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Il progetto Arcobaleno nasce nell’ambito dell’associazionismo che opera nella provincia di Verona, nel distretto n.4 dell’ULSS 20. Le Associazioni rappresentano una risorsa importantissima del territorio con cui poter collaborare per fornire un ambiente più attento ai reali bisogni degli adolescenti e dei giovani. Nella fase evolutiva adolescenziale gli educatori, animatori delle associazioni sportive, culturali, parrocchiali, diventano un’importante figura di riferimento per i ragazzi che stanno cercando la propria identità anche al di fuori della famiglia. Numerosi studi dimostrano come l’appartenenza a gruppi formali, religiosi, sportivi, sviluppi nei giovani un sistema di atteggiamenti che si accorda alle norme del sistema istituzionale. I principali obiettivi del Progetto sono stati: la prevenzione dell’uso delle sostanze cosiddette “ricreazionali” e la creazione di una rete di collaborazione tra associazioni, Enti locali e Servizi sanitari per una cultura più capace di rispondere in tempi brevi all’insorgenza del problema tossicodipendenza. Il Progetto è stato strutturato in tre momenti diversi: un corso di formazione rivolto agli educatori sulle sostanze e sulle competenze educativo-relazionali da utilizzare con i ragazzi; l’organizzazione di due-tre serate con i giovani delle Associazioni in cui si è parlato di sostanze ricreazionali, di doping e di competenze sociali all’interno dei gruppi dei pari; incontri con i genitori, in cui si è discusso di tossicodipendenza e di come affrontare questa problematica. La metodologia utilizzata ha previsto un coinvolgimento attivo ed un confronto diretto tra animatori, ragazzi, genitori e operatori. Il progetto è stato attivato in 22 comuni del territorio veronese, coinvolgendo 133 associazioni, 448 educatori, 650 ragazzi e 258 genitori. Questo progetto è stato finanziato dalla Giunta Regionale a valere sul Fondo regionale di intervento per la Lotta alla Droga (triennio 2003/2005 D.G.R. n. 4019 del 30.12.2002).
Questo articolo corrisponde ad una sorta di riflessione sulle potenzialità del lavoro di gruppo per le problematiche della tossicodipendenza. L’obiettivo principale che gli operatori del Ser. T. di Caivano si propongono è quello di orientare l’individuo a migliorare la sua qualità di vita fornendo un’idea di benessere alternativo a quello artificiale indotto dall’abuso di sostanze psicotrope. Ed è proprio in quest’ottica che assume un ruolo fondamentale il gruppo terapeutico, infatti esso funziona da contenitore, all’interno del quale, l’individuo rielabora le problematiche di tossicodipendenza, modificando le modalità e il vissuto della propria tossicomania.
Lo stato dell’arte della farmacoterapia dell’eroinopatia si articola oggi in due interventi assolutamente prevalenti su qualsiasi altra tecnica di cura: la terapia con metadone e quella con buprenorfina. Con il metadone si cerca di allontanare il paziente dall’eroina, senza dargli la sofferenza dell’astinenza. Con la buprenorfina si cerca di fare esattamente le stesse cose e, in più, si cerca di fornire anche una “protezione” al paziente. Infatti l’effetto anche antagonista che questo farmaco ottiene attraverso l’affinità con i recettori k dovrebbe inibire l’atteso “flash” di un’eventuale assunzione di eroina. Gli interventi farmacologici sono variamente integrati con interventi psicosociali, come counseling, psicoterapia di vario orientamento, sostegno ai pazienti, ai familiari o ai gruppi, coordinamento delle risorse territoriali ecc.Lo scopo dello studio è confrontare retrospettivamente, con un metodo puramente osservazionale e non sperimentale, l’efficacia di queste due terapie.Tra i numerosi parametri osservabili per verificare la validità della cura, in questo contesto è stato scelto uno dei più semplici: la presenza di metaboliti urinari delle principali droghe d’abuso.
L'OMS include la dipendenza da tabacco nella lista dei disturbi legati all'uso di sostanze farmacologiche e come tale deve essere trattata. Quindi il fumo di sigaretta oltre ad essere un vizio e/o un'abitudine è una vera e propria dipendenza. Infatti, delle 4000 sostanze tossiche che contiene una sigaretta, troviamo la nicotina che è quella sostanza che induce alla dipendenza. E' la sostanza che fa sì che il fumatore cerchi sempre un'altra sigaretta e non riesca a farne a meno. La medicina ufficiale solo nel 1988 ha affermato che la nicotina dava dipendenza come altre droghe, quali l'eroina e la cocaina: "la nicotina è la sostanza contenuta nel tabacco che porta alla dipendenza... l'uso del tabacco risponde ai criteri correntemente utilizzati per definire l'assuefazione". Ecco perché per molti fumatori è difficile smettere di fumare. In questa prospettiva le proprietà gratificanti della nicotina e delle altre sostanze psicoattive dopo somministrazione in acuto possono essere inquadrate nel costrutto teorico delle azioni di rinforzo positivo delle droghe, mentre le proprietà motivazionali dell’astinenza possono essere considerate alla stregua di rinforzi negativi alla sospensione delle droghe d’abuso. Da queste considerazioni nasce nel quartiere Scampia di Napoli “Il progetto sfuma”, fortemente voluto dal Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli, come strumento utile per liberare risorse in questo campo per la tutela della salute pubblica. Al momento sono stati selezionati 80 operatori che hanno partecipato ad un corso di formazione specifico (aula e stage) per poi essere inseriti nei centri antifumo coordinati da dirigenti sanitari.
Il problema della “DOPPIA DIAGNOSI” ha evidenziato come gran parte delle cosiddette “ Patologie Sociali” da dipendenze patologiche (tossicodipendenze, alcolismo, disturbi del comportamento alimentare, etc.) avessero un disturbo psicopatologico preesistente, concomitante o susseguente ad esse. Da ciò ne deriva l’importanza di una corretta diagnosi e di una risposta multimodale, integrata ed efficace al trattamento clinico e all’approccio terapeutico del problema. I programmi terapeutici di assistenza e di riabilitazione per i pazienti che presentano una “Doppia Diagnosi” non possono, quindi prescindere da una equipe di operatori e di professionisti formati nel loro ruolo specifico, di condivisione di progetti terapeutici concordati sia all’interno dell’equipe che con il paziente e i familiari, per eseguire un percorso comune che porti ad un miglioramento clinico della patologia del pz. (sia per la tossicodipendenza che per il disturbo psicopatologico). Necessaria, infine, ci sembra la motivazione del pz. ad entrare in trattamento ed accettare il programma terapeutico, ai fini di un graduale miglioramento relazionale, affettivo e per un reale cambiamento del suo stile di vita. Senza tali presupposti non è possibile avere risultati incoraggianti nell’ambito della “Doppia Diagnosi” .