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Il ritratto di Dorian Gray. L'approccio gruppoanalitico nel trattamento di un paziente malato di AIDS
Titolo Rivista: GRUPPI 
Autori/Curatori: Rita Serio 
Anno di pubblicazione:  2002 Fascicolo: 2 Voci nuove dal lavoro con i gruppi/2 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  20 Dimensione file:  64 KB

Nuove evoluzioni della psicopatologia, in linea con nuove e differenti domande e trasformazioni della società e dell’individuo, impongono di interrogarsi costantemente sullo straniero che accompagniamo per un tratto del suo percorso. Attraverso la storia di Giovanni, omosessuale malato di AIDS, emergono dunque questioni assolutamente centrali: 1) la difficoltà della psicologia clinica di darsi legittimità nell’intervento su patologie che coinvolgono così fattivamente e drammaticamente la relazione mente-corpo e su cui l’intervento medico, peraltro quasi mai risolutivo, sembra avere la meglio; 2) i nodi problematici che si incontrano, nel momento in cui si valuta utile per questi pazienti un trattamento psicoterapeutico - a partire dall’analisi della domanda e comunque lungo tutto il percorso analitico; 3) l’apporto che specificamente può dare la gruppoanalisi sia a livello di rilettura del sintomo, sottraendolo in qualche modo all’impossibilità di essere significato, sia a livello del dispositivo, ad esempio terapia individuale versus piccolo gruppo, in cui può dispiegarsi la sofferenza del paziente poiché l’AIDS, grazie alle nuove terapie antiretrovirali, si trasforma definitivamente da malattia mortale in malattia cronica parzialmente invalidante. Ma, ancora, questo straniero è portatore di un discorso psicopatologico che, in questo caso, parte e si riverbera in modo prorompente sulla sua identità corporea, rendendo il suo rapporto con il mondo estremamente difficile. L’omosessuale ha infatti un corpo che è prepotentemente un Io e, con esso, principalmente, media le relazioni con il mondo e con gli altri. Ecco che l’aspetto legato alla sfera affettivo/sessuale incrocia la patologia del paziente, l’infezione da HIV positivo, e la domanda è: che cosa succede quando il corpo diventa veicolo di infezioni e morte, ma si continua a conservare "memoria" di quella modalità relazionale? Il lavoro analitico comincia così a prendere consistenza, si arricchisce di altre variabili, diventa anche oggetto "complesso" ma si hanno, forse, maggiori possibilità di incontrare lo straniero. Parole chiave: AIDS, omosessualità, gruppoanalisi.


Rita Serio, in "GRUPPI" 2/2002, pp. , DOI:

   

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