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Capabilities e business: sulla possibilità dell’impresa come comunità di persone
Titolo Rivista: QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO 
Autori/Curatori: Renata Livraghi, Irene Pisani 
Anno di pubblicazione:  2016 Fascicolo: 105  Lingua: Italiano 
Numero pagine:  47 P. 11-57 Dimensione file:  324 KB
DOI:  10.3280/QUA2016-105002
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Economia e benessere. Felicità e sviluppo. Da quando il Capability Approach ha travolto lo scenario delle politiche macro-economica, questi due binomi si sono imposti come elementi cardine di una riflessione che sempre più ha cercato di ricomprendere le sue fondamenta etiche. La centralità del concetto di "persona" e - soprattutto - la necessità di riscoprirne gli elementi costitutivi, ha garantito al Cability Approach un successo applicativo che si è esteso ben oltre l’ambito delle politiche economiche. D’altro canto, e paradossalmente, l’etica delle capacità non ha ancora trovato applicazione in quel sistema micro-economico con cui ci troviamo a più stretto contatto: l’attività d’impresa. Ad eccezione delle organizzazioni no-profit, non si è ancora riconosciuta al Capability Approach la possibilità di contribuire in modo decisivo sia allo sviluppo organizzativo che alla felicità delle persone che "vivono" nell’organizzazione. Nonostante i frequenti proclami di management umanistico e l’apertura verso le strategie di empowerment organizzativo, le imprese non sembrano ancora avere colto realmente quanto il "fattore persona" stia a fondamento del loro stesso essere. Riconoscere il valore di questo fondamento, allora, significa innanzi tutto riscoprire e ricollocare adeguatamente il concetto di "persona" entro le pratiche di business; significa, poi, ripercorrere i tentativi che, come l’empowerment, hanno già tracciato una via in questa direzione. In ultimo, significa rileggere questi tentativi alla luce dell’etica delle capacità, per riscoprirne un senso più profondo, che, oltre a potenziarli, permetta di "illuminare" il "volto nascosto" - originariamente umano - delle relazioni che strutturano non solo le strategie organizzative, ma l’organizzazione stessa. Questo percorso non può che essere condotto adottando la "lente fenomenologica", l’unica che ci assicura di risalire a un momento originario in cui il punto di vista economico e quello etico convergeranno nel riconoscimento dell’impresa come comunità di persone.


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Renata Livraghi, Irene Pisani, in "QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO" 105/2016, pp. 11-57, DOI:10.3280/QUA2016-105002

   

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