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Aspetti del regionalismo italiano del primo dopoguerra
Titolo Rivista: MONDO CONTEMPORANEO 
Autori/Curatori: Valerio Strinati 
Anno di pubblicazione:  2013 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  38 P. 5-42 Dimensione file:  377 KB
DOI:  10.3280/MON2013-001001
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Nel primo dopoguerra, la ripresa delle posizioni regionaliste fu uno dei segnali della crisi del sistema liberale. Dopo le elezioni del 1919, deputati di diversi partiti presero posizione in tale senso, e non mancò chi sostenne anche l’ipotesi di mantenere i governi locali che avevano retto le province annesse, già appartenenti all’Austria, secondo l’auspicio di Francesco Salata, dal 1919 posto a capo dell’Ufficio centrale per le nuove province del regno. Mentre già nel 1921 l’ascesa politica del fascismo indeboliva le componenti parlamentari più favorevoli al decentramento istituzionale, nel paese sia figure di estrazione laica e democratica, come Salvemini, Gobetti e Zuccarini, sia parte del movimento combattentistico e partiti nazionali o locali, come il Partito repubblicano o il Partito sardo d’azione, assunsero posizioni regionaliste, adottate, sul versante cattolico, anche dal Partito popolare, soprattutto per volontà di Luigi Sturzo. Tutte queste posizioni entrarono in conflitto con la vocazione centralista del fascismo, e pertanto, dopo la sua caduta, si registrò una ripresa dei temi regionalisti, anche se con caratteristiche diverse da quelle del primo dopoguerra.


Keywords: Decentramento, centralismo, federalismo, regione, autonomie, province annesse, combattenti

Valerio Strinati, in "MONDO CONTEMPORANEO" 1/2013, pp. 5-42, DOI:10.3280/MON2013-001001

   

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