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La crisi dell'opzione civile nella palude afgana
Titolo Rivista: FUTURIBILI 
Autori/Curatori: Emanuele Giordana 
Anno di pubblicazione:  2011 Fascicolo: 1-2 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  8 P. 187-194 Dimensione file:  255 KB
DOI:  10.3280/FU2011-001013
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Le dimissioni anticipate di Kai Eide, il capo della missione Onu in Afghanistan, il fallimento del processo elettorale per l'elezione del presidente - vessato da frodi e brogli manifesti - ma soprattutto la decisione di Barack Obama di inviare nuovi soldati sembrano dire, sul futuro dell'Afghanistan, una sola cosa: nonostante le speranze di una svolta che sapesse coniugare la presenza dei soldati della Nato a un cambio di strategia che tenesse in maggior conto le esigenze e le necessità della popolazione, il conflitto nel paese asiatico sembra rimanere prigioniero della sola opzione militare. La decisione di Obama di inviare trentamila marine, seguita dalla promessa della Nato di cercarne in Europa altri diecimila (tra cui mille italiani) non solo non è stata accompagnata da una riflessione sulla necessità di un maggior impegno civile in Afghanistan nella ricostruzione e per soddisfare le necessità primarie, ma sembra significare che la Comunità internazionale non è in grado di formulare alternative alla sola azione militare. Se non un generico appello per una miglior qualità del governo nazionale di Kabul. Gli ultimi mesi sono significativi da questo punto di vista e vale la pena di ripercorrerli. Cercheremo anche di indicare qualche possibile suggerimento che, in primo luogo, dovrebbe coinvolgere un cambio di strategia del nostro Paese.


Keywords: Futuro dell’Afghanistan, cambio di strategie, opzione militare, società civile



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Emanuele Giordana, in "FUTURIBILI" 1-2/2011, pp. 187-194, DOI:10.3280/FU2011-001013

   

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