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Gianluigi Guido, Giovanni P. Pellegrino

Dimensioni e motivi dello shopping in due centri commerciali: uno studio comparato Carrefour-Ipercoop

INDUSTRIA & DISTRIBUZIONE

Fascicolo: 1 / 2003

Due studi condotti su un campione di mille e 400 clienti di due centri commerciali esaminano le dimensioni latenti dei motivi dello shopping e le determinanti cognitive e motivazionali dell’intenzione d’acquisto ad esse collegate. Si dimostra così l’esistenza di due meta-tratti, utilitaristico ed edonistico, sottostanti le differenze individuali e riconducibili, rispettivamente, ai fattori Stabilità Emotiva e Coscienziosità, da un lato, e Apertura Mentale, Amicalità ed Estroversione, dall’altro, che distinguono le finalità razionali e cognitive dello shopping da quelle ludiche e ricreative. I tratti prevalenti di ciascun centro sono quindi rapportati ai principali predittori dell’intenzione d’acquisto e si dimostra come i fattori inerenti alla razionalità del decisore (in particolare, gli atteggiamenti) e lo stato motivazionale telico influiscano maggiormente sull’intenzione d’acquisto presso il centro commerciale con prevalente valenza utilitaristica, mentre i fattori inerenti alla percezione dei fatti esterni (controllo comportamentale percepito) e lo stato motivazionale paratelico influiscano maggiormente sull’intenzione d’acquisto presso il centro commerciale con prevalente valenza edonistica. Le implicazioni teoriche e di marketing sono infine discusse.

Sergio Cherubini

Il branding come fattore critico di successo nel settore sportivo

INDUSTRIA & DISTRIBUZIONE

Fascicolo: 1 / 2003

Il settore sportivo vive una fase di grande evoluzione legata alla crescente diffusione sia della pratica sia dello spettacolo e tanto a livello internazionale quanto locale. Nello stesso tempo quasi tutte le organizzazioni sportive, sia professionistiche sia amatoriali, hanno notevoli problemi economici e si trovano impegnate a rinnovare il loro modo di rapportarsi con i loro clienti. In tale ottica sempre più spesso è fondamentale, per avere successo tra gli sportivi, ma anche tra le imprese, saper costruire, gestire, valorizzare, estendere, proteggere il brand dell’organizzazione sportiva così da generare attrazione e proventi da investire nell’attività tipica. In tale ottica, oltre alla problematica di tipo teorico, si esaminano alcuni casi specifici nell’ambito di varie organizzazioni sportive italiane e straniere così da evidenziare la necessità e la possibilità di avere un Brand Management Sportivo di tipo professionale ed al passo con quanto avviene in altri settori.

Luigi Cantone, Paolo Calvosa, Marcello Risitano

Creazione di valore per i clienti attraverso le relazioni di marca. Applicazione empirica di un modello di Customer Brand Equity

INDUSTRIA & DISTRIBUZIONE

Fascicolo: 1 / 2003

In questo articolo si propone e si descrive un modello di valore della marca nella prospettiva del cliente (Customer Brand Equity (CBE). Tale modello si basa su quattro leve generatrici di valore (value brand drivers): notorietà della marca, immagine della marca, soddisfazione percepita e fedeltà alla marca. Un’indagine empirica pilota è stata condotta per misurare questi fattori e validare la struttura del modello di CBE proposto. Tale indagine ha esplorato i processi generativi del valore di marca relativamente a due specifiche categorie di prodotto: caffè non decaffeinato, quale prodotto a qualità soggettiva, e telefono cellulare, quale prodotto a qualità oggettiva.

Ezio Ferrante

Il mediterraneo all'epoca delle grandi scoperte geografiche

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 1 / 2003

L’autore, dopo i precedenti contributi apparsi su questa Rivista, continua la storia del Mediterraneo dedicando il presente contributo alle vicende del Cinquecento, caratterizzate dal crescente scontro di civiltà tra cristianesimo ed islam, che trova il suo momento culminante nella battaglia navale di Lepanto mentre, in un nesso inestricabile tra esplorazioni, commercio, evangelizzazione e potere marittimo, il Mediterraneo stesso si rapporta sempre più, con effetti non sempre favorevoli, alla scoperta di nuovi mondi.

