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Come pensare la soggettività sociale oggi?
Titolo Rivista: INTERAZIONI 
Autori/Curatori: Janine Puget 
Anno di pubblicazione:  2015 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  13 P. 59-71 Dimensione file:  60 KB
DOI:  10.3280/INT2015-002005
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L’autore sostiene che la soggettività sociale non è stata presa nella debita considerazione dalla psicoanalisi, e necessita quindi di nuove ipotesi. Alcune sono quelle che segnano la differenza tra lo stare con se stesso, lo stare a due o più, separati da uno spazio tra due che non può essere ricondotto a processi di identificazione, e appartenere all’insieme sociale. Le soggettività così create sono proprie di ogni spazio e tra loro si creano discontinuità. Abitare uno spazio è sempre cosa effimera, anche se quello che inconsciamente si cerca sono appartenenze solide. Questo approccio costringe a considerare lo sconcerto e l’incertezza come condizioni necessarie per la vita tra due o più altri. Vengono presentate alcune vignette per illustrare questi temi.


Keywords: Incertezza, sconcerto, effetto di presenza, discontinuità, soggettività sociale.

  1. Billiard I. (2001). Santé mentale et travail. L’émergence de la psychopathologie du travail. Paris: La Dispute.
  2. Freud S. (1915). Pulsioni e loro destini. OSF, vol. 8. Torino: Bollati Boringhieri.
  3. Freud S. (1921). Psicologia delle masse e analisi dell’Io. OSF, vol. 9. Torino: Bollati Boringhieri.
  4. Freud S. (1929). Il Disagio della Civiltà. OSF, vol. 10. Torino: Bollati Boringhieri.
  5. Freud S. (1933). Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni). OSF, vol. 11. Torino: Bollati Boringhieri.
  6. Henry M. (1987). La Barbarie. Paris: Grasset, coll. “Biblio Essai”.

Janine Puget, in "INTERAZIONI" 2/2015, pp. 59-71, DOI:10.3280/INT2015-002005

   

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