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Serenella Iovino

Fare filosofia attraverso la storia. Valerio Verra e la storiografia filosofica italiana

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2003

In un periodo in cui la storiografia filosofica italiana andava ridefinendo la sua identità, dopo la crisi dell’"egemonia" crociana e gentiliana, quella di Valerio Verra è stata senz’altro una delle figure più notevoli. A lui si deve infatti la ridefinizione di alcune tra le più importanti categorie storiografiche, e l’idea che la ricerca storica sia indispensabile per riconoscere, al di là di preconcetti teorici, la natura e i compiti della filosofia contemporanea. A due anni dalla morte, queste pagine ne analizzano l’attività di storico della filosofia nel contesto in cui si è formata, mettendone in evidenza tematiche, metodi e criteri.

Giovanni Rota

Un filosofo razzista. Note su Evola

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2003

La prima parte dello studio analizza il razzismo spiritualistico di Julius Evola, maturato negli anni Trenta e confluito in due volumi intitolati Il mito del sangue (1937) e Sintesi di dottrina della razza (1941). Nella formulazione delle sue teorie, Evola si muove in continuità con la tradizione razzistica occidentale. La seconda parte è una rassegna delle principali linee interpretative su Evola, da sempre influenzate da uno scritto autobiografico dello stesso filosofo, Il cammino del cinabro, e dalla fama sinistra a lui legata. Lo scritto si conclude con alcune considerazioni sul periodo speculativo evoliano, fortemente dipendente dall’attualismo ed espresso nei volumi degli anni Venti (Saggi sull’idealismo magico, Teoria dell’individuo assoluto e Fenomenologia dell’individuo assoluto).

Aniello Montano

Aspetti di una storia della filosofia non dialettica e non continuista

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2003

Il saggio vuole essere una riconsiderazione storico-teorica del modo di fare storiografia filosofica. Attraverso le critiche mosse da Francesco Bacone e Giordano Bruno al modello storiografico aristotelico, e quelle avanzate da Filippo Masci alla linea storiografica Hegel-Spaventa-Maturi-Gentile, si vuole evidenziare come sia sempre più avvertito un certo fastidio per una storia della filosofia teoreticamente orientata. Per una storia della filosofia convinta, cioè, dell’esistenza di una sola vera filosofia precedente in una direzione obbligata, al fine di realizzare un telos che, pur riconosciuto a posteriori, è prefigurato. Rispetto a questo tipo di storiografia sembra da preferire il modello di storia della filosofia di tipo storico , capace di assumersi il compito fondamentale di riconoscere, approfondire e ricostruire l’originalità di pensieri di soggetti storici concreti, di pensieri degni di essere studiati nella loro autonomia e, quindi, di essere messi in correlazione con pensieri personali di altri soggetti pensanti, altrettanto liberi ed originali.

Christoph Jamme

Lo sviluppo filosofico di Holderlin

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2003

Il saggio ripercorre la formazione del pensiero di Hölderlin a cominciare dal suo punto di partenza, la dottrina kantiana del primato della ragion pratica e la dottrina della libertà. Il trapasso dal dualismo kantiano ad un pensiero estetico della mediazione avverrà attraverso la ricezione della critica schilleriana all’imperativo categorico, così come dell’idea fichtiana della «determinazione reciproca». Il nuovo punto di vista di Hölderlin maturerà durante il periodo jenese, inizialmente come ricerca di una mediazione tra Kant, Jacobi, Spinoza, Fichte e Reinhold. Esso troverà una traduzione sul piano della teoria estetica nella prefazione alla penultima versione dell’Iperione, scritta nei primi mesi del 1795. Questa prefazione è significativa, soprattutto perché rappresenta la prima formulazione compiuta della filosofia dell’unificazione, che afferma l’analogia di teoria e prassi, in quanto forme della riflessione, che dovrebbero venire elevate da un terzo principio, la bellezza.

Marta Fattori

Baconiana: nuove prospettive nella ricezione e fortuna delle opere di Francis Bacon

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2003

Baconiana: nuove prospettive nella ricezione e fortuna delle opere di Francis Bacon (di Marta Fattori) - ABSTRACT: Questo articolo si inserisce nell’ambito dei più recenti studi baconiani che hanno determinato una revisione critica della fortuna di Francis Bacon (cristallizzata soprattutto dalla seconda metà dell’800 in poi sull’artificioso dilemma se Francis Bacon fosse un vero scienziato oppure no), la pubblicazione di nuove opere o parti di opere inedite e uno studio attento del lessico e del vocabolario baconiano. Per quanto riguarda la seconda metà del ‘700 e l’‘800, la fortuna e l’incidenza del pensiero baconiano è quasi tutta da studiare, schiacciata com’è dal giudizio moralistico sulla sua ‘caduta’ (alla quale i savants del XVII e soprattutto del XVIII secolo, erano stati piuttosto indifferenti, in considerazione della sua grandezza). In merito alla fortuna di Francis Bacon in Italia nel XVIII e XIX secolo ho analizzato due dei possibili autori che alle opere del filosofo inglese diedero attenzione: Cesare Beccaria e Vincenzo Gioberti.