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La teodicea antimetafisica del giovane Leibniz
Titolo Rivista: RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA 
Autori/Curatori: Gianfranco Mormino 
Anno di pubblicazione:  2003 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  31 Dimensione file:  148 KB

Le riflessioni di Leibniz intorno ai problemi della teodicea sono caratterizzate, negli anni che precedono la Confessio philosophi, dall’influenza del pensiero di Valla, Lutero, Bisterfeld e Hobbes. Ad un iniziale atteggiamento volontaristico, secondo il quale l’onnipotenza di Dio è sufficiente a garantire la giustizia del governo del mondo, succede un primo ripensamento, evidenziato soprattutto nel Von der Allmacht und Allwissenheit Gottes und der Freiheit des Menschen. In questo scritto del 1671 Leibniz riconosce la drammaticità del problema del male e attribuisce agli abusi linguistici dei filosofi la responsabilità dello stato di discordia nel quale si trova la cristianità; in particolare egli ritiene che le nozioni di possibilità e necessità possano essere riportate al loro vero significato attraverso l’analisi del linguaggio comune, che rivela la fallacia del fatalismo. Contro la riduzione del peccato a semplice “non-ente” e la pretesa della scienza media di sottrarre l’uomo alla predeterminazione, Leibniz afferma che Dio non si limita a permettere i peccati ma ne vuole positivamente l’esistenza, ricondotta però ad armonia attraverso la proporzione tra colpa e pena.


Gianfranco Mormino, in "RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA" 1/2003, pp. , DOI:

   

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