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Commenti e connessioni con il panorama scientifico gruppoanalitico, sul lavoro di Earl Hopper, di recente ripubblicato in un volume di selected papers. L’autore si concentra sul concetto hopperiano di inconscio sociale, definibile in termini di ricadute dei fatti e delle dinamiche sociali sugli individui, richiamando l’attenzione del lettore sul quadro di riferimento che Hopper propone per il lavoro clinico e delineando, di conseguenza, l’importanza della figura di uno studioso che ha rifondato il mondo della psicologia connettendolo al contesto sociale e politico.
Divertente excursus delle rappresentazioni cinematografiche degli operatori della salute mentale, che non trascura riflessioni sulla natura del medium cinematografico e sulla sua storia. Gli autori si interrogano, inoltre, sulle ragioni di tali rappresentazioni, proponendo delle ipotesi di lettura del fenomeno radicate nelle teorie delle rappresentazioni sociali e della narrazione cinematografica come sense maker culturale, non tralasciando ulteriori riflessioni di natura autocritica circa le rappresentazioni sociali della psicologia e dei suoi operatori.
Si tratta del resoconto dell’autrice sul lavoro di large goup avvenuto durante il Convegno Coirag, nel quale ella ha svolto il ruolo di osservatrice. Il lavoro, fondato su libere associazioni, non ha avuto altro obiettivo se non quello legato al tema fondativo: Valorizzare le differenze creando integrazione. Il gruppo ha lavorato sulle immagini scaturite dalle libere associazioni dei partecipanti ed ha proceduto dall’immagine del gruppo allargato come un mare composto da innumerevoli gocce d’acqua, attraverso immagini di morte e disfacimento, di rivalità tra fratelli, di conflitto tra padri e figli.
Il contributo tratta dell’esperienza di large group compiuta durante il Convegno Coirag di Saronno, cui ha preso parte la quasi totalità degli iscritti al Convegno. Conseguenza di ciò è stata che la composizione del gruppo è risultata estremamente varia in termini di storie formative e professionali, nonché per differenti livelli di esperienza nel campo del setting di large group. Protesta, paura, noia, disagio, assenza di contenimento, rabbia sono stati i sentimenti prevalenti tra i partecipanti. Il clima, effettivamente difficile, ha tuttavia prodotto un interessante lavoro di gruppo, originato soprattutto dalle vivide immagini emerse nella condivisione delle narrazioni e dei sogni dei partecipanti.
La metafora della gorgonia, suggerita per descrivere il modello Coirag, sembra calzare perfettamente al tipo di sviluppo che la confederazione ha avuto e sta ad indicare anche la via per un auspicabile sviluppo scientifico. Radicata profondamente al gruppo, suo humus generativo, la gorgonia si sviluppa sottoforma di ramificazioni a ventaglio; allo stesso modo, la Coirag si è evoluta e si evolve nelle molteplici diramazioni costituite dai differenti modelli, tecniche, teorie, dando luogo ad una maglia di connessioni sottili e solide al tempo stesso. Proprio come una gorgonia, la Coirag è cresciuta, dalle radici ai rami, fondando la possibilità di integrare e giustapporre culture differenti in un pensiero dialettico ed applicando tale disposizione alla formazione psicoterapica così come al campo della ricerca.
L’autrice annota alcune osservazioni effettuate durante ed a margine del Convegno della Coirag, svoltosi a Saronno, sottolineando l’atmosfera di pluralismo intellettuale che vi si è respirato e l’assenza di qualunque ideologia dominante, a vantaggio di un clima di cordialità e di fermento creativo. Lo svolgimento dei lavori ha posto in primo piano il nuovo atteggiamento vigente all’interno della Confederazione nei confronti del proprio lavoro, fondato sull’interesse per le proprie radici storiche, inteso come primo passo verso una genuina apertura verso il nuovo.