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L'oasi nel deserto. Il vero uomo o l'uomo vero? Da captivus a cattivo..ad angelo
Titolo Rivista: GRUPPI 
Autori/Curatori: Sonia Coraleo 
Anno di pubblicazione:  2002 Fascicolo: 2 Voci nuove dal lavoro con i gruppi/2 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  20 Dimensione file:  63 KB

È il racconto di uno stralcio (due anni) di incontro terapeutico, dove è evidente la matrice gruppo-analitica della terapeuta. Si intravedono modalità relazionali e tematiche ricollegabili attraverso la rete di senso che dà loro Angelo stesso. Il suo atteggiamento di delega, ad esempio (il non giocare in prima persona) e come questo assuma una funzione di controllo dell’imprevedibile e dunque ignoto, a loro volta fantasmaticamente associabili per lui ad un timore del rifiuto e ad una valutazione di inadeguatezza, da parte dei suoi censori interni ed esterni. Il rifiuto è la problematica che apre il tema dell’abbandono, reificatosi con la separazione dalla moglie, ma legato anche a squarci di ricordi molto antichi. La sofferenza legata al rifiuto, all’abbandono, al bisogno di riconoscimento esterno e di conferme sono tutti attraversati dal tema dell’identità; pian piano Angelo arriva a descriversi come sconosciuto a sé stesso, un attore di un teatro così simile a quello giapponese, dove, nel secolo XIV, famiglie di attori presero a tramandarsi di generazione in generazione la loro arte, riproponendo le medesime trame senza alcuna modifica. Tutti questi aspetti risuonano prepotentemente (ed a volte sono proprio agiti) all’interno della relazione terapeutica, con giochi di potere, con elementi che impediscono uno spazio per vedersi, o altri che fanno sì che la separazione di volta in volta venga esorcizzata. A ciò si aggiunge il sovraccarico di aspettative depositate dalla terapeuta, in quanto Angelo è il suo primo e in quel momento unico paziente privato. Solo col tempo riuscirà ad essere visto non solo come figlio dei suoi genitori, o il paziente, ma come Angelo. Dunque da Captivus (prigioniero) a cattivo (tradimento-senso di colpa) ad Angelo. Permettendosi di non aderire alla consegna del mito familiare e culturale del vero uomo, può iniziare a osservare qual è l’uomo vero che ha in sé. Parole chiave: identificazioni tracciate (trailed), fragilità della forza, spazio senza.


Sonia Coraleo, in "GRUPPI" 2/2002, pp. , DOI:

   

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