Il diario di Leletta. Lettera a Barbato e cronache partigiane dal 1943 al 1945
Autori e curatori
Contributi
Giorgio Vaccarino
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 146,   figg. 8,     2a edizione  1994   (Codice editore 987.3)

Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € ,00
Condizione: fuori catalogo
Disponibilità: Nulla
Codice ISBN: 9788820483067

Presentazione del volume

Le cronache partigiane sono parte del più ampio diario liceale di Leletta - Aurelia Oreglia d'Isola - e si riferiscono al periodo compreso tra il dicembre del 1943 (quando Leletta frequentava la terza liceo a Pinerolo) ed il maggio '45 (iscritta al primo anno di filosofia a Torino). Figlia di nobili cattolici illuminati, viveva con la madre, il padre e un fratello minore nella villa avita, detta il Palâs, sotto i ruderi di un vecchio castello, a Villar, frazione di Bagnolo Piemonte, ai piedi del Montoso.

Durante i lunghi mesi della guerra di Liberazione il Palâs fu un rifugio di ebrei e perseguitati e, sin dal settembre '43, anche un rifugio, poi divenuto a poco a poco in parte un luogo d'incontro dei partigiani della zona. Sono quasi tutti comunisti sotto il comando di Pompeo Colajanni, detto Barbato. Il libro si apre con una lettera scritta a Barbato quarant'anni dopo, quando il diario delle cronache partigiane avrebbe dovuto essere pubblicato insieme con le memorie di lui rimaste inedite in seguito alla morte (1987).

Il territorio contadino in cui si svolgono i fatti ha un carattere particolare: la sua fisionomia si colloca nel rapporto tra i signori del luogo e la popolazione contadina. È certo influente la tradizione «feudale» che sopravvive soltanto più come memoria, ma che si traduce in un connettivo umano di reciproca appartenenza e di solidale scambio.

Le famiglie contadine sentono tutto il valore dell'appoggio che scende dalla famiglia nobile, mentre questa giustifica la devozione che le è tributata con un impegno senza limiti nell'opera di assistenza e di attiva presenza nella temperie della guerra.

Il sentimento forte, su cui si fonda la solidarietà e la comune difesa, è quello religioso della fede cristiana, strettamente compenetrato con quello tutto patriottico della libertà, che non conosce preclusioni nella scelta delle alleanze possibili.

Nel Palâs è riservata un'accoglienza senza remore anche ai partigiani «comunisti», con cui si stabilisce un rapporto di confidenza e un dialogo chiarificatore, che scioglie gli irrigidimenti e le intransigenze pregiudiziali.

La piccola comunità di cui si raccontano le vicissitudini - sotto forma di appunti freschi, immediati, realistici - sembra così costituita come un «piccolo feudo partigiano», sotto la guida prestigiosa di Caterina d'Isola (madre di Leletta), l'autorità popolare di Barbato e l'influenza mediatrice del prevosto Bianco.

Per Leletta «quel periodo tragico di guerra fu, ancora nell'incoscienza della prima gioventù, una gloriosa epopea. La lotta per la libertà..., l'incontro con personalità di adulti maturati nella persecuzione, le discussioni ideologiche sincere e vivaci, l'eroismo di alcuni e l'eroica semplicità di tutti furono davvero irripetibile scuola di vita».

Indice

* Prefazione, di Giorgio Vaccarino
* Premessa

* Cronaca 1943
* Cronaca 1944
* Cronaca 1945
* Finale 1991

* Appendice alle «Cronache partigiane» 1943-45
* Nota al testo
* Indice dei nomi