RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105574 titoli

L’articolo intende inquadrare, sotto il profilo giuridico, il fenomeno del trasporto marittimo a corto raggio allo scopo di individuare la normativa applicabile e valutare come essa possa incidere sul piano economico. Tale inquadramento appare complesso in quanto non solo manca un testo normativo che definisca e disciplini il trasporto marittimo a corto raggio, ma anche poiché la dottrina economica ha fornito una pluralità di nozioni, venendo così a mancare un inquadramento univoco. Ciò determina, sul piano giuridico, varie problematiche. Invero, poiché sussistono numerose normative diverse a seconda dell’oggetto del trasporto, della sua regolarità e della sua internazionalità, l’interprete si trova di fronte ad una vasta gamma di fonti. In alcuni casi, come per il trasporto di feederaggio, non risulta chiaro quale normativa venga in rilievo, ma anche quando non esistono dubbi circa la normativa applicabile, la stessa, vuoi per eventuali incertezze interpretative sollevate dal tenore delle disposizioni in essa contenute, vuoi per i vincoli che essa pone, può avere diverse ripercussioni sul piano economico, incidendo sui costi di esercizio di una nave e, conseguentemente, sul costo finale del trasporto e, quindi, sul libero dispiegarsi della concorrenza.

Michele Quintano

Lo sviluppo dei processi di customer management: un'applicazione alla telefonia mobile

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 3 / 2004

Con crescente frequenza in molteplici settori l’impresa condiziona la propria sopravvivenza alla capacità di accrescere il valore delle relazioni con la customer base. Tale prospettiva presuppone l’implementazione di un approccio di marketing relazionale basato sulla costruzione ed il mantenimento di relazioni di lungo periodo con i clienti considerati chiave per l’impresa. Il marketing relazionale ipotizza la non uguaglianza dei clienti attuali dell’impresa ma, al contrario, si basa essenzialmente sulla discriminazione dei clienti e, conseguentemente, sulla scelta di quelli che possono garantire il successo prospettico dell’impresa stessa. La necessità di dover selezionare tra la customer base quei clienti con cui sviluppare relazioni di lungo periodo, procedendo ad investimenti motivazionali ed idiosincratici, richiede necessariamente un bagaglio di conoscenze tale da consentire l’ottimizzazione del processo di discriminazione. A tal proposito, l’indicatore principale che consente tale selezione è rappresentato dalla fedeltà dei clienti. I clienti fedeli costituiscono la categoria principale da indagare e con cui costruire relazioni di lungo periodo. L’impresa, pertanto, deve predisporre un sistema di knowledge management di marketing capace di interpretare tali aspettative e, in seconda istanza, di fornire le direttrici per la definizione di proposte di valore coerenti dirette ai clienti stessi. L’analisi dei percorsi cognitivi, emotivi e comportamentali che sono alla base della fedeltà e della loyalty ricopre, quindi, un’importanza crescente nei sistemi conoscitivi di marketing. La conoscenza della dinamica evidenziata dal cliente per il raggiungimento della loyalty rappresenta l’elemento informativo chiave su cui basare ogni tipo di azione diretta al mantenimento ed il consolidamento della relazione di lungo periodo. La gestione delle relazioni deve presupporre un primo momento di identificazione di quei clienti sui quali investire per l’accrescimento della relazione stessa. La varabile discriminante viene tipicamente identificata nel livello di valore attuale e potenziale che il cliente rappresenta per l’impresa. Dipendendo dal customer lifetime value raggiunto da ogni cliente, dal punto di vista operativo è possibile definire alternative gestionali relative alle diverse tipologie relazionali. L’impresa deve differenziare la gestione delle relazioni in funzione delle caratteristiche dei clienti e della disponibilità che mostrano nel ripetere comportamenti leali e, quindi, nel mantenere relazioni di lungo periodo con l’impresa. L’uso intensivo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, inoltre, permette all’impresa di utilizzare strumenti capaci di stimolare la raccolta di informazioni relative al cliente e di consentire la personalizzazione dell’offerta massimizzando, così, il valore percepito dal cliente stesso. La dinamica competitiva che ha caratterizzato in questi ultimi anni il settore europeo delle telecomunicazioni, della telefonia mobile in particolare, ha notevolmente influenzato l’orientamento al mercato delle imprese. Nell’ultimo decennio, infatti, a causa della deregulation sono stati eliminati i monopoli e si è assistito all’entrata di vari operatori, tipicamente multinazionali, ed alla conseguente differenziazione dell’offerta. La possibilità di introduzione di nuove tecnologie con time to market molto ridotti e la favorevole ricettività del mercato hanno consentito agli operatori ritmi di crescita considerevoli che hanno condotto rapidamente all’attuale fase di saturazione. Tale mutamento ha costretto le imprese a modificare il proprio atteggiamento verso il mercato. Dall’acquisizione continua di nuovi clienti senza considerare il loro apporto in termini di redditività, si è passati alla fase di mantenimento della customer base ed in particolare di quei clienti con il customer lifetime value più elevato. Le politiche di marketing, pertanto, hanno subito un cambiamento rilevante, lasciando spazio, in alcuni casi, a modalità di demarketing per i clienti distruttori di valore. In tale situazione, la progettazione di sistemi efficaci di customer management orientati allo sviluppo della fedeltà del cliente diviene critica ed essenziale. A causa dell’elevato contenuto tecnologico del servizio, gli strumenti a disposizione dell’impresa si dimostrano innovativi ed efficaci in modo particolare nell’ambito della attività di comunicazione commerciale.

