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La cognizione del dolore nell’individuo, nella famiglia, nei curanti, nei gruppi istituzionali
Titolo Rivista: INTERAZIONI 
Autori/Curatori: Anna Ferruta 
Anno di pubblicazione:  2018 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  12 P. 19-30 Dimensione file:  162 KB
DOI:  10.3280/INT2018-001002
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La cognizione del dolore è la dimensione più ampiamente sperimentata nelle sindromi psicopatologiche, un dolore che suscita sentimenti di inaccettabilità in tutti i personaggi coinvolti, trasformati spesso in forme proiettive per liberarsene, attribuendone la responsabilità ad altri. Ma il dolore, rigettato e rifiutato, riprende rapidamente il suo spazio nei sentimenti delle persone. È in gioco una sofferenza narcisistica, la quarta, dopo quelle inferte da Copernico, Darwin, Freud, rispetto a una concezione del soggetto umano al centro dell’universo, quella che richiede a ciascuno di riconoscere la sua dipendenza dall’ambiente gruppale anonimo di cui fa parte (Bleger, Kaës). Diventare Io nel legame comporta il riconoscimento di avere necessità di dipendere da contesti modificabili solo fino a un certo punto dalla volontà e intenzione del soggetto. Una parte della cognizione del dolore che affligge coloro che sono a contatto con la sofferenza psichica grave riguarda la sensazione che questa rappresenti un attentato alla sufficiente integrità narcisistica dei soggetti in gioco (familiari, curanti, società, pazienti), perché ricolloca tutti di fronte alla necessità di riconoscere la dimensione gruppale costitutiva di ogni soggettività. Chi è il titolare della cura? Chi cura chi? Come strumento formativo si rivelano molto utili i Seminari Clinici di Gruppo, perché forniscono ai partecipanti l’esperienza della mente gruppale al lavoro. Un posto per l’altro non rappresenta una ferita depressivogena per il narcisismo sano, ma, al contrario, un suo potenziamento: c’è sempre dell’altro, c’è sempre qualcuno da cui potere ricevere e apprendere.


Keywords: Dolore, psicopatologia, ambiente, gruppo, formazione, narcisismo, depressione.

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Anna Ferruta, in "INTERAZIONI" 1/2018, pp. 19-30, DOI:10.3280/INT2018-001002

   

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