RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105739 titoli

Luigi Boccanegra

Fame di sensazioni e digiuno di senso

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2003

L’Autore propone in modo discorsivo e colloquiale una riflessione su alcune modalità emergenti, nella supervisione e nella discussione con colleghi, di casi clinici borderline. Le angosce ritrovate nei nuclei familiari di tali pazienti trovano riscontro nelle angosce che gli operatori vivono negli spazi di cura.

L’Autore descrive le problematiche attualmente più rilevanti nel trattamento dei pazienti con grave disturbo di personalità all’interno dei servizi pubblici. Individua inoltre nel gruppo di lavoro, formato da operatori con diverse professionalità, e nella possibilità che esso svolga, tra le altre, una funzione di mentalizzazione delle diverse caratteristiche personali di ogni paziente, i fattori di relativa forza per la costruzione di un ambiente psichiatrico facilitante. Sottolinea anche le difficoltà e le fragilità dei servizi nell’esercizio di queste funzioni, che sono poco riconosciute a livello sanitario e sociale. È possibile comunque che una corretta gestione psichiatrica dei pazienti con grave disturbo di personalità, all’interno di un modello della cura in 2 tempi, che viene descritto, contribuisca ad orientarne l’evoluzione clinica. A questo scopo, viene citata una ricerca empirica, svolta da un gruppo di ricercatori, tra cui l’Autore, su 48 pazienti ambulatoriali, i quali dopo 12-18 mesi di un trattamento psichiatrico integrato con interventi psicoterapeutici e psicosociali variamente combinati, hanno manifestato una riduzione dei punteggi dell’Attachment Style Questionnaire (Feeney, 1994) relativi alle scale che valutano il Disagio per l’Intimità, la Preoccupazione per le Relazioni e la Fiducia. Molto resta ancora da fare per questo gruppo di pazienti all’interno dei servizi pubblici e l’Autore suggerisce una pianificazione più adeguata delle modeste risorse psicoterapeutiche disponibili, nonché una formazione mirata, estesa a tutti gli operatori, sui cosiddetti Fattori Terapeutici Comuni Specifici, propri di ogni relazione di cura.

Giuseppe Berti Ceroni

Borderline e istituzione di cura

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2003

L’autore delinea alcune caratteristiche del rapporto fra pazienti borderline e istituzioni di cura, sottolineando in particolare come spesso il paziente, nella sua complessa articolazione, può funzionare come membro dell’équipe terapeutica e i rischi in cui i curanti possono incorrere di ripetere inavvertitamente situazioni traumatiche messe in atto nella famiglia di origine.

Roberto Losso, Ana Packciarz Losso

I borderline e le loro famiglie: le identificazioni triviali

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2003

Il termine borderline è poco definito, e lo capiamo piuttosto come una denominazione per persone con grande pluralità sintomatologica di base predominantemente narcisista. Nelle famiglie di questi pazienti troviamo un fallimento del funzionamento del preconscio, con poca differenziazione tra i membri della famiglia. Questo porta ad una particolare perturbazione nel processo di identificazione, costituendosi identificazioni che abbiamo denominato triviali, nel senso che sono una sorta di false identificazioni, con aspetti schematici, ripetuti e perfino caricaturali di personaggi della mitologia familiare. Si sottolinea la necessità dell’approccio familiare in questi casi e si analizzano le difficoltà controtransferali che si trovano nel corso della terapia familiare psicanalitica. Si sottolinea anche la necessità di apportare, da parte dei terapeuti, le funzioni del preconscio necessarie per arrivare al processo di pensiero (mentalizzazione), e pertanto di individuazione dei soggetti.

L’autore cerca di precisare sul piano dinamico il concetto di autenticità contrapposta a quello di falsità: a differenza della falsità, la posizione di autenticità non può essere riferita al singolo soggetto, ma concerne l’effetto del sistema narcisistico del soggetto su un campo sempre più esteso di relazioni e in un arco temporale ampio. Le organizzazioni borderline si fondano particolarmente su un campo di relazioni costruito sulla falsità degli oggetti e, nella loro espressione psicopatologica, sollecitano i terapeuti ad una faticosa posizione di autenticità in cui spesso sono chiamati a riconoscersi vinti e disperati.

