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In una situazione come quella attuale, caratterizzata da interventi legislativi privi di coordinamento col tessuto normativo preesistente e da un clima politico che, per motivi contingenti, tutto persegue all’infuori della razionalità del processo non è facile indicare moduli organizzativi di corretta gestione e possibili linee di riforma dell’istituto del riesame e dell’appello cautelare. Per superare la difficoltà può, forse, essere utile prendere le mosse da una fotografia critica dell’esistente (seppur in una realtà territoriale circoscritta).
1. L’incriminazione del favoreggiamento all’emigrazione illegale / 2. Le altre questioni interpretative / 3. Il bene protetto e la «libertà di emigrazione» / 4. Il «diritto di partecipare alla comunità dei popoli».
Solo un elevato tasso culturale europeo potrà incidere positivamente, in prospettiva, sulla legittimazione dei magistrati, adeguando il servizio giustizia alle esigenze dell’Europa dei cittadini. Per questo va colta con favore la scelta del Consiglio superiore della magistratura di dare un posto significativo, nell’aggiornamento e nella formazione dei magistrati per l’anno 2004, alla dimensione europea e internazionale (da realizzare attraverso la Rete di Formazione giudiziaria europea, la partecipazione a programmi finanziati dalla Comunità europea, la attuazione di azioni formative bilaterali con Paesi dell’Unione, la programmazione di incontri di studio dedicati in tutto o in parte al diritto).
1. La situazione odierna / 2. La mobilità fisiologica e quella indotta / 3. La mobilità zero / 4. Le iniziative del Consiglio superiore della magistratura.
1. La necessità della giurisdizione unica / 2. Dispersione o valorizzazione delle professionalità? / 3. Magistratura o giurisdizione unica? / 4. L’irrazionalità dell’attuale riparto della giurisdizione / 5. La asserita specialità della pubblica amministrazione che giustificherebbe l’esistenza di un giudice speciale / 6. A proposito di vocazione istituzionale al controllo di legalità dell’azione amministrativa / 7. La categoria dell’interesse legittimo è utile ai fini della tutela giurisdizionale? / 8. Il riparto della giurisdizione per materia: un criterio pericoloso e inutile / 9. La peculiarità del sistema italiano di giustizia amministrativa ed il coraggio di una riforma nell’interesse dei cittadini.
1. Premessa / 2. Le prospettive di riforma: il progetto della Commissione Vaccarella / 3. Le prospettive di riforma: la cd miniriforma del processo civile / 4. Come rispondere: il problema della organizzazione del lavoro.
1. Premessa / 2. Un rinnovato impegno professionale per giudici e avvocati / 3. Le valutazioni di professionalità del giudice / 4. Efficienza e produttività del sistema giudiziario.
1. Il processo civile tra potere dispositivo delle parti e funzione pubblica dello Stato / 2. Le trasformazioni determinate dalla Costituzione e il movimento riformatore degli anni ’90 / 3. Riforme processuali, dotazione delle risorse e interventi strutturali / 4. Il mutamento di prospettiva, gli attacchi alla magistratura e l’abbandono di una politica di sostegno alla giurisdizione / 5. Il disegno di legge delega per la riforma del codice di procedura civile approvato dal Consiglio dei ministri il 24 ottobre 2003 / 6. Il deperimento dei valori democratici del processo / 7. I compiti che ci aspettano.
1. Premessa / 2. Verso una nuova deontologia amministrativa / 3. Il codice etico della magistratura in Italia / 4. Qualche cenno di diritto comparato / 5. Il codice etico come fattore di orientamento ideale / 6. Un nuovo codice etico.
1. Premessa: i principi del processo in Costituzione / 2. Il peso di una tradizione: ciò che la Costituzione già sussurrava. / 3. e ciò che la Corte aveva già detto: l’art. 97 Costituzione e il processo penale / 4. Una festa a lungo attesa: cosa dice la Corte sul nuovo art. 111 Costituzione / 5. Ciò che potrebbe dire la Corte: una garanzia piena solo per l’imputato? / 6. Ciò che la Corte non potrebbe mai dire: i limiti del sindacato di costituzionalità / 7. Conclusioni.
1. Premessa / 2. Il legislatore e la legge / 3. I canoni interpretativi dell’art. 12 delle Disposizioni sulla legge in generale / 4. Testo e norma / 5. L’interpretazione e il giudice.
1. Una proposta / 2. Cosa si nasconde dietro alla proposta / 3. Da un’illusione ad un’altra / 4. Verso interpretazioni sempre più creative?
The uncertain process of europeanization. Social security law and the struggle against social exclusion in Italty (di Stefano Giubboni) - ABSTRACT: Il saggio affronta il tema della europeizzazione della politica italiana in materia di lotta contro l'esclusione sociale, focalizzando l'attenzione sugli interventi attuati o solo progettati dal legislatore nazionale nella sfera del diritto della sicurezza sociale. L'A. muove dalla analisi delle diverse fasi delle politiche comunitarie in materia, per poi valutarne l'impatto sull'ordinamento assistenziale e previdenziale nazionale. La conclusione è che le politiche comunitarie hanno avuto una sicura e positiva influenza in termini di emersione e di (pur stentata) elaborazione di una politica "esplicita", fino a pochi anni fa pressoché inesistente, in materia di esclusione sociale in Italia. Un punto di svolta in tal senso è costituito dalla pubblicazione della relazione della Commissione Onofri, nel febbraio del 1997. L’ampio disegno riformatore prefigurato da quel documento dalla forte ascendenza europea è stato però realizzato solo parte. L’influenza comunitaria resta peraltro quanto mai incerta, e l’europeizzazione delle politiche nazionali di contrasto dell’esclusione sociale lascia aperte strade tra loro alquanto diverse. Oggi, l’abbandono dell’istituto del reddito minimo di inserimento e gli indirizzi di policy più in generale esplicitati dal governo in carica nel Libro bianco sul Welfare, segnano una sicura discontinuità rispetto alle linee della riforma pur solo in parte avviata a partire dalla seconda metà degli anni ’90. Il fatto che questo significativo mutamento delle linee di politica del diritto avvenga in una prospettiva che si rifà espressamente al metodo aperto di coordinamento, solleva inevitabili interrogativi sull’effettivo significato del processo comunitario. Il saggio si conclude con una valutazione critica del processo europeo di inclusione sociale: l’A. sottolinea la necessità di raccordare tale processo alla enucleazione di un nucleo duro di diritti fondamentali di inclusione, ancorati al trattato costituzionale e sviluppati sia pure in maniera flessibile sul piano legislativo.
Il commento delle disposizioni dedicate al licenziamento contenute nel Testo Unico di maternità, paternità e cura (art. 54 del d.lgs. 151/2001) fornisce l’occasione all’Autrice di segnalare il legame esistente tra misure di tutela indirizzate prevalentemente alla madre lavoratrice e il complessivo sistema antidiscriminatorio. Questi due complessi di norme sono ancora oggi tenuti separati, soprattutto dalla giurisprudenza di legittimità, alle cui più rilevanti pronunce è dedicata una parte del contributo. La ricomposizione in un unico articolo il segnalato art. 54 dei contenuti di una parte della legge n. 1204 del 1971, della legge n. 53 del 2000 e dei divieti di discriminazione regolati a partire dalla legge n. 903 del 1977 e della legge n. 125 del 1991 rende evidente che la tradizionale separazione è sempre più difficile da affermare. La conseguenza più immediata della lettura proposta è l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori a tutte le ipotesi di licenziamento riconducibili all’art. 54 del Tu.