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Prigionieri di guerra russi e austroungarici e il loro impiego nei territori italiani del primo conflitto mondiale
Titolo Rivista: STORIA URBANA  
Autori/Curatori: Francesco Randazzo 
Anno di pubblicazione:  2019 Fascicolo: 162 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  16 P. 113-128 Dimensione file:  61 KB
DOI:  10.3280/SU2019-162006
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La guerra al fronte è dura, ma molto più dura è la vita quotidiana dei prigionieri che si ritrovano a vivere talvolta in condizioni di estrema precarietà esistenziale. Molti si consegnano spontaneamente al nemico nell’aspettativa di un trattamento migliore e si ritrovano così a vivere in campi di lavoro o a essere utilizzati per lavori vari. La sorte di molti prigionieri austro-ungarici e con loro di slavi, russi e altre nazionalità rima ste coinvolte nel primo conflitto mondiale è segnata da lunghi spostamenti a ridosso del fronte lungo il quale si combatte un guerra logorante di posizionamento con avanzamenti di poche decine di metri alla volta e ripiegamenti della stessa distanza. Lungo un tratto di confine che diventa a un tratto terra redenta oppure terra contesa all’odiato nemico. Le testimonianze, sempre più rare, e lo scavo di materiale d’archivio specialistico, pur nella sua esiguità, offrono tuttavia spunti interessanti per ricostruire storie mai narrate e aggiungono piccoli, significativi dettagli di una storia non del tutto chiarita in sede storiografica. Mancano all’appello dati statistici sull’impiego di molti militari prigionieri in Italia della cui fine ancora oggi non si sa nulla. Il loro utilizzo nei territori italiani del nord, e soprattutto dell’area veneto-friulana, è stato per lo più di tipo agricolo e logistico nella costruzione di ponti e strade. È possibile che in futuro altri studi possano svelarci nuovi dettagli sulle loro attività e offrire agli studiosi ulteriori elementi per ricostruire la mappa dei loro spostamenti e del loro utilizzo nei territori italiani.


Keywords: Prima guerra mondiale, Prigionieri Slavi Russi, Diplomazia

Francesco Randazzo, in "STORIA URBANA " 162/2019, pp. 113-128, DOI:10.3280/SU2019-162006

   

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