psicologia clinica della depressione

Esperienze cliniche tra medicina e psicologia

Il tema della depressione in una prospettiva che coniuga l’esperienza clinica e di ricerca di medici e psicologi impegnati in vari ambiti di intervento clinico-psicologico e medico. Il testo offre spunti di riflessione e pratica clinica a psicologi, psicoterapeuti, medici di famiglia e specialisti di diverse aree (psichiatria, neurologia, endocrinologia, cardiologia, geriatria, ostetricia e ginecologia, oncologia, medicina interna, ecc.), ma anche a operatori sanitari che si trovano a lavorare con pazienti che sperimentano singoli sintomi o più strutturati quadri depressivi.

cod. 1250.156

Arianna De Donno, Valentina Fenaroli, Emanuela Saita

Leggere ad alta voce con figli in età prescolare: una ricerca esplorativa su alcune variabili psicologiche implicate

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2017

Recenti ricerche dimostrano come leggere ad alta voce al proprio figlio, già a partire dal primo anno di vita, rappresenti una forma di promozione della salute del bambino e della relazione tra genitore e figlio. Scarsi tuttavia sono i contributi scientifici che indaghino i fattori associati a tale pratica. La ricerca presentata intende indagare se l’attitudine a leggere ad alta voce si leghi a variabili genitoriali di natura socio-culturale (età, titolo di studio, occupazione) e/o psicologica (stile d’attaccamento, percezione di stress genitoriale). A 225 madri e 140 padri di bambini di 3-6 anni sono stati somministrati: una scheda sull’attitudine a leggere ad alta voce; una scheda per la raccolta di informazioni socio-anagrafiche; l’Attachment Style Questionnaire (ASQ); il Parenting Stress Index (PSI-SF); una domanda sulla rappresentazione di benessere del proprio figlio. I risultati rivelano come le madri con attitudine alla lettura abbiano un titolo di studio più elevato, mostrino uno stile d’attaccamento meno distanziante e una minor percezione d’avere un "bambino difficile". Queste madri sono, inoltre, più portate a rappresentarsi il benessere del bambino in termini relazionali. Nei padri l’attitudine a leggere ad alta voce si lega ad uno stile d’attaccamento più sicuro. I dati ottenuti consentono di osservare come elementi di natura psicologica e relazionale siano fortemente coinvolti nella lettura ad alta voce. Tale pratica sembra, pertanto, legata alla capacità genitoriale a "stare nella relazione" e alla ricerca di attività piacevoli e gratificanti da svolgere con il figlio.

Emanuela Saita, Monica Accordini, Attilio Rossetti, Momcilo Jancovic

Framed portrait: la fotografia come tecnica narrativa in psico-oncologia. Un’esperienza con soggetti colpiti da tumore sistemico in adolescenza

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2016

Questo contributo presenta un intervento psicologico rivolto a giovani adulti che hanno contratto una malattia oncologica sistemica durante l’adolescenza. L’intervento trova il suo fondamento in quattro riferimenti teorici: la specificità della malattia oncologica diagnosticata in adolescenza; il costrutto di body image, per l’importanza che esso riveste in questo periodo dello sviluppo e in ragione di quanto le cure necessarie per combattere la malattia danneggino il corpo; il terzo presupposto riguarda la narrazione autobiografica che facilita la costruzione ermeneutica del senso degli eventi; l’ultimo presupposto rimanda all’utilizzo del ritratto fotografico, esperienza che consente al soggetto di sperimentare ed esprimere emozioni, pensieri e ricordi al fine di una miglior comprensione di sé. La delineazione di due casi, corredata da alcuni scatti fotografici completerà la descrizione dell’intervento in oggetto.

Emanuela Saita, Susanna Catia Zanini, Valentina Fenaroli

Il trapianto di organo da vivente: le motivazioni a donare e a ricevere un rene

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2012

Lo scopo del presente contributo e comprendere le motivazioni che caratterizzano i trapianti di rene da donatore vivente; la letteratura, infatti, si e sino ad ora poco occupata di questi temi; inoltre ricerche precedenti hanno evidenziato un basso livello di consapevolezza circa le motivazioni a donare e a ricevere un rene. La tecnica utilizzata per la ricerca e il focus group, ideale per esplorare tematiche poco conosciute, come appunto la motivazione nel trapianto di rene da vivente. Sono state condotte due differenti discussioni di gruppo: una con i donatori e una con i riceventi; globalmente sono stati considerati 12 partecipanti. Gli incontri di gruppo sono stati condotti dagli autori, video-registrati e successivamente trascritti. Le analisi sono state condotte con T-Lab. I risultati evidenziano come riceventi e donatori considerano e hanno sperimentato l’esperienza di donazione: appare assolutamente normale donare e ricevere, ma questa normalita dipende dal tipo specifico di relazione tra le persone coinvolte: la motivazione infatti e strettamente connessa al legame tra donatore e ricevente.

Emanuela Saita, Sara Molgora, Giorgia Vacchini

Il fenomeno del drop-out nella ricerca: riflessioni e appunti di metodo

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 4 / 2011

Il drop-out nella ricerca in ambito psicologico costituisce un fenomeno diffuso e consistente, sebbene risulti difficile darne una stima esatta e considerarne le implicazioni, con effetti negativi per la ricerca stessa soprattutto nei termini della sua validita. In questa prospettiva, scopo del presente contributo e quello di portare una riflessione sul tema del drop-out nella ricerca clinica al fine di sviluppare una teoria della tecnica del campionamento in grado di considerare quegli aspetti che, ad oggi, vengono per lo piu scarsamente valutati. In particolare, verranno trattate le principali questioni, di paradigma e di metodo, relative al campionamento nelle pratiche di ricerca per poi focalizzare l’attenzione sulle possibili variabili predittive ed esplicative del fenomeno in oggetto. Infine, verra presentata, a titolo di esemplificazione, una ricerca longitudinale centrata sul tema della transizione alla genitorialita in coppie primipare, ricerca che ha registrato un elevato numero di drop-out dopo la prima fase.

I risultati di un progetto di ricerca internazionale coordinato dalla Postgraduate School of Psychology dell’Università Cattolica di Milano e dalla Regione Lombardia. Gli autori sono psicologi clinici e sociali di diversa provenienza e i contributi sono offerti nelle lingue originali con un ampio riassunto in italiano.

cod. 1245.36