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Il saggio analizza le pratiche della giustizia insurrezionale componendo un quadro delle specificità punitive e giudiziarie per interpretarle come teatro pedagogico, strumento per arginare violenze e sovversioni, valvola di sfogo e catarsi per combattenti, cittadini e comunità. Partendo da una riflessione sui giudizi sommari, le violenze e le forme arbitrarie di giustizia che caratterizzarono la fase insurrezionale e post-insurrezionale, propone un focus sugli attori che - pur con diversi limiti - ebbero una veste formale o organizzata e si riferirono, almeno sul piano ideale, alle forme e ai metodi del tribunale e del processo. Sono prese in esame le forme giudiziarie istituite nell’Italia settentrionale e amministrate dai Comitati di liberazione nazionale (Cln) e dalle formazioni partigiane nel periodo compreso tra l’insurrezione e l’istituzione delle Corti d’assise straordinarie (Cas) per studiare, accanto ai ruoli e all’azione dei protagonisti, quali idee e pratiche transitarono attraverso i processi nella prospettiva più ampia della "resa dei conti con il fascismo" e della ricostruzione della legalità. In quelle settimane tribunali partigiani, tribunali del popolo, tribunali di fabbrica, comitati di epurazione e altri organismi più effimeri furono creati per giudicare delatori, esponenti dei reparti nazi-fascisti e quanti si compromisero con il regime e con i tedeschi nel biennio 1943- 1945. Fu un fenomeno complesso e sfaccettato poiché vennero costituiti in molteplici forme e agirono con logiche e riferimenti normativi e procedurali non sempre coerenti rispetto alle disposizioni del Clnai e del Governo del sud. Inoltre, furono legati a un contesto politico-sociale incandescente, esacerbato dalle violenze del conflitto e fortemente caratterizzato sul piano locale da tensioni e spinte contrapposte.

Durante l’occupazione nazista (1943-1945) il Friuli venne inglobato all’interno dell’Operationszone Adriatisches Küstenland (Ozak). Il contributo propone un aggiornamento di respiro regionale sulle violenze commesse in Friuli alla luce dei dati emersi nell’ambito del progetto nazionale Per un Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia. L’analisi del caso friulano, isolato rispetto agli altri territori dell’Ozak, permette di indagare le dinamiche peculiari di un territorio collocato in una posizione strategica rispetto al settore nord-est dell’Italia occupata. Interessata da un’attività stragista consistente a partire dall’estate del 1944, la regione si caratterizza per forme di violenza diffuse e capillari, indirizzate con particolare brutalità contro partigiani e civili considerati in collegamento con la Resistenza, secondo modalità però discontinue rispetto a quelle adottate in Istria o in prossimità della linea del fonte.

Fabio Verardo

I processi per collaborazionismo in Friuli.

La Corte d'Assise Straordinaria di Udine (1945-1947)

Il volume prende in esame la Corte d’Assise Straordinaria di Udine e i processi per collaborazionismo da essa celebrati dal 1945 al 1947. Avvalendosi dell’intero e ricco materiale documentario prodotto e acquisito dalla Corte e di numerose fonti inedite, l’Autore ricostruisce le strutture e il funzionamento degli apparati giudiziari; ne studia peculiarità ed evoluzione, offrendo uno spaccato inedito sull’azione, la composizione e le sentenze del Tribunale del Popolo e della CAS friulana.

cod. 1792.263

L’organizzazione e la partecipazione popolare al funerale del partigiano Renato Del Din, caduto il 5 aprile 1944 nell’attacco alla caserma della Milizia Confinaria di Tolmezzo, sono elementi di un episodio celebre, riconosciuto come un gesto deciso di opposizione al nazifascismo veicolato delle donne. L’analisi approfondita di questo caso di studio fa emergere figure e forme di resistenza non convenzionali che si concretizzano in ruoli complessi (singoli e collettivi), gesti di sfida, azioni reiterate e consapevoli, con obiettivi che tengono insieme tradizione e rottura con il passato. Tali elementi restituiscono un quadro articolato e una rete di collegamento tra intenti ed azione della comunità che pone in luce un’evidente complessità e restituisce dati inediti su figure femminili a tutti gli effetti resistenziali, ma non aderenti alle categorie classiche della lotta di liberazione al femminile.