Clicca qui per scaricare

Lettera a Francesco Benigno, Pisa 15 gennaio 2015
Titolo Rivista: SOCIETÀ E STORIA  
Autori/Curatori: Mario Mirri 
Anno di pubblicazione:  2017 Fascicolo: 158 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  24 P. 767-790 Dimensione file:  143 KB
DOI:  10.3280/SS2017-158013
Il DOI è il codice a barre della proprietà intellettuale: per saperne di più:  clicca qui   qui 


Il PSI ha esercitato un ruolo marginale nell’Italia repubblicana, conseguenza del fatto di aver avuto, fino alla sua crisi determinata dall’attacco fascista nel primo dopoguerra, una classe dirigente imbevuta di volontarismo e anarco-sindacalismo che hanno minato irrimediabilmente la forza e la capacità di presa del Partito. È il Partito comunista che nell’Italia del secondo dopoguerra svolge una politica socialdemocratica, ma regolato e governato secondo norme antidemocratiche (cooptazione e centralismo), mutuate dall’esperienza bolscevica, norme che impediscono un reale ricambio del gruppo dirigente e ne producono una crescente incapacità di cogliere i mutamenti profondi nella società italiana. Il PCI, di fatto nato nel 1941, nel nuovo quadro politico internazionale, creato dall’alleanza antifascista tra USA, Gran Bretagna e URSS, e diventato politicamente significativo dal 1943, non ha nulla a che vedere con le violenze e gli orrori sociali perpetrati nella Russia bolscevica e durante il terrore staliniano. Questo è il PCI che riesce a guidare i gruppi partigiani e poi l’opposizione di sinistra nell’Italia repubblicana, con l’apporto di giovani quadri che, contrariamente a quanto sostenuto da R. De Felice e da molti altri storici e pubblicisti, non sono passati direttamente dall’adesione al fascismo a quella al comunismo, nel segno di una ininterrotta vocazione per il totalitarismo, ma attraverso un percorso mediato dall’esperienza liberaldemocratica.


Keywords: Ideologia comunista, stalinismo, violenza e orrori sociali, Partito socialista, Partito Comunista, socialdemocrazia.

  1. Benigno F. (1997), Revisionismo e ricerca storica, in «Storica», n. 7, 1997, pp. 180-186.
  2. Belardelli G., Cafagna L., Galli della Loggia E., Sabbatucci G (1999), Miti e storia dell’Italia unita, Bologna, il Mulino.
  3. Chabod F. (1951), Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, Bari, G. Laterza & Figli.
  4. De Felice R. (1981), Mussolini il duce (1929-1940), II, Lo Stato totalitario (1936-1940), Torino, Einaudi.
  5. De Felice R. (1990), Mussolini l’alleato (1940-1045), I, L’Italia in guerra (1940-1943), 2, Crisi e agonia del regime, Torino, Einaudi.
  6. De Felice R. (1995), Rosso e nero, a cura di P. Chessa, Milano, Baldini & Castoldi.
  7. Deutscher I. (1951), Stalin: una biografia politica, Milano, Longanesi.
  8. Graziosi A. (2008), L’URSS dal trionfo al degrado Storia dell’Unione Sovietica, 1945-1991, Bologna, il Mulino.
  9. Mirri M. (1994), La storiografia del secondo dopoguerra fra revisionismo e no, in Fra storia de storiografia. Scritti in onore di Pasquale Villani, a cura di P. Macry e A. Massafra, Bologna, il Mulino, pp. 27-102.
  10. Mirri M. (2014), Postfazione. L’ultimo servizio del nostro vecchio Liceo classico in M. Mirri, R. Sabbatini, L. Imbasciati (a cura di), L’impegno di una generazione. Il gruppo di Lucca dal Liceo Machiavelli alla Normale nel clima del Dopoguerra, Milano, FrancoAngeli, pp. 167-362.
  11. Venturi F. (1970), Utopia e riforma nell’Illuminismo, Torino, Einaudi.

Mario Mirri, in "SOCIETÀ E STORIA " 158/2017, pp. 767-790, DOI:10.3280/SS2017-158013

   

FrancoAngeli è membro della Publishers International Linking Association associazione indipendente e no profit per facilitare l'accesso degli studiosi ai contenuti digitali nelle pubblicazioni professionali e scientifiche