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Variazioni sul tema dell'archetipo
Titolo Rivista: STUDI JUNGHIANI 
Autori/Curatori: Maria Teresa Rufini 
Anno di pubblicazione:  2005 Fascicolo: 22  Lingua: Italiano 
Numero pagine:  16 Dimensione file:  66 KB

Jung definisce gli archetipi come fattori emotivi, che organizzano gli elementi psichici in immagini. Queste configurazioni sono il precipitato di milioni di anni di esperienze evolutive, sono preconsce e sono le dominanti strutturali della psiche. L’archetipo è l’elemento strutturale e strutturante della psiche. Fin dai primordi, l’uomo, per conoscere il mondo, utilizza la “percezione interpretante”. I cosiddetti “concetti percettivi” nascono dalla proiezione di forze psichiche sulla natura. L’urgenza di interpretare l’ignoto conferisce ad ogni atto conoscitivo una forte valenza emotiva. La comprensione del mondo equivale ad un’appropriazione. Jung parla di “tonalità affettiva” delle raffigurazioni, per indicare l’in¬ten¬sità di ogni atto interpretativo. D’altra parte, la valenza emotiva delle immagini le rende a loro volta “afferranti”. Esiste, fin da tempi più remoti, una forma primaria di conoscenza, che è quella per “possessione”, ispirazione, “divina follia”, di cui parla Platone. L’Oc¬¬cidente, da Cartesio in poi, ha scelto di misurare, controllare, “possedere” il mondo. Resta sempre attiva, ma meno evidente, l’altra forma di conoscenza, la possibilità di essere “afferrati”.


Maria Teresa Rufini, in "STUDI JUNGHIANI" 22/2005, pp. , DOI:

   

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