Clicca qui per scaricare

Faccio quello che voglio
Titolo Rivista: EDUCAZIONE SENTIMENTALE 
Autori/Curatori: Anna Ferruta 
Anno di pubblicazione:  2017 Fascicolo: 27 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  9 P. 103-111 Dimensione file:  165 KB
DOI:  10.3280/EDS2017-027007
Il DOI è il codice a barre della proprietà intellettuale: per saperne di più:  clicca qui   qui 


Da un punto di vista psicoanalitico, dobbiamo registrare la scarsa presenza di simboli del fascismo nei sogni e nelle libere associazioni dei nostri pazienti. Riferimenti al fascismo compaiono quando emergono emozioni relative a un’individualità calpestata da un fascismo che negava il fondamento gruppale del soggetto umano a due livelli: a quello del singolo, che pure non ne sentiva la necessità, e a quello generale di uno stato che proclamava l’irrilevanza del contributo del singolo alla vita comune, conformata a parametri centrali imposti (divise, lingua, comportamenti, a cominciare dal saluto fascista). Da un punto di vista psicologico il fascismo finiva per essere la duplicazione a livello centrale di un sentire diffuso che può essere espresso con queste parole: "Faccio quello che voglio". Alcuni autori (Bleger, Kaës) ci hanno aiutati a comprendere il fondamento inconscio gruppale necessario, presente in ciascuno, reso inaccessibile e rifiutato da un regime che ha proposto l’arbitrio del singolo e l’estraneità delle istituzioni. Dopo la fine del Fascismo, alcune istituzioni hanno iniziato a promuovere un senso di appartenenza comune condivisa (Costituzione, Statuto dei lavoratori, Media Unica, legge Basaglia), ma il processo, ancora in fieri, è bloccato da vincoli affettivi che ostacolano lo sviluppo del senso di appartenenza stesso, cristallizzandolo in "oggetti" concreti. Le strutture sociali, solide, belle, leggere, ci sono necessarie per esistere e svilupparci come soggetti sani e creativi, e richiedono manutenzione e rinnovamento. Il rinnovamento può essere ostacolato dall’angoscia di intercettare residui di ideologia fascista, che ha propagandato l’arbitrio dell’uno, eretto a rappresentare l’interesse collettivo, contro la volontà plurale di molti, che per vivere e per esprimersi necessitano anche di strutture di sostegno e funzionamento valide.


Keywords: Gruppalità inconscia, istituzioni, intersoggettività, identità singolare e plurale, fascismo.

  1. Augé M. (2008). Il medesimo e l’altro, il senso e la libertà. Rivista di Psicoanalisi, 54: 981-987.
  2. Aulagnier P. (1984). La violenza dell’interpretazione. Roma: Borla, 1994.
  3. Balint M., Balint E. (1968). La regressione. Milano: Raffaello Cortina Editore, 1983.
  4. Bleger J. (1967). Simbiosi e ambiguità. Loreto, Libreria Editrice Lauretana, 1992.
  5. Di Chiara G. (1985). Una prospettiva psicoanalitica del dopo Freud: un posto per l’altro. Rivista di Psicoanalisi, 31: 451-461.
  6. Ferruta A. (2011). Il contenitore istituzionale nelle patologie gravi. Funzione Gamma, rivista on line, 27.
  7. Ferruta A. (2016). L’istituzione necessaria. Funzione Gamma, rivista on line, 36.
  8. Kaës R. (2002). La polifonia del sogno. Roma: Borla, 2004.
  9. Kaës R. (2007). Un singolare plurale. Roma: Borla, 2007.
  10. Kaës R. (2012). Il Malessere. Roma: Borla, 2014.
  11. Rossi P. (2006). Sigmund Freud: le illusioni, la scienza, l’avvenire. Rivista di Psicoanalisi, 3, 595-610.

Anna Ferruta, in "EDUCAZIONE SENTIMENTALE" 27/2017, pp. 103-111, DOI:10.3280/EDS2017-027007

   

FrancoAngeli è membro della Publishers International Linking Association associazione indipendente e no profit per facilitare l'accesso degli studiosi ai contenuti digitali nelle pubblicazioni professionali e scientifiche