Neonaticidio e infanticidio materno

Titolo Rivista: RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA
Autori/Curatori: Isabella Merzagora, Alessandra Rancati
Anno di pubblicazione: 2012 Fascicolo: 3 Lingua: Italiano
Numero pagine: 18 P. 107-124 Dimensione file: 1713 KB
DOI: 10.3280/RSF2012-003007
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L’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) di Castiglione delle Stiviere ospita le donne di tutto il territorio italiano che hanno commesso un reato e che sono state assolte per infermità mentale. Su ottanta donne presenti attualmente in OPG, dieci hanno commesso il reato di omicidio ai danni del proprio figlio. L’età media delle infanticide, al momento del fatto, è di 35 anni. La provenienza geografica prevalente è dell’area centro-nord; la diagnosi più rappresentata è la depressione psicotica. Le strategie terapeutiche e riabilitative, adottate in OPG, sono rivolte, in primis, alla riduzione, idealmente alla scomparsa, della pericolosità sociale, che si consegue con un miglioramento clinico che porti a sufficiente "consapevolezza" del reato e della malattia e ad un controllo dell’aggressività: l’esito desiderato di tali strategie è un buon reinserimento sociale. Nei casi di figlicidio appare di rilevante importanza il percorso psicoterapeutico che prevede una sorta di "elaborazione" del reato e di "rinascita interiore" per poter far fronte alle complessità del futuro. In questi casi spesso sono i genitori o, comunque, i familiari a farsi carico di queste donne, mentre il marito tende ad abbandonare la donna. Le donne che commettono il reato di infanticidio, spesso in una fase di scompenso psicotico, presentano perlopiù un buon compenso psicopatologico non molto tempo dopo il reato. Il percorso di elaborazione appare in ogni caso molto difficoltoso e il rischio maggiore in degenza è quello di agiti autodiretti. Per effettuare una "dimissione sicura" dobbiamo tenere conto della paziente, delle famiglie interessate e, se presente, di una possibile altra vittima: al riguardo segnaliamo che la pericolosità sociale, qualora la donna abbia altri figli, appare non particolarmente persistente, specie se intesa restrittivamente, ovvero come la probabilità di reiterare quel reato; infatti, nel caso della maggior parte delle infanticide il fatto di avere altri bambini non costituisce un rischio, bensì un fattore favorente per una buona ripresa sociale e per una ricostruzione interiore. Delle dieci infanticide ricoverate, tre sono prossime alle dimissioni.

Isabella Merzagora, Alessandra Rancati, Neonaticidio e infanticidio materno in "RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA" 3/2012, pp 107-124, DOI: 10.3280/RSF2012-003007