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Lavorare dall’interno verso l’esterno. La storia di attaccamento del terapeuta all’origine di stalli, ispirazione e cambiamento
Titolo Rivista: SETTING 
Autori/Curatori: David Wallin 
Anno di pubblicazione:  2011 Fascicolo: 31 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  14 P. 53-66 Dimensione file:  486 KB
DOI:  10.3280/SET2011-031004
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L’articolo è incentrato sull’incidenza della psicologia del terapeuta sulla sua capacità clinica, da una prospettiva di teoria dell’Attaccamento. Il punto di partenza è l’assunto che, nell’infanzia come in psicoterapia, è la relazione il luogo in cui avviene lo sviluppo. Perciò, è la nuova relazione di attaccamento con il terapeuta che permette il cambiamento del paziente. Ma, come per i genitori, la nostra capacità di creare una Relazione d’attaccamento sicura sara profondamente influenzata dall’eredità delle nostre personali relazioni di attaccamento - un’eredità, per molti di noi che abbiamo scelto questo mestiere, segnata dal trauma. L’articolo dimostra come i nostri personali pattern di attaccamento siano i principali fattori della nostra capacità di creare con il paziente un’autentica relazione terapeutica. Ciò che siamo riusciti ad integrare e ciò che abbiamo dovuto difensivamente scindere forgia i nostri pattern, andando a determinare non solo il modo in cui noi siamo in relazione con noi stessi, ma anche l’influenza reciproca tra noi e il paziente e la nostra possibilità di scoprire i suoi pattern di attaccamento, perché il nostro modo di vedere il paziente può essere offuscato da ciò che non possiamo o non vogliamo vedere di noi stessi. Le difficoltà nel corso del trattamento possono derivare dal bisogno di tenere fuori dalla coscienza le nostre personali intollerabili e quindi dissociate esperienze di se stessi e dell’altro, sotto forma di collusioni o collisioni. In sintesi: come terapeuti, dobbiamo essere consapevoli dell’ambiguità del rapporto tra ciò che noi riconosciamo nel paziente e ciò che noi proiettiamo nel paziente in base a ciò che non abbiamo ancora pienamente integrato in noi stessi.


David Wallin, in "SETTING" 31/2011, pp. 53-66, DOI:10.3280/SET2011-031004

   

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