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La contenzione in ambito geriatrico
Journal Title: RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA 
Author/s: Massimo Petrini, Flavia Caretta 
Year:  2006 Issue: Language: Italian 
Pages:  17 Pg. 105-121 FullText PDF:  85 KB

La pratica della contenzione degli anziani dementi, non autosufficienti, con problemi cognitivi e di comportamento si attua con modalità fisiche o chimiche. La contenzione fisica, come implica la definizione, sono le modalità che limitano i movimenti dell’ospite e non possono essere da lui facilmente rimossi. Si ha la contenzione chimica, quando farmaci tranquillanti, sedativi e antidepressivi sono usati senza indicazioni adeguate o per periodi eccessivi di tempo. Nelle istituzioni geriatriche il ricorso al loro uso sembra essere eccessivo, gli ospiti anziani sono spesso in contenzione senza una chiara direttiva medica e per motivazioni non sempre corrette. Da un esame della letteratura e dell’esperienza clinica, gli Autori evidenziano come i mezzi di contenzione non solo non raggiungono quei risultati previsti nelle motivazioni addotte per il loro uso, ma possono comportare effetti collaterali dannosi quale la diminuzione del tono muscolare, ulcere da pressione, disturbi circolari, e anche la morte. Da un punto di vista etico legare l’ospite anziano assume costantemente connotazioni negative e suggerisce sempre privazioni di autonomia, annullamento della persona. Se e quando la contenzione deve essere adottata, questo deve avvenire dopo che si siano esaminati tutti gli interventi alternativi possibili, e deve essere sempre prescritta da un medico ed accuratamente registrata sia per la modalità usata la meno coercitiva possibile che per il tempo che si rende necessaria. Se ne dovrebbero considerare le indicazioni, le controindicazioni, l’efficacia e la sicurezza, gli effetti indesiderati esattamente come si fa con un farmaco o con un intervento chirurgico. Una politica di riduzione al ricorso generalizzato ai mezzi di contenzione deve essere considerata nell’ambito di una prospettiva assistenziale che favorisca una migliore formazione degli operatori, e tenga conto di fattori clinici, fattori spirituali e psicosociali, fattori riabilitativi, fattori ambientali.

Massimo Petrini, Flavia Caretta, in "RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA" 3/2006, pp. 105-121, DOI:

   

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