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Malinteso e conflitto: il sottile confine tra negoziare e agire
Titolo Rivista: GRUPPI 
Autori/Curatori: Gabriele Profita 
Anno di pubblicazione:  2014 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  13 P. 55-67 Dimensione file:  92 KB
DOI:  10.3280/GRU2014-001006
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Il malinteso ha origine dalla difficoltà comunicativa che due persone o due gruppi hanno per ragioni linguistiche o culturali. Nasce dalla difficoltà che la differenza ingenera nelle relazioni. La sua caratteristica specifica è quella che consente di mantenere una relazione sospesa, in attesa di un chiarimento o di un distacco, senza pregiudicarne la prosecuzione. Il malinteso è in attesa di un possibile chiarimento. Nelle situazioni di conflitto i partner sono invece ingaggiati in una relazione che può durare a lungo e che modifica la natura dei contendenti. Nel conflitto le parti in causa si modellano in una relazione di reciprocità, a volte forte e determinata quanto insostenibile. La faida ne è un esempio. Il lavoro mostra come il malinteso sia una modalità di negoziare significati condivisi, mantenendo ciascuno una propria visione e una propria libertà. Nel conflitto i contendenti si ritrovano in un rapporto di dipendenza reciproca difficile da risolvere senza l’intervento di un terzo che possa mediare o autorevolmente decidere. Una parte del lavoro è dedicata alla discussione della tematica del "riconoscimento" inteso come soluzione possibile sia per risolvere il conflitto, sia per affievolire i malintesi..


Keywords: Conflitto, misconoscenza, malinteso, reificazione, gruppi, identità

  1. Agamben G. (2006). Che cos’è un dispositivo? Roma: Nottetempo.
  2. Agamben G. (2011). Altissima povertà. Regole monastiche e forme di vita. Vicenza: Neri Pozza.
  3. Benasayag M., del Rey A. (2007). Eloge du conflit. Paris: La Découverte.
  4. De Martino E. (1977). La fine del mondo: contributo all’analisi delle apocalissi culturali. Torino: Einaudi.
  5. Devereux G. (2012). De l’angoisse à la méthode dans les sciences du comportement. Paris: Flammarion.
  6. Epstein H. (1979). Le traumatisme en héritage. Paris: La Cause des livres, 2005.
  7. Ferrarese E. (2013) (sous la direction de), Qu’est-ce que lutter pour la reconnaissance? Lormont: Le Bord de l’eau.
  8. Honneth A. (2000). La lutte pour la reconnaissance. Paris: Ed. du Cerf.
  9. Honneth A. (2006). La société du mépris. Vers une nouvelle théorie critique. Paris: La Découverte.
  10. Honneth A. (2007). Reificazione: uno studio in chiave di teoria del riconoscimento. Roma: Meltemi.
  11. Jankélévitch V. (1980). Il non-so-che e il quasi-niente. Torino: Einaudi, 2011.
  12. Kaës R. (1992). Patto denegativo e alleanze inconsce. Elementi di metapsicologia intersoggettiva. Interazioni, 1: 22-33, 1994.
  13. Recalcati M. (2010). L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica. Milano: Raffaello Cortina.
  14. Sartre J.P. (1943). L’essere e il nulla. Milano: Il Saggiatore, 1965.
  15. Scott J.C. (2006). Il dominio e l’arte della resistenza: i “verbali segreti” dietro la storia ufficiale. Milano: Elèuthera.



  1. Anna Iannotta, Legami familiari e violenza, il lavoro del gruppo nella pensabilità in GRUPPI 2/2020 pp. 175, DOI: 10.3280/GRU2019-002017

Gabriele Profita, in "GRUPPI" 1/2014, pp. 55-67, DOI:10.3280/GRU2014-001006

   

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