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La specializzazione mancata. La diplomazia italiana e la tecnicizzazione delle relazioni internazionali
Titolo Rivista: VENTUNESIMO SECOLO 
Autori/Curatori: Federico Niglia 
Anno di pubblicazione:  2017 Fascicolo: 40 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  14 P. 16-29 Dimensione file:  471 KB
DOI:  10.3280/XXI2017-040002
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The paper discusses the adaptation of the Italian diplomatic bureaucracy to the growing complexity of international relations, which occurred during the Cold War. Starting from the late 1940s technicalities and scientific dossiers were included in the diplomatic agenda. Traditional diplomats proved to be unfit to understand and address by their own those problems. As a result, the diplomatic bureaucracies of Western advanced countries had to reform the structures responsible for the foreign policy-making. In Italy, this reform was only partially accomplished: the lack of openness of the diplomatic elite left the door closed to those technical experts, who could add value to the international action of Italy, both in the bilateral and in the multilateral arena.
Keywords: Italian diplomacy; technicization of international relations; experts of international relations; National administration.

  1. A. Maresca, Profili storici delle istituzioni diplomatiche, Giuffré, Milano 1994, pp. 193-194.
  2. Diverse missioni speciali in farmacologia e tossicologia hanno portato alla conclusione delle convenzioni in materia di stupefacenti: Ginevra (luglio, 1931), Bangkok (novembre 1931), Ginevra (luglio 1936), Lake Success (dicembre 1936). La convenzione di Ginevra del febbraio 1935 contro le malattie epidemiche degli animali, che rappresenta il punto di partenza della moderna disciplina internazionale per la lotta alle pandemie, fu il risultato di una conferenza a livello di missioni tecniche.
  3. Su questo aspetto si veda, per tutti, il recente volume di N. Oreskes, J. Krige (a cura di), Science and Technology in the Global Cold War, MIT Press, Boston 2014.
  4. Gli Stati Uniti avevano riformato il loro apparato rendendolo in grado di gestire un ampio ventaglio di questioni internazionali tecniche. Con la legge del 13 agosto 1946, in particolare, il Congresso aveva costituito la Foreign Service Reserve, attraverso la quale fu fornito un inquadramento a tutti gli esperti che, a vario titolo, venivano impiegati dall’amministrazione. Anche la Gran Bretagna operò per ampliare le proprie risorse umane a disposizione, seppur adottando una strategia diversa, puntando soprattutto al reclutamento di diplomatici che avessero conoscenze e competenze diverse rispetto a quelle della tradizionale diplomazia di Sua Maestà.
  5. Il D.C.P.R. 835/1947 avrebbe modificato in misura trascurabile i contenuti delle prove, che divenivano: storia moderna e contemporanea (dai Trattati di Westfalia); economia politica; diritto internazionale, pubblico e privato; diritto privato; due lingue straniere, scelte tra francese, inglese, russo, spagnolo e tedesco.
  6. Su queste vicende si rimanda a F. Niglia, «Ginevra 1955. La diplomazia italiana e l’apogeo del disgelo», in F. Perfetti (a cura di,) Feluche d’Italia. Diplomazia e identità nazionale, Le Lettere, Firenze 2012.
  7. Ancora nel 1964 Altiero Spinelli scriveva a Pietro Nenni: «La Farnesina, abbandonata a sé stessa, tende a slittare sempre di nuovo su posizioni di acquiescenza allo pseudo-gollismo di de Gaulle».
  8. A. Varsori, P. Craveri (a cura di), L’Italia nella costruzione europea: un bilancio storico (1957-2007), FrancoAngeli, Milano 2009, p. 155.
  9. F. Grassi Orsini, «La “svolta diplomatica” del secondo governo Fanfani», in P. Craveri, G. Quagliariello (a cura di), Atlantismo ed europeismo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, p. 357.
  10. Editoriale, «il Mulino», n. 2, 1967.
  11. Atti parlamentari, IV Legislatura, Camera dei deputati, Proposta di legge 27 febbraio 1968, n. 4910, d’iniziativa dell’On. Pedrini e altri.
  12. Sin dagli anni Settanta il tema della cooperazione allo sviluppo acquisì peso nel dibattito politico e si tradusse in una serie di atti legislativi.
  13. In attuazione della L. 49/1987 è stata istituita, in seno al ministero degli Affari Esteri, la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo che per anni, fino alle riforme più recenti, ha funto da punto di raccordo in materia.
  14. Le Direzioni generali previste erano le seguenti: Affari politici, Affari economici, Cerimoniale della Repubblica, Relazioni culturali, Ispettorato, Servizi (stampa, contenzioso, storico).
  15. Questo vale innanzitutto per Mario Toscano, ma qui si possono menzionare anche alcuni dei suoi successori, autorevoli storici a loro volta: Enrico Serra e Pietro Pastorelli.
  16. Il noto volume di Galbraith, Il nuovo Stato industriale, fu pubblicato da Einaudi nel 1968 e il saggio How to control the military uscì nel 1970 per i tipi di Mondadori. Il dibattito sul bilancio della Difesa divenne il momento in cui si parlò di questo e in un articolo del 1970 (Il complesso militare-industriale e l’Italia, «il Mulino», 1-2/1972), Massimo Bonanni parlò di un ambito nel quale «l’amministrazione militare e la diplomazia divengono cointeressate allo sviluppo di esportazioni di materiali strategici» (p. 86).
  17. Su questo passaggio A. Rocco, Farnesina in movimento?, «Politica ed economia », 1985, n. 6.
  18. Sull’argomento vedi A. Varsori, L’Italia e la fine della guerra fredda. La politica estera dei governi Andreotti (1989-1992), il Mulino, Bologna 2013, pp. 198-200.
  19. L’attuale ripartizione prevede otto addetti in Europa, due addetti nel Mediterraneo-Medio Oriente, sette nelle Americhe, uno in Africa e sei nell’area Asia-Australia-Oceania. Fonte: Ministero degli Affari Esteri. Si ringrazia la Direzione generale per le Risorse e l’Innovazione del Maeci, nella persona del Cons. Anna Bertoglio, per l’aiuto fornito nel reperimento di dati e informazioni sulla rete degli esperti. Le opinioni espresse, come anche gli eventuali errori commessi nel riportare dati e statistiche, sono da attribuire in via esclusiva all’autore.
  20. Dati tratti da: ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Annuario Statistico 2015.
  21. Cfr. Camera dei Deputati, Il riassetto organizzativo del ministero degli Affari esteri, «Documentazione e Ricerche», n. 123, Roma, 15 marzo 2010. Per un’analisi dalla prospettiva giuridica si veda: S. Illari, La riforma delle regole sull'organizzazione del ministero degli Affari esteri, «Studi parlamentari e di politica costituzionale», 2011, f. 173/174.

Federico Niglia, in "VENTUNESIMO SECOLO" 40/2017, pp. 16-29, DOI:10.3280/XXI2017-040002

   

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