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Diritti umani: plenitudo iuris, plenitudo civitatis. Ridefinire la cittadinanza alla luce del Diritto della dignità umana
Titolo Rivista: CITTADINANZA EUROPEA (LA) 
Autori/Curatori:  Antonio Papisca 
Anno di pubblicazione:  2013 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  15 P. 15-29 Dimensione file:  81 KB
DOI:  10.3280/CEU2013-001002
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Il processo di internazionalizzazione dei diritti umani e quello di integrazione europea offrono opportunità strategiche per ridefinire l’idea di cittadinanza. In virtù della Carta del-le Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti umani, nonché degli oltre cento-trenta strumenti giuridici (convenzioni, patti, protocolli) di portata sia universale sia regio-nale che ne sono seguiti, si è prodotta una vera e propria rivoluzione copernicana del diritto internazionale, assumendo la dignità umana, piuttosto che la sovranità degli Stati, a princi-pio fondante dell’ordine mondiale e di ogni sistema politico e giuridico. Ciò comporta la necessità di ricostruire la cittadinanza a partire non dal potere sovrano (la tradizionale cit-tadinanza top-down) ma dall’immanente dignità di chi ne è titolare in via originaria (citta-dinanza bottom-up). Se la cittadinanza è originaria, lo Stato non la concede, ma si limita a regolarne le modalità di esercizio. In Europa, la cittadinanza declinata al plurale, introdot-ta dal trattato di Maastricht, come cittadinanza aggiunta a quella nazionale, appare legata ancora alla logica tradizionale dell’appartenenza nazionale, anziché a quella inclusiva dei diritti umani, presentando sotto questo profilo un carattere contradditorio che si riflette in una soggettività di riferimento dei diritti fondamentali dell’Unione definita ora come ‘per-sona’ ora come ‘cittadino’. Da qui l’esigenza da parte delle istituzioni europee di ripensare questa nuova cittadinanza in direzione del ‘diritto della dignità umana’, che comporta il su-peramento del discriminatorio ius sanguinis a favore dello ius soli. A tal fine, un ulteriore avanzamento della nozione di cittadinanza europea può essere dunque visto nella possibilità di uno ius soli autenticamente sopranazionale, cioè in un ‘diritto della terra europea’, con particolare riguardo alla dimensione territoriale delle autonomie locali, nel senso di un ter-ritorio inteso non come confine ma come comunità di vita (civitas) inclusiva, come luogo idoneo a creare le condizioni affinché diritti e doveri di cittadinanza possono effettivamente essere esercitati da parte di tutti coloro, autoctoni e immigrati, che regolarmente vi abitano.


Antonio Papisca, in "CITTADINANZA EUROPEA (LA)" 1/2013, pp. 15-29, DOI:10.3280/CEU2013-001002

   

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