Antonio Brignone

Editoriale

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2003

Annamaria di Fabio, Vincenzo Majer, Chiara Batistini

L'offerta formativa in psicologia del lavoro e delle organizzazioni: a. a. 2001-2002

RISORSA UOMO

Fascicolo: 1 / 2003

La presente ricerca tende a esplorare lo stato dell’arte dell’offerta formativa in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, a valle della recente Riforma degli Studi universitari e limitatamente alle lauree triennali (primo livello) e all’anno accademico 2001-2002. Le fonti utilizzate per la ricerca sono state le seguenti: il sito Internet del MURST (www.murst.it), la pagina web delle offerte formative per la classe 34 (Scienze e Tecniche Psicologiche), le pagine dei siti delle varie università e le guide cartacee. Le variabili considerate sono risultate la tipologia delle aree dei CFU dei vari settori scientifico-disciplinari all’interno dei C.d.L. o Curricula di Psicologia L/O e la loro rilevanza espressa in termini quantitativi mediante l’unità del CFU. Dall’universo degli 81 C.d.L. e Curricula in Psicologia attivati in 23 atenei italiani è stato estratto un sotto-insieme di 18 C.d.L. e Curricula con esplicito riferimento nella loro denominazione all’area della Psicologia L/O. Dall’indagine si rileva una grande varietà di percorsi formativi per lo psicologo L/O carattegorizzabili in tre tipologie: la prima tesa a preparare uno specialista puro in psicologia L/O (TO con 58 CFU di settore scientifico disciplinare M-PSI06); la seconda volta a costruire una professionalità specialistica in area sociale (PD2 con 48 CFU in M-PSI05); la terza orientata a dare una preparazione di base più di tipo generale e interdisciplinare (BO con 9 CFU in M-PSI06 e 18 CFU in M-PSI05). Si è inoltre rilevato come negli itinera formativi analizzati risulti complessivamente più elevato il dosaggio di M-PSI05 rispetto al settore disciplinare M-PSI06 (rispettivamente 22.7 vs 21.1 CFU per i Curricula e C.d.L. in Psicologia del L/O e 12.9 vs 3.7 CFU per tutti gli altri C.d.L. e curricula di Psicologia).

Adalgisa Battistelli, Benedetta Bellò

Il mentoring per l'apprendimento nelle organizzazioni

RISORSA UOMO

Fascicolo: 1 / 2003

La presente rassegna tratta il tema del mentoring secondo due prospettive distinte. La prospettiva funzionalista considera il mentoring come rapporto stretto tra un mentore e un protégé, lo ritiene un’efficace strategia per lo sviluppo delle competenze e per l’apprendimento nelle organizzazioni (contribuisce al processo di socializzazione organizzativa dei neofiti, aiuta i low-performer, funge da stimolo per le persone con alto potenziale di carriera ecc.). La relazione si sviluppa lungo 4 fasi distinte (iniziazione, coltivazione, separazione e ridefinizione) e apporta principalmente funzioni di carriera e funzioni psicosociali (Kram, 1983). La prospettiva radicale umanista, invece, considera possibili anche relazioni di mentoring di più breve durata e più circostanziali, che coinvolgano un solo mentore che si prende cura di più di un protégé, o forme attuabili in un gruppo di pari.

Maria Cristina Isolabella, Cesare Kaneklin, Giuseppe Scaratti

L'emergenza nel quotidiano. Come riconoscere e usare i valori organizzativi straordinari nella pratica dell'efficacia lavorativa quotidiana

RISORSA UOMO

Fascicolo: 1 / 2003

Il contributo illustra l’esperienza di un percorso di ricerca-intervento, realizzato dal gruppo dell’area di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni dell’Università Cattolica di Milano presso la Direzione Affari Generali della Regione Lombardia. L’iniziativa ha coinvolto 38 dirigenti impegnati in un processo di cambiamento orientato allo sviluppo di una cultura organizzativa centrata sui risultati e la trasversalità operativa. Il lavoro di ricerca è stato drammaticamente attraversato dall’incidente che ha portato allo schianto di un velivolo sul grattacielo Pirelli, sede amministrativa della Regione. Il tragico evento ha determinato il generarsi di processi di coinvolgimento ed attivazione organizzativa, caratterizzati da partecipazione, efficacia, innovazione, che i dirigenti avevano prefigurato come aspettative di cambiamento migliorativo per il futuro. Vengono approfonditi i rapporti tra l’emergenza legata all’incidente critico e le conoscenze organizzative, sviluppate e consolidate nella precedente azione trasformativa e formativa realizzata in Regione. La possibilità di consolidare nei processi organizzativi quotidiani l’impiego delle nuove conoscenze apprese dipende da un lavoro di sviluppo delle condizioni nelle quali i soggetti si sentano autorizzati ad attivare le loro risorse e conoscenze implicite, anche in assenza di emergenze drammatiche.