Paesaggi meravigliosi e una vegetazione lussureggiante dovuta ad un clima caldo-umido valsero a Taiwan alla fine del XV.mo sec. da parte dei navigatori portoghesi l’appellativo di ilha formosa cioè di bella isola , ma a parte ciò, fino alla settima decade del XIX.mo secolo Taiwan fu il rifugio delle peggiori ciurmaglie piratesche che abbiano mai solcato i mari cinesi meridionali senza contare che varie tribù aborigene di cacciatori di teste rendevano la vita molto difficile a chiunque osasse avventurarsi all’interno dell’isola.

Daniele Perico

Il nazionalismo in Spagna: un'analisi comparata

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 1 / 2003

Pur essendo la Spagna uno dei più antichi stati unitari europei, dialettica centro periferia, è una costante della storia spagnola. Con i re cattolici e la conquista di Granada nel 1492 e di Navarra nel 1512 si realizza la costituzione dello stato spagnolo, mediante la unione, nella persona dei rispettivi sovrani, dei regni di Castiglia e di Aragona, con i territori dipendenti. Questa unione personale non implicò la scomparsa delle peculiarità giuridiche e istituzionali dei differenti regni, che furono formalmente rispettate durante la dinastia degli Asburgo di Spagna. L'unità della monarchia degli Asburgo fu compatibile con la diversità dei regni e dei rispettivi ordinamenti giuridici, anche perchè quella monarchia non aveva un concetto della nazionalità spagnola. Il processo di centralizzazione dello stato fu risolto con Filippo V, il primo monarca della casa di Borbone il quale, con i "decretos de nueva planta" del 1707 e I714 abolì i "fueros" (magistrature autonome) di Aragona, Catalogna, Baleari e Valencia (territori che si erano schierati a favore dell'altro pretendente, l'arciduca Carlo d'Asburgo) e conservò invece i fueros di Navarra e paese basco, rimasti fedeli alla casa di borbone. Con la nuova dinastia, si importa in Spagna il modello organizzativo francese, di carattere essenzialmente centralista.

Salvatore Nigro

La sicurezza umana: un approccio diverso alle relazioni internazionali

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 1 / 2003

La sicurezza è uno dei bisogni fondamentali avvertiti dall’uomo. La storia moderna è attraversata da una dialettica continua tra la sicurezza nazionale ed i suoi effetti sull’esistenza umana. Tuttavia, malgrado il così largo uso del termine, essa è stata spesso associata alla nozione di politica di potenza. In particolare, il termine sicurezza nazionale è stato assorbito da quelli di difesa militare e deterrenza nucleare. Si può considerare tale sviluppo come conseguenza di due fattori: la Guerra Fredda ed il paradigma Realista.

Gianni Villani

Titoli di studio e mobilità transnazionale

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 1 / 2003

Si cerca di presentare in modo possibilmente sistematico una materia di attualità, ma per certi versi molto varia e articolata. A tale scopo la si riordina su uno sfondo di tipo storico, ponendo mente soprattutto agli ultimi 15-20 anni, decisivi per l’impulso conferito al processo della mobilità transnazionale. Tale sfondo è connotato nelle sue ragioni diplomatiche (Convenzione di Lisbona), culturali (internet e formazione a distanza), politiche (processi di globalizzazione, fenomeni di immigrazione). All’intero della cornice, ci si sofferma quindi sui temi concernenti i titoli di studio italiani, rilasciati sia in Italia che nelle scuole italiane all’estero, e sui paralleli temi degli accessi degli studenti (sia italiani, che comunitari, che non comunitari, provenienti dall’estero in Italia). Poiché l’obiettivo dell’intervento vorrebbe essere anche quello di offrire strumenti di orientamento a chi si senta interessato ai processi di mobilità, non si manca a proposito delle scuole italiane all’estero di soffermarsi sugli indirizzi di studio maggiormente in esse affermati, e che si presume possano quindi offrire migliori sbocchi lavorativi ai giovani. Si chiariscono ancora le modalità di passaggio dai licei di durata quinquennali italiani a quelli quadriennali (pur sempre italiani) per lo più funzionanti all’estero. L’impostazione dello studio è condotta da una prospettiva che in parte è di tipo storico, in parte di tipo sociologico e giuridico

Mainardo Benardelli

La Legge olandese sull'eutanasia

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 1 / 2003

L’eutanasia è il termine derivante dal greco eu e thanatos (la buona morte) con cui si indica la morte procurata con libero intervento, allo scopo di abbreviare i tormenti dell’agonia o di porre fine a una malattia estremamente dolorosa di cui si prevede un esito fatale, o al fine di soddisfare qualche esigenza di natura collettiva, quali la pena di morte o le disposizioni di legge eugeniche.