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Dario Marcante, Patrizia Bevilacqua

Casi clinici

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Pier Francesco Galli, Michael Balint, Pier Francesco Galli

Tracce. Mummia ridens

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Giancarlo Stoccoro

I gruppi Balint: storia e attualità

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

In tempi di Evidence Based Medicine, la medicina è sempre più caratterizzata da una forte identità tecnica, dove prevalgono l’obiettività e l’oggettivazione e la formazione mira a un aggiornamento costante dei protocolli e delle procedure. Può apparire, a prima vista, del tutto inattuale richiamare l’attenzione su una metodica di lavoro che nelle sue linee generali risale a oltre 50 anni fa e che si occupa degli aspetti intersoggettivi della relazione di cura. Eppure i Gruppi Balint, rivolti non più solo ai medici ma anche a figure diverse per ruolo e formazione, rappresentano forse a tutt’oggi lo strumento più efficace nella prevenzione del burn-out. Essi, infatti, attraverso il lavoro in piccolo gruppo, sotto la conduzione di uno o due conduttori esperti, “aiutano ad aiutare” migliorando le capacità relazionali, sviluppando una “personalità terapeutica” e, nel contempo, consentendo di proteggersi meglio senza compromettere il proprio lavoro. [Parole chiave: formazione psicologica, operatori d'aiuto, gruppi Balint, prevenzione del burn-out, disagio professionale]

Paolo Migone

Terapeuti brevi o terapeuti bravi? Una critica al concetto di terapia breve

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Il concetto “terapia breve” viene criticato in quanto sostanzialmente tautologico, e anche basato su varie autocontraddizioni. Tutte le tecniche sperimentate dai cosiddetti terapeuti brevi sono le stesse discusse da sempre nel dibattito sulla teoria della tecnica, sia all’interno che all’esterno della psicoanalisi (si pensi ad esempio al fattore esperienziale, presente nel confronto tra Freud e Ferenczi, e anche nella tradizione della terapia della Gestalt). Non ha senso quindi un dibattito separato sulle terapie brevi. La questione importante è capire se si decide di impostare a priori una durata limitata della terapia (cioè il time-limit setting) per motivi esterni o interni alla teoria (il time-limit setting, tra l’altro, è l’unico elemento caratterizzante il concetto di terapia breve, altrimenti non si potrebbe distinguere tra terapeuti “brevi” e “bravi”). A scopo esemplificativo vengono presentate anche due vignette cliniche uguali e contrarie. [Parole chiave: terapia breve, critica, fattore esperienziale, psicoanalisi, teoria della tecnica]

Paolo Palvarini

La psicoterapia dinamica breve di ultima generazione: la terapia dinamico-esperienziale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Nel presente articolo l’autore prende in considerazione e raffronta i più recenti orientamenti di psicoterapia dinamico-esperienziale: l’Intensive Short-Term Dynamic Psychotherapy (ISTDP) di H. Davanloo, l’Accelerated Experiential Dynamic Psychotherapy (AEDP) di D. Fosha e la Psicoterapia Breve Dinamico-Esperienziale (PBDE) di F. Osimo. L’autore cerca di cogliere peculiarità e differenze tra i modelli, sia nella metapsicologia che nella tecnica; se nell’approccio ISTDP risulta prioritario il lavoro sulle difese del paziente, esercitato prevalentemente nei termini di una sfida alle difese stesse, nel modello AEDP viene privilegiato uno stile relazionale improntato all’empatia. L’autore ritiene che la dicotomia tra questi due modelli, entrambi con radici dinamico-esperienziali, sia superata dal modello di PBDE messo a punto da Osimo, capace di integrare i punti maggiormente qualificanti degli altri due approcci. [Parole chiave: Psicoterapia Breve Dinamico-Esperienziale, Intensive Short-Term Dynamic Psychotherapy, Accelerated Experiential Dynamic Psychoterapy, Habib Davanloo, Diana Fosha]

