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Il superamento dell’autoreferenzialità dell’analista nella relazione terapeutica
Titolo Rivista: RICERCA PSICOANALITICA 
Autori/Curatori: Emanuela Busso 
Anno di pubblicazione:  2016 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  16 P. 25-40 Dimensione file:  182 KB
DOI:  10.3280/RPR2016-003003
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La psicoanalisi è nata come strumento terapeutico. L’obiettivo dell’analista è curare il paziente, che a sua volta chiede di essere curato per raggiungere una condizione di maggiore benessere o di alleviamento della sofferenza. Da sempre la relazione analista-paziente si è costituita come lo strumento fondamentale della terapia. Dall’analista "archeologo" di Freud, all’analista co-costruttore della relazione e del percorso analitico della psicoanalisi relazionale, in ogni caso alla coppia analista-paziente viene riferito gran parte di ciò che accade e di cui si parla in seduta. Nel primo caso l’attenzione al passato del paziente, nel secondo al presente vissuto da entrambi in seduta. Ritengo che in questo cammino della psicoanalisi l’autoreferenzialità dell’analista sia rimasta invariata. La vita del paziente è fuori dallo studio, ma la realtà spesso resta sullo sfondo, mentre dovrebbe costituire il centro dell’attenzione di entrambi, perché è nel miglioramento della vita del paziente l’obiettivo di cura, ed il lavoro analitico deve servire al futuro del paziente. Solo con una diagnosi e una terapia che tengano conto del contesto relazionale del paziente, è possibile un vero cambiamento.


Keywords: Relazione analitica, significato relazionale del sintomo, modello della complessità, contesto relazionale, cambiamento

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Emanuela Busso, in "RICERCA PSICOANALITICA" 3/2016, pp. 25-40, DOI:10.3280/RPR2016-003003

   

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