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Il "welfare bilaterale" e i suoi effetti sull’occupazione
Titolo Rivista: QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO 
Autori/Curatori: Giuseppe Croce 
Anno di pubblicazione:  2015 Fascicolo: 103  Lingua: Italiano 
Numero pagine:  22 P. 223-244 Dimensione file:  138 KB
DOI:  10.3280/QUA2015-103010
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Tra le politiche sociali finanziate dalle imprese su base volontaria, il "welfare bilaterale" comprende l’insieme dei programmi contrattati tra imprese e sindacati a livello aziendale o, più frequentemente, settoriale, e gestiti congiuntamente dalle parti sociali attraverso fondi bilaterali. Per una valutazione economica del welfare bilaterale è decisivo indagare i suoi effetti sull’occupazione, un aspetto fin qui poco considerato. In questo lavoro, riprendendo gli insegnamenti della letteratura relativa all’incidenza della tassazione sul lavoro, si argomenta che i fondi bilaterali settoriali possono rappresentare, sotto determinate condizioni, uno strumento istituzionale che favorisce l’internalizzazione del legame tra contributi sociali e benefit da parte del sindacato. Ciò implica che, più facilmente di quanto accada nel caso di una politica pubblica, il costo del finanziamento dei benefit può essere ripartito tra imprese e lavoratori, mediante una riduzione delle richieste sindacali nella contrattazione salariale. Di conseguenza, tale costo non va per intero ad aumentare il costo del lavoro e non esercita l’effetto negativo sul livello di occupazione che altrimenti determinerebbe. Tuttavia, a questo scopo è rilevante l’esatto profilo istituzionale dei fondi. In particolare, si argomenta che l’internalizzazione si verifica se i fondi settoriali bilaterali sono sufficientemente autonomi dall’interferenza del governo.


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Giuseppe Croce, in "QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO" 103/2015, pp. 223-244, DOI:10.3280/QUA2015-103010

   

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