Paolo Migone

Farmaci antidepressivi nella pratica psichiatrica: efficacia reale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Viene discussa la ricerca di Kirsch et al. (2002a) pubblicata su Prevention & Treatment in cui sono stati esaminati tutti i 47 studi clinici randomizzati (RCT) presentati dalle case farmaceutiche alla Food and Drug Administration (FDA) per far approvare i sei più venduti inibitori selettivi del reuptake della Serotonina (SSRI) negli Stati Uniti. Questa ricerca ha dimostrato, tra le altre cose, che gli SSRI sono superiori al placebo di meno di 2 punti della scala di Hamilton per la depressione (che è di 62 punti nella versione di 21 item usata in molti di questi RCT). Questa superiorità al placebo, seppur statisticamente significativa, non è clinicamente significativa. Inoltre nel 57% degli studi gli SSRI erano uguali o inferiori al placebo, e gran parte di questi dati non sono mai stati pubblicati. Questi dati vengono discussi all’interno della più vasta problematica del ruolo dei farmaci e del rapporto interpersonale nella pratica psichiatrica. [Parole chiave: farmaci antidepressivi, Selective Serotonin Reuptake Inhibitors (SSRI), placebo, Kirsch, Randomized Clinical Trials (RCT)]

Pier Francesco Galli

Appunti sulla leadership nella psichiatria italiana

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Viene brevemente ripercorsa la storia della leadership nella psichiatria italiana a partire dalla fine degli anni 1950, in particolare da quando la psichiatria inizia un percorso autonomo dalla neurologia anche come insegnamento universitario. Vengono analizzate tre linee di influenza: quella territoriale (i Centri di Igiene Mentale), quella universitaria, e quella culturale gestita da alcune case editrici (come ad esempio la Feltrinelli e la Boringhieri con le collane fondate rispettivamente nel 1959 e 1964) che hanno giocato un ruolo importante dato che l’Università non era preparata a formare psichiatri. Vengono poi discussi vari sviluppi: il movimento anti-istituzionale o “anti-psichiatrico” guidato da Franco Basaglia, le ragioni della sua crisi e il riflusso che ne seguì, il ruolo di Psichiatria Democratica e della Società Italiana di Psichiatria (SIP), l’influenza delle società psicoanalitiche, e la leadership esercitata dall’establishment universitario. [Parole chiave: psichiatria italiana, leadership, storia, potere, Società Italiana di Psichiatria (SIP)]

Andrea Angelozzi, Mariano Bassi, Ludovico Cappellari, Gerardo Favaretto, Luigi Ferrannini, Angelo Fioritti, Carmine Munizza, Paolo Peloso, Federico Perozziello, Elvezio Pirfo, Illic Rossi, Francesco Scapati, Maria Zuccolin

Documento sullo stato e sulle prospettive della psichiatria italiana

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2005

Vengono presentati alcuni problemi dello stato e delle prospettive della psichiatria italiana. Viene discussa la tendenza al riduzionismo e alla divaricazione in psichiatria, analizzandone i fattori sociali, interni ai rapporti tra professionisti, interni alla disciplina, e generazionali. In seguito vengono discussi alcuni problemi particolari: il Dipartimento di Salute Mentale (DSM), il problema dell’equità nell’accesso ai servizi e nell’allocazione delle risorse, il rapporto con la medicina generale, le pratiche senza consenso (Accertamento Sanitario Obbligatorio [ASO] e Trattamento Sanitario Obbligatorio [TSO]), la contenzione, Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e carceri, le superspecializzazioni e le aree di confine, l’équipe e il rapporto con le altre figure professionali, il rapporto pubblico/privato, il protagonismo dei pazienti e la rete sociale, il rapporto con le neuroscienze, la formazione specialistica, e il rapporto con i mass-media. [Parole chiave: psichiatria italiana, psichiatria di comunità, stato attuale, prospettive, riduzionismo]