Ma cosa vedono gli ‘occhi della fede’? Considerazioni sulla dimensione immaginativa del credere - Riflettere sulla natura del credere tenendo conto della globalità dell’umano e dell’attività immaginativa della coscienza non è mai stato un compito facile per la teologia. Oggi come ieri essa preferisce, di norma, affidarsi a criteri apologetici più rassicuranti. Tuttavia è possibile individuare, nell’antica e inconsueta metafora degli ‘occhi della fede’, una modalità unitaria di comprensione della fede fondata su un implicito riferimento alla tensione fra vedere e immaginare, che renda possibile il credere come atto pienamente umano. I tentativi di Pierre Rousselot e di John H. Newman di reintrodurre questi temi nella teologia cattolica moderna meritano attenta considerazione. Essi offrono elementi ancora validi per l’autocomprensione dei credenti e per rendere ragione della persistenza delle fedi in una società secolarizzata.)" />
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Ma cosa vedono gli "occhi della fede"? Considerazioni sulla dimensione immaginativa del credere
Titolo Rivista: SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA) 
Autori/Curatori:  Davide Zordan 
Anno di pubblicazione:  2009 Fascicolo: 35 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  16 P. 21-36 Dimensione file:  295 KB
DOI:  10.3280/LAS2009-035002
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Ma cosa vedono gli ‘occhi della fede’? Considerazioni sulla dimensione immaginativa del credere - Riflettere sulla natura del credere tenendo conto della globalità dell’umano e dell’attività immaginativa della coscienza non è mai stato un compito facile per la teologia. Oggi come ieri essa preferisce, di norma, affidarsi a criteri apologetici più rassicuranti. Tuttavia è possibile individuare, nell’antica e inconsueta metafora degli ‘occhi della fede’, una modalità unitaria di comprensione della fede fondata su un implicito riferimento alla tensione fra vedere e immaginare, che renda possibile il credere come atto pienamente umano. I tentativi di Pierre Rousselot e di John H. Newman di reintrodurre questi temi nella teologia cattolica moderna meritano attenta considerazione. Essi offrono elementi ancora validi per l’autocomprensione dei credenti e per rendere ragione della persistenza delle fedi in una società secolarizzata.




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Davide Zordan, in "SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA)" 35/2009, pp. 21-36, DOI:10.3280/LAS2009-035002

   

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