Enrico Beretta, Silvia Del Prete, Stefano Federico

Internazionalizzazione del sistema bancario e propensione all'export delle province italiane

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 3 / 2004

Il lavoro si inserisce nella letteratura dedicata allo studio degli effetti reali della finanza, prendendo in considerazione un aspetto che ha sinora ricevuto limitata attenzione nell’analisi empirica: il ruolo del grado di apertura internazionale delle banche sulla propensione a esportare delle diverse realtà locali. Utilizzando dati relativi a sportelli e filiazioni estere delle banche operanti nelle singole province italiane, lo studio si propone di valutare empiricamente quanto influiscono queste forme di internazionalizzazione bancaria sulla quota di fatturato esportata. Le evidenze, relative al periodo 1990-2000, suggeriscono che una maggiore proiezione estera delle banche, così come una maggiore densità bancaria, influenzano positivamente il commercio internazionale delle province italiane. La propensione ad esportare è favorita anche dall’esistenza di agglomerazioni produttive, territoriali ed economiche, quali distretti e gruppi di imprese. Emergono inoltre sensibili differenze a livello settoriale: l’effetto dell’internazionalizzazione bancaria sembra concentrarsi nei settori di scala e in quelli ad alta tecnologia, riflettendo presumibilmente la maggiore necessità di supporto bancario per mercati caratterizzati da notevole complessità e differenziazione di prodotto.

L’ Autore svolge una serie di considerazioni sulle forme individuali e collettive di previdenza complementare, alla luce dei problemi di uniformazione alle prescrizioni delle direttive comunitarie, delle normative della legge 3 dell’ottobre 2001, che ha riformato il Titolo quinto della Costituzione agli artt. 117 e 118, e propone una analisi critica delle grandi linee della riforma di sistema prefigurata dalle "norme in materia pensionistica" e dalle "deleghe al Governo" per "il sostegno alla previdenza complementare" stabilite con le disposizioni della legge 243 del 23 agosto 2004. In particolare, l’ Autore segnala le policies che con maggior incidenza interessano il comparto della previdenza privata con finalità pensionistica, con particolare riguardo: alla istituzione di forme pensionistiche complementari per le professioni libere; al criterio di asset allocation inteso a prescrivere che i fondi pensione provvedano a dotarsi di linee d’investimento tali da garantire rendimenti comparabili "al tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto"; all’"assoggettamento delle prestazioni di previdenza complementare a vincoli in tema di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità", e più in generale alla policy di tutela del risparmio con finalità pensionistica che caratterizza l‘intera normativa di riforma. L’ Autore riferisce infine dei problemi riguardanti la trasparenza delle condizioni contrattuali, le modalità di offerta al pubblico degli strumenti previdenziali e la libertà di adesione svolgendo anche circostanziata analisi della nuova disciplina di conferimento del Tfr a fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti e piani pensionistici individuali dell’impresa assicurativa.

Guido Alpa

Note sulla proposta di direttiva sui servizi nel mercato interno

ECONOMIA E DIRITTO DEL TERZIARIO

Fascicolo: 3 / 2004

Il mercato dei servizi è caratterizzato da enormi dimensioni: si stima che i servizi si estendano per i due terzi dell’economia mondiale, che costituiscano la risorsa principale dello sviluppo economico e che il loro volume sia in costante espansione. Si riscontrano tuttavia notevoli barriere nel mercato interno comunitario, che ostacolano sia la libertà di fornitura sia la libertà di stabilimento dei produttori di servizi. L’organizzazione delle regole destinate a rimuovere le barriere e quindi i fenomeni di discriminazione nei confronti dei prestatori di servizi ha seguito l’ordinario corso di produzione normativa proprio degli organi comunitari. Tra i documenti più rilevanti si segnala, oltre alla Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo su Lo stato del mercato interno dei servizi (del 30.7.2002, COM (2002) 441 def.), il testo di una proposta di direttiva, predisposto dalla Commissione, relativa ai servizi del mercato interno (25.2.2004, COM (2004) 2 def.). L’intervento comunitario in materia di servizi, con una direttiva avente tenore generale, è rilevante non solo per la disciplina comunitaria, ma anche per il diritto interno, perché assume il significato di ordinamento di settore al quale si riconducono tutti i servizi Si è in presenza di una direttiva quadro che, per esplicito assunto del legislatore, non intende fissare norme dettagliate e neppure armonizzare compiutamente il complesso delle norme degli Stati membri applicabili alle attività di servizi. Piuttosto la direttiva proposta intende affrontare le questioni fondamentali dalla cui soluzione dipende il regolare funzionamento del mercato interno dei servizi.

Documenti

QT Quaderni di Tecnostruttura

Fascicolo: 15-16 / 2004